Focus Bnl, il punto sul mercato Usa

I dati sono contenuti nell’edizione del 19 marzo del Focus settimanale del servizio studi di Bnl, che esamina la situazione del mercato Usa.

I bilanci delle banche

È in corso in queste settimane la presentazione dei bilanci 2009. Dai documenti predisposti dalla Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation), l’ente che assicura i depositi degli oltre 8.000 istituti di credito del paese, emerge come dopo il consuntivo quasi nullo del 2008 (4,5 miliardi di dollari), nel 2009 il risultato netto del sistema bancario degli Stati Uniti sia leggermente migliorato (12,5 miliardi).  Un risultato molto lontano dagli oltre 110 miliardi di dollari registrati annualmente tra il 2000 e il 2007. A influenzare il risultato finale sono stati soprattutto gli accantonamenti effettuati a fronte di perdite su crediti, ulteriormente aumentati rispetto al 2008 (+20%) e lo scorso anno oltre tre volte e mezzo quelli del 2007. Gli accantonamenti prudenziali effettuati nel 2009 rappresentano il 3,4% dei prestiti, 0,7 punti percentuali in più rispetto al 2008. L’onere determinato dall’ulteriore deterioramento della qualità del portafoglio prestiti è stato, tuttavia, pienamente compensato dall’aumento dei ricavi da servizi (+12% rispetto alla media del triennio precedente), da un accresciuto margine d’interesse (+11%) e dal contenimento delle spese di funzionamento (-2% rispetto al 2008).

Gli indicatori di debolezza

La fragilità del sistema bancario è confermata anche da altri dati. In primo luogo, nell’ultimo trimestre 2009 tra le banche monitorate dalla Fdic un terzo risultava non redditizio e appena la metà poteva vantare un miglioramento del risultato economico rispetto all’anno precedente. Inoltre, quasi 200 istituti risultano sottocapitalizzati (tier 1 inferiore al 3% e ratio patrimoniale totale non superiore al 6%). Infine, la qualità del portafoglio prestiti risulta in fase di progressivo deterioramento: alla fine dello scorso anno i prestiti con un ritardo nei pagamenti compreso tra 30 e 89 giorni erano pari all’1,9% del totale mentre quelli in condizione di inadempienza più grave (non current loans) erano pari al 5,4%, poco meno del doppio rispetto a dodici mesi prima e quasi quattro volte quanto rilevato a fine 2007. La negativa congiuntura economica spinge verso l’alto questi indicatori da un lato accrescendo l’ammontare totale dei prestiti inadempienti (+35% rispetto alla fine del 2008), dall’altro riducendo l’ammontare dei prestiti in portafoglio (-7,4%). Le possibilità di recupero di due terzi circa dei prestiti in condizione di grave inadempienza risultano legate all’andamento del settore immobiliare (prestiti a imprese di costruzione e mutui per immobili residenziali).

La concentrazione

Negli ultimi dieci anni il numero delle banche è diminuito di oltre 2.000 unità, con una visibile accelerazione nel biennio più recente (-520 istituti) anche per effetto di una maggiore frequenza di fusioni (oltre 470 nel biennio 2008-09). Il sistema bancario statunitense, tuttavia, è ancora lontano da un livello di concentrazione comparabile a quello europeo: le banche con un attivo di bilancio superiore a100 miliardi di dollari sono negli Stati Uniti meno di un terzo di quelle rilevabili in Europa (a fine 2008, 20 contro 65). La crisi finanziaria del 2007 ha sancito la formale scomparsa delle investment banks: in alcuni casi a seguito di fallimento (Bear Stearns, Lehman Brothers), in due casi per adesione allo status di banca commerciale (Morgan Stanley e Goldman Sachs). In realtà si è trattato di una attenuazione della separatezza tra l’attività di banca commerciale e l’attività di banca d’investimento. Da un lato, infatti, le attività di Morgan Stanley e Goldman Sachs rimangono distanti da quelle tipiche della banca commerciale; dall’altro lato banche d’investimento sono entrate in gruppi che svolgono prevalentemente attività di banca commerciale o viceversa: una primaria investment bank come Merrill Lynch è stata integrata in Bank of America a seguito di acquisizione/salvataggio o anche una grande cassa di risparmio (Washington Mutual, 328 mld di attivo a fine 2007) è stata acquisita da JPMorgan Chase a seguito di quello che è risultato essere il più grande fallimento della storia bancaria statunitense.

Focus Bnl, il punto sul mercato Usa ultima modifica: 2010-03-23T15:20:29+00:00 da Flavio Meloni

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