Fondi pensioni, Covip: nel 2017 un iscritto su quattro non ha effettuato versamenti

Covip LogoAlla fine del 2017 il totale degli iscritti alla previdenza complementare era pari a circa 7,6 milioni, in crescita del 6,1% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 8,3 milioni di posizioni in essere, inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto. Eppure, a più di 10 anni dall’avvio in Italia della riforma della previdenza complementare, è chiaro che le cifre versate sono insufficienti per l’ottenimento di una pensione integrativa adeguata. È questa una delle principali evidenze che emergono dalla relazione annuale della Covip.

Secondo i dati contenuti nel documento gli iscritti ai Pip “nuovi” si attestano a quasi 3 milioni (+7,6% rispetto al 2016), quasi 2,8 milioni quelli ai fondi negoziali (+7,8%, con una crescita determinata principalmente dalle nuove adesioni contrattuali), oltre 1,3 milioni quelli ai fondi aperti (+9,2%, confermando l’andamento dinamico del 2016) e 610.000 quelli ai fondi preesistenti.

Considerate nell’insieme, le nuove adesioni nell’anno sono state 679.000, valore in linea con quello dell’anno precedente. Gli uomini sono il 62,3% degli iscritti alla previdenza complementare, a fronte del 57,7% di donne, mentre in termini di distribuzione per età e per area geografica di residenza, la maggior parte degli iscritti si concentra nelle fasce d’età centrali (35-54 anni, 56,3%) e al Nord (56,8%).

Risorse, contributi e prestazioni
A fine 2017, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 162,3 miliardi di euro, in aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente: un ammontare pari al 9,5% del Pil e al 3,7% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

I contributi raccolti nell’anno sono pari a 14,9 miliardi di euro, di cui quasi tre quarti confluiscono nelle forme previdenziali di nuova istituzione. I contributi destinati ai fondi aperti e ai Pip sono cresciuti di circa il 9%, mentre l’incremento nei fondi negoziali è stato pari soltanto al 3,5%, in quanto il forte aumento delle iscrizioni conseguenti all’introduzione dell’adesione contrattuale si è tradotto in un aumento modesto dei flussi contributivi.

I contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.620 euro nell’arco dell’anno. Il 25,1% degli iscritti versanti ha effettuato versamenti inferiori a 1.000 euro, il 15,9% tra 1.000 e 2.000 euro, l’11,8 tra 2.000 e 3.000 euro. Alle classi successive appartiene un numero via via inferiore di iscritti; fa eccezione la fascia di versamento tra 5.000 e 5.500 euro, che include il limite di deducibilità fiscale dei contributi fissato dalla normativa in 5.164,57 euro; a tale classe appartiene quasi il 6 per cento degli iscritti totali.

Il numero delle posizioni sulle quali nel corso dell’anno non sono confluiti versamenti è pari a 2,1 milioni, in crescita del 14% rispetto al 2016: il 23,5% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (1,8 milioni) non ha effettuato contribuzioni nel 2017.

Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 7,6 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 2,6 miliardi di euro e in rendita per circa 700 milioni di euro. I riscatti sono pari a quasi 2,2 miliardi di euro, mentre le anticipazioni, pari a oltre 2 miliardi di euro, sono in linea con il valore elevato del 2016. La gran parte delle anticipazioni rientra nella fattispecie non connessa a cause specifiche (ossia a cause diverse dalle spese sanitarie o per acquisto o ristrutturazione della prima casa).

L’allocazione degli investimenti
L’allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse, quindi, le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) mostra, rispetto agli scorsi anni, una tendenza alla maggiore diversificazione tra tipologie di titoli.

A fine 2017, la quota degli investimenti in titoli di Stato è pari al 41,5% e diminuisce di cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente; per circa due terzi la diminuzione è imputabile ai titoli di stato italiani, la cui quota a fine 2017 è pari al 22,7%.

Sono invece aumentate le quote degli investimenti in altri titoli di debito (pari al 16,6%), dei titoli di capitale (pari al 17,7%) e degli Oicr (pari al 14,4%). Anche i depositi sono in aumento, avendo raggiunto il 7,2% del patrimonio da investire.

Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano il 2,9% del patrimonio, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016.

Gli investimenti in titoli di emittenti privati italiani ammontano a 4,1 miliardi di euro e risultano in crescita rispetto ai 3,4 miliardi di euro di fine 2016.

I rendimenti e i costi
Nel 2017 i rendimenti, al netto dei costi e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica e di comparto, beneficiando principalmente dell’andamento favorevole dei corsi azionari nei principali mercati mondiali.

I fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno reso in media rispettivamente il 2,6% e il 3,3%. Per i Pip “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato del 2,2% e per le gestioni separate di ramo I l’1,9%. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,7%.

Anche nel 2017 i comparti azionari hanno realizzato guadagni superiori, pari al 5,9% nei fondi negoziali, al 7,2% nei fondi aperti e al 3,2% nei PIP di ramo III.

Nel periodo dal 2008 al 2017, comprensivo di fasi di accentuata turbolenza dei mercati finanziari, il rendimento netto medio annuo composto dei fondi pensione negoziali è stato del 3,3%, quello dei fondi aperti del 3%, dei Pip del 2,8% per le gestioni di ramo I e del 2,2% per quelle di ramo III, sempre superiore rispetto alla rivalutazione del Tfr, che è stata pari al 2,1%.

A livello di costi, i Pip sono i prodotti più onerosi: su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore sintetico dei costi (Isc) è in media del 2,2% (1,9% per le gestioni separate di ramo I e 2,3% per le gestioni di ramo III), mentre si conferma la minore onerosità dei fondi pensione negoziali (0,4%) e fondi pensione aperti (1,3%).

Fondi pensioni, Covip: nel 2017 un iscritto su quattro non ha effettuato versamenti ultima modifica: 2018-06-08T10:47:48+00:00 da Redazione

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