Giovanni Sozio, presidente Ama: “L’Oam deve avviare una campagna di sensibilizzazione di massa al problema dell’abusivismo”

Sozio AmaNata all’inizio dello scorso anno dalla fusione tra Andafin, Assofinmed e Assocred, l’Ama, Associazione mediatori e agenti, si è da subito posta come punto di riferimento per gli operatori del settore del credito, avviando un dialogo e un confronto diretto con le istituzioni e tutti gli altri soggetti coinvolti nelle istanze della categoria, tra cui l’Oam, di cui è associata. Con il presidente Giovanni Sozio parliamo delle luci e delle ombre del “primo mandato” dell’Organismo e delle attese per il prossimo.

Come si è comportato l’Oam in questi tre anni? È riuscito a svolgere i compiti che gli erano stati assegnati?
A gennaio scorso l’Oam ha pubblicato una relazione annuale sulle attività svolte nel 2014 e su quelle in programma per il 2015. Dal documento emerge l’impegno profuso dall’Organismo a informare gli operatori sulle attività svolte nel corso dello scorso anno, grazie alla conduzione e istituzione di tavoli tecnici, ai quali diverse associazioni e vari operatori sono stati chiamati a partecipare. A fronte di questi sforzi, però, molto resta da fare nell’ambito normativo, giuridico e operativo. Circolari, comunicazioni e faq presenti sul sito dell’Oam non rappresentano ovviamente risposte sufficienti alle varie problematiche che noi operatori incontriamo nello svolgimento quotidiano della nostra professione. Spesso le questioni che vengono sollevate esigono risposte sollecite e immediate, proprio nell’ottica della valorizzazione del principio di trasparenza, sia per gli operatori stessi che per i nostri clienti. È assolutamente condivisibile il percorso intrapreso dall’Oam per migliorare l’organizzazione interna, perché noi operatori abbiamo bisogno di una struttura solida, che possa fornirci assistenza e supporto. Le esigenze reali spesso sono lontane dal dettato normativo e in questo senso gli operatori devono cominciare a sentire che l’Oam non è solo un contenitore di elenchi, ma una macchina che si muove con e per noi. Il convegno organizzato dall’Organismo che si è tenuto lo scorso novembre ha fornito una fotografia di un settore che rivendica a gran voce un confronto attivo con le istituzioni, in modo che chi decide di intraprendere questa attività possa avere la certezza dei propri diritti e della loro tutela da parte dei soggetti preposti, rispetto a quanti scelgono, invece, di operare fuori dal quadro normativo e giuridico vigente.

A questo proposito, molti ritengono che l’Oam dovrebbe fare di più sul fronte dell’abusivismo. Voi cosa pensate?
Abbiamo trovato ottima la campagna di comunicazione istituzionale che l’Oam ha messo in atto per la lotta all’abusivismo. Oggi però è necessario andare oltre: il contrasto all’esercizio abusivo della professione non può essere limitato ai siti istituzionali del settore. È indispensabile promuovere una “sensibilizzazione” di massa al problema, lanciando messaggi rivolti anche al consumatore finale e mettendolo in guardia sia dai falsi professionisti che dalle false promesse con cui ogni giorno siamo costretti a confrontarci.

Su cosa si dovrà concentrare l’Organismo nel prossimo triennio?
È certamente prioritario affrontare il problema dell’abusivismo, che continua a rappresentare il vero tarlo del nostro mercato. Dando uno sguardo ai vari dati pubblicati dall’Oam nella relazione annuale sulle attività svolte è facile notare come la vigilanza si sia, con ottimi risultati, concentrata sugli iscritti. Perché? L’aumento degli iscritti operativi e la significativa diminuzione dei non operativi è la conseguenza di una importante opera di “pulizia” degli iscritti negli elenchi. La stessa “pulizia” va attuata nei confronti di chi opera fuori dalla legalità, e dunque nei confronti di chi non è iscritto. Dal primo gennaio al 31 dicembre  2014 sono arrivati all’Oam 443 esposti, di cui 135 per abusivismo. Di questi, 88 sono stati archiviati, 6 hanno portato a formulare esposti alla procura, 41 sono in corso di istruttoria. Come si può ben vedere, solo il 3% di questi esposti porterà, forse, all’accertamento di un illecito, con relative conseguenze. Molti abusivi operano indisturbati, accolti serenamente presso gli sportelli bancari che, anzi, penalizzano i clienti quando le richieste di finanziamento vengono da un operatore iscritto. Il nodo è proprio questo e deve essere sciolto. Per farlo è necessario che la Banca d’Italia sia dotata di poteri sanzionatori nei confronti degli istituti di credito che non rispettano la legge, e che lavori a stretto contatto con l’Oam.

Giovanni Sozio, presidente Ama: “L’Oam deve avviare una campagna di sensibilizzazione di massa al problema dell’abusivismo” ultima modifica: 2015-05-22T15:39:04+00:00 da Paolo Tosatti

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