Gli inglesi riducono le rate del proprio mutuo

Nel primo quadrimestre dell’anno i debiti collegati a mutui ipotecari dei cittadini britannici sono andati riducendosi in misura significativa, con un valore assoluto che si attesta ormai sugli 8,8 miliardi di sterline. I dati diffusi nei giorni scorsi dalla Bank of England mostrano in maniera inequivocabile che i sudditi di sua maestà Elisabetta II stanno aumentando le quote di denaro direttamente versate nell’acquisto di immobili: si calcola che dal 2008 a oggi la cifra spesa in questo modo sia pari a 122 miliardi di sterline.

Le analisi degli esperti sono più o meno tutte concordi nel ritenere che la crisi economica che l’Eurozona sta attraversando determinerà una sostanziale stagnazione del mercato immobiliare del Regno Unito per i prossimi mesi.

Piuttosto che investire nell’acquisto di nuove abitazioni le famiglie inglesi continueranno a versare denaro liquido per ridurre il peso dei muti accessi in precedenza, come già avvenuto durante l’ultimo quadrimestre del 2011, quando gli abitanti della più grande isola europea hanno investito il 3,3% delle loro entrate nell’abbattimento delle rate dei loro finanziamenti immobiliari.

“Le prospettive economiche attuali non sono certo positive – ha spiegato Howard Archer, capo economista per l’Europa e il regno Unito presso la Ihs Global Insighte viste le numerose incertezze che si trovano davanti le persone preferiscono tentare di ridurre i propri debiti che contrarne di nuovi”.

Un’analisi condivisa da Vicky Redwood, capo economista di Capital Economics: “Le famiglie britanniche hanno a disposizione meno soldi che in passato e non li spenderanno certo per accendere nuovi mutui. Semmai, tenteranno di alleggerire quelli che hanno”.

In ogni caso, secondo gli esperti difficilmente l’iniezione di liquidità attesa nei prossimi mesi riuscirà a eguagliare quella record di 10,1 miliardi registrata durante la primavera dell’anno scorso.

Gli inglesi riducono le rate del proprio mutuo ultima modifica: 2012-07-12T07:50:14+00:00 da Flavio Meloni

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