Idealista: l’offerta di case in affitto è cresciuta del 31,2% da marzo

Idealista LogoIl numero di case in affitto è aumentato del 31,2% dall’inizio della pandemia a ottobre sul sito Idealista. Lo ha reso noto oggi l’ufficio studi della società, che ha evidenziato come le persone alla ricerca di un’abitazione da locare abbiano ampia scelta in questo momento.

La ragione dell’aumento dello stock è da ricercare nel blocco causato dal confinamento, quando per 3 mesi quasi nessuna operazione di locazione è stata chiusa e le case si sono accumulate nel database del portale. “Tale processo di si è avvertito in modo più clamoroso nei mercati più dinamici, in cui la rotazione delle case era molto più alta, mentre i mercati provinciali con poco movimento hanno sentito a malapena l’interruzione dovuta al confinamento – spiega l’ufficio studi di Idealista -. Va inoltre tenuto conto di come i principali mercati turistici e le aree universitarie abbiano aggiunto alla loro offerta standard del periodo, immobili rivolti al mercato turistico e appartamenti destinati alla condivisione. Il rinvio del processo decisionale e il mutamento dell’interesse della domanda, dai centri delle grandi città alla periferia e alle aree rurali, ha rallentato la velocità di assorbimento dello stock abitativo disponibile”.

Variazione dell’offerta a livello regionale

Nonostante il significativo aumento a livello nazionale, l’accumulo di alloggi in affitto è stato più marcato nelle regioni del Nord dove la prima ondata pandemica e la successiva hanno prodotto un incremento dell’offerta che ha toccato il 79,4% in Lombardia a ottobre, seguita da Veneto (62,1%), Emilia Romagna (55,2%) e Trentino Alto Adige (54,8%).

Abruzzo e Valle d’Aosta sono le uniche regioni in controtendenza, con meno case in locazione, (con una diminuzione) rispettivamente del 5,8% e del 5,1% rispetto a marzo scorso. L’aumento di stock va più a rilento al Sud, dove tutte le regioni sono racchiuse in una forchetta che va tra lo 0,8% della Sicilia e il picco del 19,5% della Calabria.

L’offerta nei capoluoghi

In 4 capoluoghi italiani su 5 la crisi pandemica ha provocato un incremento di prodotto disponibile superiore a quello di marzo. L’aumento maggiore spetta a Venezia dove le case che un utente trova sono il 309% in più rispetto a prima della pandemia, che ha prodotto lo stravolgimento di un mercato costituito prevalentemente di affitti di breve periodo.

A ogni modo l’offerta di case sfitte è triplicata a Trento (202,2%), mentre è più che raddoppiata in altre 11 città, comprese in una forchetta che va dal 196,1% di Ferrara al 104,1% di Siena, passando per gli incrementi anomali di Firenze (181,1%), Milano (174,5%) e Bologna (138,7%). Tutti i grandi centri comunque vedono un aumento esponenziale dell’offerta, fra questi si segnalano i rimbalzi di Verona (88,8%), Roma (64,9%) e Napoli (58,4%).

All’opposto sono solo 17 i centri dove l’offerta disponibile è in diminuzione rispetto a marzo, con gli scarti maggiori a Crotone (-33,8 punti percentuali), seguita da Piacenza (-30,3%), Pistoia (-30,2%), Mantova (-26,8%) e Asti (-25,2%).

Gli aumenti più contenuti si sono verificati a Genova (1,1%), Terni (2,6%), Verbania (3,1%), Viterbo (7,9%) e Taranto (8,4%).