Iia: con open insurance mercato insurtech cresciuto del 30% in un anno

Italian Insurtech Association IiaGrazie all’open insurance, il numero di soggetti non assicurativi in grado di distribuire polizze digitali è oggi superiori a 100 soggetti in Italia, con un aumento del 30% negli ultimi dodici mesi. Era meno di 10, tre anni fa, e saranno 10 volte tanto entro il 2025. È quanto merge dal report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Iia (Italian Insurtech Association), presentato oggi.

Secondo il report, l’interoperabilità tra compagnie e operatori di altre industrie e la direttiva europea Psd2 stanno favorendo lo sviluppo di nuovi servizi assicurativi. Il 78% delle compagnie assicurative, attraverso l’utilizzo di api, sta infatti creando servizi integrati per diverse piattaforme e soggetti terzi.

Cos’è l’open insurance

L’open insurance, spiega Iia, è l’evoluzione della interoperabilità tra l’industria assicurativa e altri settori (non solo banche, quindi) resa possibile dall’application programming interface (api). Come l’open banking in principio ha dato alle banche la possibilità di ampliare il portafoglio di servizi offerti e ai service provider l’opportunità di raggiungere una massa critica di utenti, così l’open insurance ha dato impulso all’offerta di settori rimasti fin qui estranei ai prodotti assicurativi. 

Le esigenze soddisfatte

Negli ultimi anni, in particolare grazie alla digitalizzazione della filiera e alla sua capacità di integrazione tecnico/amministrativa, si sta assistendo a un proliferare dell’offerta di polizze presso industrie tradizionalmente non integrate nella filiera assicurativa: utilities, telco, i grandi soggetti dell’e-commerce, ma anche le aziende di trasporti e automotive. Sono tanti i possibili distributori che hanno interesse nell’integrare uno o più prodotti assicurativi per soddisfare diverse esigenze:

  1. Migliorare il livello di servizio erogato, aggiungendo un servizio di protezione o di annullamento, sempre più rilevante nel Dopo Covid.
  2. Soddisfare le esigenza legate a nuovi modelli di business emergenti (come nel caso della sharing economy e della mobility e sempre più dell’e-commerce)  .
  3. Differenziarsi tramite servizi e valore aggiunto, aggiungendo servizi di protezione danni (come nel caso delle utilities) al fine di dar un’offerta migliore al cliente
  4. Generare nuovi fatturati, tramite offerte assicurative profilate e contestuali, che rappresentano un importante drive per la monetizzazione di un’ampia base clienti.

Gli obiettivi dell’osservatorio Iia

L’osservatorio dell’Iia, che riunisce compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche, analizza e monitora le applicazioni dell’open Insurance in Italia, per consentire a tutti gli attori della filiera di posizionarsi al meglio e per sfruttare l’enorme potenziale dell’open insurance. Il 78% delle realtà intervistate dichiara infatti di avere già utilizzato application programming interface (api), per condividere le informazioni e far comunicare i dati, anche se si tratta prevalentemente per il momento di dati contrattuali, anagrafici e di gestione del servizio (es. ritardo minuti di volo, causa annullamento evento, etc.).

La collaborazione

La possibilità di aprirsi allo scambio di dati e informazioni è la base per creare una serie di nuovi servizi che vanno a migliorare l’esperienza dell’utente e che possono essere utilizzati sia da compagnie tradizionali che dalle insurtech, e più in generale da un ecosistema variegato, attorno al quale ruotano molti player con una forte componente tecnologica e un’offerta innovativa.

Si registra infatti un buon numero di collaborazioni tra i diversi player, sebbene le partnership siano ancora a un livello di adozione sperimentale e finalizzate per lo più alla distribuzione di prodotti, specialmente in area danni e motor, alla gestione claims ed efficientamento delle operations – precisa l’Iia -. Sebbene l’open insurance sia agli inizi, il trend è positivo perché sta spingendo i diversi attori ad abbandonare le operazioni più tradizionali e lavorare a compartimenti stagli per sperimentare invece nuovi prodotti e servizi e aprirsi alla collaborazione con settori collaterali a quello assicurativo, come lo sport, la mobilità e l’energia. Per esempio, grazie alla condivisione di dati rilevati dai dispositivi intelligenti in ambito domestico, per le compagnie assicurative è possibile creare polizze personalizzate che tengono conto dei rischi specifici di ogni zona della casa o della situazione di ogni abitazione assicurata. Allo stesso modo grazie alla comunicazione dei dati tra aziende che forniscono i servizi di mobilità come car, bike e scoter sharing e i partner assicurativi sarà possibile creare prodotti ad hoc studiati appositamente per questo nuovo settore della mobilità urbana”.

Fra le principali problematiche per rendere efficiente e scalabile l’open insurance ci sono 4 ordini di priorità:

  • L’offerta. Semplificare i prodotti in modo che siano facili da capire, facili da integrare nei customer journey terzi.
  • Tecnologia. Sfruttare i canali digitali e le nuove innovazioni “insurtech” (tecnologia assicurativa) per integrarsi con terzi in modo agile e flessibile.
  • Normativa. Semplificare e normalizzare le linee guida di trasferimento dati, di comunicazione al cliente finale e la gestione dei vincoli di pagamento & Incasso.
  • Gestione dei dati. Gli assicuratori devono capire come l’enorme quantità di dati generati dalla loro attività può essere valorizzata e come la gestione di essi sia una priorità strategica in tutta l’azienda, non solo nel reparto it.

Al fine di soddisfare queste nuove esigenze il consumatore ha bisogno di un’offerta più flessibile, prezzi più abbordabili e un processo di sottoscrizione integrato e contestuale al bene/servizio che si vuole assicurare: in assenza di questi elementi è difficile pensare ad una diffusione dei prodotti assicurativi in linea con il loro potenziale.  Per favorire l’open insurance ed assicurare la corretta velocità nella gestione dei dati e nell’integrazione dell’offerta assicurativa, la collaborazione fra startup abilitatrici e compagnie può essere di supporto. È infatti necessario creare un modello di offerta “aperto”, nel senso dell’implementazione delle api, nuovi canali aziendali competitivi, prodotti innovativi, aumentare la base di clienti e migliorare l’esperienza dell’utente”, conclude l’Iia.