Il testo dell’intervento di Barbagallo, della Banca d’Italia, al convegno dell’Abi “Basilea 3 – Risk and Supervision 2014”

Banca Italia LogoIl capo del dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, ha partecipato a Roma al convegno organizzato dall’Abi sul tema “Basilea 3 – Risk and Supervision 2014”, con un intervento su “Le banche italiane e la vigilanza nella prospettiva dell’Unione bancaria”. Presentiamo ai nostri lettori il testo integrale dell’intervento:

1. Premessa
Ricorderemo il 2014 come un importante anno di transizione, fondamentale nella storia della finanza europea: tra pochi mesi entrerà a pieno regime il Meccanismo Unico di Supervisione; subito dopo inizieranno le attività propedeutiche alla costituzione del  Meccanismo Unico di Risoluzione delle crisi, che prenderà avvio a gennaio 2016. Ci si attende che Vigilanza e Risoluzione accentrate possano apportare benefici  rilevanti per il sistema bancario dell’eurozona, per il mercato finanziario globale, per l’economia reale. Perché ciò avvenga, ciascuna delle istituzioni coinvolte – europee e  nazionali – dovrà ispirare la propria azione a una visione genuinamente comunitaria, favorire l’omogeneizzazione di regole e prassi, operare su un alto livello qualitativo, mantenere  elevata la credibilità dell’Eurosistema.

I progressi compiuti, in un breve lasso di tempo, dal Meccanismo Unico di Vigilanza sono incoraggianti. La BCE e le autorità nazionali hanno operato con grande risolutezza, ma l’architettura del sistema è inevitabilmente complessa. Autorità nazionali – rappresentate, in alcuni Paesi, da due soggetti e in alcuni casi operanti, come nel nostro Paese, anche attraverso filiali – dovranno interagire con le strutture amministrative costituite a Francoforte. Queste riporteranno al Supervisory Board, che formulerà proposte al Governing Council, soggetto decidente. In caso di disaccordo tra i due organi, interverrà un “panel” di mediazione; le richieste di riesame delle decisioni adottate dalla BCE saranno valutate da uno specifico organo, l’Administrative Board of Review.

Ancora più complesso è il Meccanismo Unico di Risoluzione; i vincoli previsti nel Trattato hanno imposto, in questo caso, soluzioni articolate, che sarà necessario rendere operative nel modo più efficiente possibile. I due meccanismi opereranno all’interno di un’Unione Europea divisa, notoriamente, tra i 18 Paesi dell’Eurozona e i 10 che adottano una moneta nazionale. Tutti i Paesi dell’Unione, regolati dall’EBA, saranno destinatari di standard tecnici – oltre che di regolamenti e direttive – volti ad assicurare una tendenziale uniformità, ma solo quelli dell’Eurozona adotteranno, almeno inizialmente, i meccanismi unici di Supervisione e Risoluzione. Nell’eurozona, le autorità nazionali continueranno ad esercitare poteri di vigilanza nei confronti delle banche less significant, seppure all’interno dello stesso framework normativo previsto per le banche significant.

Nell’ambito dei meccanismi unici, molti sono i fronti che attendono di essere omogeneizzati: cito, tra gli altri, le modalità di rilevazione e disegnalazione dei dati da parte degli intermediari, le procedure sanzionatorie e autorizzative, i presupposti e i contenuti dei provvedimenti di Vigilanza. Le attività di supervisione necessiteranno, per operare al meglio, di un livellamento culturale prima ancora che metodologico. Gli stessi ordinamenti giuridici nazionali non potranno rimanere a lungo discosti da standard comuni. Si pensi alle normative sulla governance, tributarie di scelte dei legislatori nazionali diverse nei principi fondanti oltre che nei modelli societari. Ciò a tacere delle marcate differenze che caratterizzano il mercato bancario europeo nei diversi Paesi, che derivano dalle loro differenti storia, struttura, assetti proprietari e di controllo, modalità di interpretare le relazioni industriali e i rapporti con la struttura produttiva.

D’altra parte, un intervento preventivo, volto ad appianare molte di tali differenze prima di procedere alla costruzione di una supervisione unica, ove mai fosse stato possibile, non sarebbe stato saggio né forse indispensabile. E’ ragionevole che nel tempo le differenze vadano a ridursi: la presenza di un unico supervisore renderà il mercato unico sempre più integrato, consentirà di rimuovere le barriere “invisibili” oggi presenti, permetterà di uniformare non solo le prassi di vigilanza, ma gli stessi comportamenti degli operatori. Nel mio intervento mi focalizzerò sul ruolo che la Banca d’Italia continuerà a svolgere all’interno del Meccanismo Unico, sul contributo attivo che potrà apportare traendo frutto dalla propria esperienza nell’analisi e valutazione dei casi aziendali problematici e nell’elaborazione di regole e prassi di controllo finalizzate a migliorare la qualità degli assetti organizzativi degli intermediari. Prima di farlo, vorrei brevemente ricordare gli obiettivi che sono alla base della costruzione dell’Unione Bancaria, i passi fondamentali compiuti negli
ultimi mesi, le attività in divenire.

2. Perché un’Unione bancaria
La crisi finanziaria ha fatto emergere in modo evidente le debolezze della costruzione europea: i principi di armonizzazione minima, mutuo riconoscimento e cooperazione tra le autorità nazionali non sono stati sufficienti ad assicurare la stabilità delle banche e la crescita duratura dell’economia europea. Politiche e prassi di vigilanza spesso poco coordinate, scarsa chiarezza sulle modalità di risoluzione delle crisi bancarie hanno determinato tendenze protezionistiche, specie nei momenti di maggiore tensione; ne hanno risentito l’integrazione dei mercati, l’efficienza allocativa, la capacità delsistema bancario di diversificare e gestire i rischi, l’efficacia dei canali di trasmissione delle decisioni di politica monetaria. Approcci di supervisione poco robusti, ispirati ai principi del c.d. “tocco leggero”, hanno innescato spirali perverse tra il rischio bancario e quello sovrano.

Per ripristinare un percorso virtuoso le autorità nazionali ed europee hanno agito con convinzione, in più direzioni. Sul piano normativo, lo sforzo è stato intenso per assicurare una maggiore omogeneità delle regole prudenziali. Con il Regolamento CRR sono state definite regole di massima armonizzazione, direttamente applicabili per tutte le banche dell’UE, sulla composizione del patrimonio di vigilanza, sui requisiti prudenziali e sull’informativa al pubblico; con la direttiva CRDIV è stato accresciuto il grado di convergenza su ulteriori profili della disciplina prudenziale.

Sul fronte istituzionale, la risposta è stata ancora più forte, con la progettazione dell’Unione bancaria. A regime, la BCE sarà competente sulla verifica del rispetto delle regole prudenziali, sulla valutazione periodica della situazione degli intermediari e sui conseguenti interventi, su alcuni importanti compiti di vigilanza macro-prudenziale. Le autorità nazionali manterranno la vigilanza sui soggetti non bancari, i controlli sulle succursali di banche autorizzate da paesi terzi e, con riferimento sia alle banche sia ai soggetti non bancari, la competenza in materia di protezione dei consumatori, contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo, supervisione sui servizi di pagamento. Il funzionamento del Meccanismo Unico di Vigilanza si ispira al principio di sussidiarietà, al pari del modello adottato a suo tempo per la conduzione della politica monetaria unica. Il decentramento fa salvo il valore della prossimità ai soggetti vigilati, assicurando la funzionalità del meccanismo; non sarebbe stato possibile accentrare l’attività di vigilanza su tutte le banche c.d. “meno rilevanti”. Il decentramento presenta numerosi vantaggi: agevola l’acquisizione delle informazioni; facilita l’interlocuzione con i soggetti vigilati; contribuisce a valorizzare le risorse, la capacità, l’esperienza delle autorità nazionali e contiene i costi del sistema. L’SSM è disegnato per conferire alla vigilanza una visione sovranazionale basata sulle migliori pratiche in materia di metodologie, modelli di analisi e valutazione dei rischi bancari; si fonda su una forte valorizzazione del patrimonio di conoscenze e capacità tecnichedelle autorità di vigilanza nazionali.

La Banca d’Italia ha più volte rimarcato come sia stato fondamentale il contribuito assicurato dall’Italia nella realizzazione del Manuale di vigilanza europeo; le prassi di supervisione incorporate nella Guida di vigilanza approvata nel 2008 trovano riscontro anche nei metodi europei: analisi dei rischi basata su indicatori quantitativi e, valutazioni di natura qualitativa, , forte integrazione tra analisi a distanza e verifiche ispettive, stretto nesso tra valutazione e azione. Il passo successivo sarà assicurare la piena attuazione dei principi stabiliti. Le regole scritte sono importanti ma non bastano. Saranno fondamentali le attitudini culturali e i comportamenti concreti. Il Meccanismo di Vigilanza Unico raccoglie 18 Paesi con lingue e culture diverse, che hanno vissuto esperienze diverse, che hanno percorso il sentiero tortuoso degli anni di crisi in modo differente e ne hanno risentito in maniera variegata e con risvolti diversi. È la prima volta nella storia che viene realizzato un simile esperimento nel campo della vigilanza bancaria. Specie all’inizio lo sforzo di coordinamento dovrà essere elevato ma potrà beneficiare delle esperienze di ogni Paese affinché errori del passato non si ripetano. Sarà cruciale il contributo che le Autorità di vigilanza nazionali potranno fornire in termini di crescita della cultura di vigilanza comune e di potenziamento della conoscenza acquisita in virtù della prossimità con gli intermediari vigilati. Sarebbe stato incompleto e debole un meccanismo che avesse posto in comune soltanto la supervisione, lasciando ai singoli Stati la risoluzione delle crisi, con modalità tendenzialmente difformi. Il Meccanismo Unico per la Risoluzione delle crisi bancarie è stato la soluzione adottata.

Il processo decisionale interno al Single Resolution Board vedrà coinvolte numerose istituzioni, sia nazionali sia europee; per il funzionamento dell’SRM è stato necessario disegnare un equilibrio istituzionale che rispettasse i vincoli giuridici esterni dati dal Trattato. La soluzione che ne è conseguita è stata di alta complessità ed ha richiesto che la Commissione e in taluni casi anche il Consiglio fossero coinvolti nelle scelte di risoluzione. Il Single Resolution Board gestirà la risoluzione degli intermediari applicando in modo centralizzato gli strumenti della Direttiva sulla risoluzione delle banche in difficoltà (c.d. Recovery and Resolution Directive – RRD), evitando le distorsioni competitive che, in assenza dell’SRM, sarebbero potute derivare dalle implementazioni nazionali della direttiva.

Leggi il resto dell’intervento

 

Il testo dell’intervento di Barbagallo, della Banca d’Italia, al convegno dell’Abi “Basilea 3 – Risk and Supervision 2014” ultima modifica: 2014-06-16T20:26:10+00:00 da Redazione

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