Immobiliare, Re/Max e nuovi must dal 4 maggio: consulenze mirate, competenza e servizio di qualità

Re/Max LogoLa fase due della gestione dell’emergenza Coronavirus ha previsto la riapertura delle agenzie immobiliari, che possono ritornare ad esercitare e a visitare gli immobili nel rispetto delle normative. Cosa ci si può aspettare in questo periodo? Come si potrà gestire l’attività immobiliare e la visita delle case? Quali caratteristiche cercheranno in un’abitazione gli italiani dopo aver trascorso molte settimane tra le mura casalinghe, notandone pregi e difetti? Per rispondere a queste domande Re/Max Italia ha raccolto l’opinione di un panel rappresentativo del comparto.

Certamente ci troviamo di fronte a un nuovo capitolo dell’intermediazione immobiliare: cambierà il rapporto tra agenti e consumatori, puntando su una consulenza sempre più mirata. Inoltre, il fai da te sarà penalizzato perché, per minimizzare e gestire al meglio i contatti tra persone, sarà sempre più necessario l’intervento professionale dell’agente immobiliare che avrà sempre più il ruolo di property finder – dichiara Dario Castiglia, ceo & founder di Re/Max Italia -. In prima battuta saranno i nostri agenti a visitare le case con le dovute dotazioni, per poter poi presentare agli acquirenti solo una selezione mirata, laddove possibile sfruttando l’utilizzo di tecnologie come virtual tour, realtà aumentata, formulari editabili online e firma a distanza. In generale riteniamo che saranno la professionalità, la competenza e il servizio di qualità a fare la differenza”.  

Cresce la domanda di appartamenti più grandi, con spazi esterni

I nuovi must che emergono dalla survey condotta da Re/Max, quasi superfluo dirlo, sono la ricerca di appartamenti con spazi esterni (balconi, terrazze, giardini privati e condominiali) secondo l’87% degli intervistati; case indipendenti o semi-indipendenti; metrature più grandi (41%) con una migliore suddivisione degli spazi per gestire da casa il lavoro o sopperire alla mancanza di privacy emersa durante la quarantena (53%). Si prevede dunque un’utenza interessata ad acquistare nuove case con queste caratteristiche, in alcuni casi solo a condizione di poter vendere l’attuale abitazione.

Offerta e prezzi

Dall’indagine, l’attuale offerta di case risulta per più della metà degli intervistati (56,48%) conforme alla domanda. “Sicuramente ci sarà un equo bilanciamento tra domanda e offerta in termini quantitativi, meno in termini qualitativi, considerando che chi possiede immobili con spazi esterni sicuramente sarà poco propenso alla vendita, se non costretto da contingenze economiche”, precisa Castiglia.

Sul fronte dei prezzi, certamente, le case dotate di spazi esterni acquisteranno valore registrando un aumento, mentre si prevede una diminuzione per quelle che non hanno sfoghi all’aperto, così come per i piani intermedi di condomini senza balconi. Tendenze che valgono sia per la compravendita, sia per la locazione.

La collocazione della nuova casa dei sogni

Anche qui si delineano nuove esigenze, con un 45,2% che prevede lo spostamento della domanda verso aree più periferiche, in prossimità di esercizi e servizi quali supermercati, farmacie e scuole (55,92%) e adiacenti a parchi e/o giardini pubblici (54,98%). Tutto nell’ottica di prediligere al centro città una migliore qualità della vita.

Caso a sé i capoluoghi come Milano e Roma, le città d’arte come Venezia e Firenze e le città universitarie come Bologna e Pavia. Qui il 52,86% prevede una flessione dei prezzi più contenuta e una ripresa più veloce (39,5%), a fronte di un cambiamento sostanziale nelle locazioni dove agli affitti brevi (B&B), che hanno subìto la quasi totale cancellazione delle prenotazioni, si prediligeranno locazioni abitative tradizionali sul medio-lungo periodo che garantiscono maggiore stabilità, anche se a fronte di minori introiti.

Il ruolo dell’intermediario immobiliare in questo nuovo scenario

In questi due mesi non siamo mai stati fermi – dichiara Dario Castiglia -. Il nostro network ha continuato ad operare da remoto, nel totale rispetto delle normative, soprattutto sfruttando queste settimane per training formativi e per una riorganizzazione interna così da essere pronti alla riapertura con una rimodulazione del servizio fortemente orientato all’utilizzo di nuove tecnologie”. Il 98,61% degli agenti immobiliari ha dedicato tempo alla formazione per implementare i nuovi strumenti tecnologici; contemporaneamente l’81,94% ha mantenuto contatti con la clientela in chiave di fidelizzazione. Oltre il 50% si è attivato nell’acquisizione di nuovi immobili, il 40,7% ha fatto quotazioni per chi ha già manifestato la necessità di vendere, mentre una quota minore ma comunque significativa degli intervistati (38,89%) ha gestito vere e proprie trattative. L’emergenza ha stimolato gli operatori a digitalizzare i processi con la creazione di app inedite che vanno dai tour virtuali, che permetteranno di fare una prima scrematura senza la necessità di visitare fisicamente l’immobile, fino alla creazione di rendering per l’arredo della casa.

E se il 60% degli affiliati Re/Max prevede un allungamento del tempo medio per la vendita di un immobile, fino a 3 mesi, quasi l’unanimità ritiene che il Governo debba mettere in campo misure a sostegno del real estate: da un lato, la semplificazione delle pratiche burocratiche (82,57%) con un forte orientamento alla digitalizzazione delle stesse (66,51%); dall’altro, agevolazioni fiscali per l’acquisto di immobili (77,06%) e per l’erogazione di mutui (66,06%). Il tutto in un’ottica di ripartenza dell’economia e del mercato.

Gli investimenti stranieri

Nell’attuale scenario, viene spontaneo chiedersi se l’utenza straniera continuerà ad essere interessata ad investire nel nostro Paese. Complessivamente gli agenti Re/Max, che operando in tutta Italia, da mari a monti, dispongono di un osservatorio esaustivo, rispondono per la quasi unanimità (95%) che l’interesse ad investire nell’immobiliare continuerà ad esserci. In particolare, nelle zone turistiche che comprendono sia città d’arte, sia località di villeggiatura, ma anche nelle grandi città, considerate da un lato un buon investimento, dall’altro una risposta a particolari necessità lavorative.