Intervento del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi alla Giornata Mondiale del Risparmio del 2010

La ripresa dell’economia è forte nei paesi emergenti – ha detto Draghi – debole negli Stati Uniti, diseguale nell’area dell’euro. Le risposte di politica economica sono difformi. Le politiche monetarie restano ovunque espansive, ma mentre nell’area dell’euro si inizia a discutere di un rientro, negli Stati Uniti si preannunciano ulteriori ampliamenti della liquidità attraverso acquisti di titoli del Tesoro da parte della Riserva Federale. In Europa le politiche di bilancio sono ormai decisamente orientate a contenere i disavanzi e a ridurre il debito; non così altrove. Interventi sui cambi sono utilizzati in alcuni paesi per sostenere le esportazioni. Gli squilibri nei pagamenti internazionali tornano ad ampliarsi; le valute il cui cambio è lasciato alla determinazione del mercato risentono del divaricarsi delle politiche e delle conseguenti tensioni speculative; la stessa ripresa mondiale è a rischio. Non vi è altra risposta che un più stretto coordinamento tra le politiche economiche dei principali paesi”.

Draghi ha poi proseguito nel parlare della regolazione finanziaria “dove questa azione fa già i maggiori passi è nella costruzione di una regolamentazione finanziaria mondiale. Essa trova nel G20 il centro propulsivo; la riforma delle regole di Basilea ne è una pietra miliare. Le nuove regole introducono una definizione di capitale delle banche omogenea fra paesi; ne prevedono un significativo aumento, sia nel livello sia nella qualità; limitano la leva finanziaria; contrastano i rischi di liquidità; attenuano le tendenze procicliche dell’intermediazione finanziaria. Rispetto alle regole in vigore, quelle ora definite innovano su più fronti e incidono a fondo. Al tempo stesso, la loro applicazione sarà abbastanza graduale da garantire alle banche che la loro funzionalità non sarà compromessa; alle imprese e alle famiglie, che non ne discenderanno restrizioni creditizie. Per agevolare le banche nella fase di transizione alle nuove regole, la Banca d’Italia istituirà un help desk incaricato di chiarire l’interpretazione della normativa e di assicurare l’attuazione da parte degli intermediari di politiche gestionali coerenti con il raggiungimento dei nuovi requisiti”.

Il governatore ha poi parlato delle banche italiane e della vigilanza, analizzandone la situazione e le performance: “I risultati delle prove di stress per le banche europee pubblicati lo scorso 23 luglio hanno confermato l’elevata capacità di resistenza dei principali intermediari italiani a scenari che prefiguravano, oltre al deterioramento macroeconomico, un significativo aumento del rischio sovrano. Le banche italiane, insieme con quelle spagnole, sono le uniche nell’area dell’euro a mantenere il livello del premio inferiore a quello sul debito sovrano. Tuttavia l’aumento pesa sul costo della provvista a lungo termine, in una fase in cui giunge a scadenza un ingente ammontare di obbligazioni. È importante che la composizione per scadenza del passivo non venga sbilanciata verso il breve termine rendendo più fragile la posizione di liquidità, finora equilibrata anche nelle fasi più acute della crisi. Studi condotti a livello internazionale mostrano che il costo macroeconomico dell’adeguamento alle nuove regole sarà ampiamente compensato dal beneficio di aver ridotto la probabilità di nuove crisi sistemiche. La nostra disciplina fiscale su svalutazioni e perdite su crediti ha incoraggiato appostamenti di bilancio non più totalmente riconosciuti come capitale dalle nuove regole di Basilea 3. Occorre lavorare nei prossimi mesi a una soluzione di questo problema che contemperi l’esigenza di evitare un chiaro svantaggio competitivo per i nostri intermediari con quella di salvaguardare i conti pubblici nel medio periodo”.

Inoltre il numero uno di Bankitalia ha palato della governance delle banche e il ruolo delle fondazioni, della crescita e dell’occupazione dicendo che “se il sistema bancario italiano ha resistito meglio di altri alla crisi finanziaria mondiale del 2007-2008, la recessione che ne è conseguita ha invece investito con forza la nostra economia, riportandone indietro il prodotto annuo, nel 2009, sui volumi di 9 anni fa; le difficoltà delle famiglie e delle imprese si riverberano ora, come abbiamo visto, anche sulle banche. Ma quel processo di ammodernamento del sistema produttivo che avevamo iniziato a intravedere a metà degli anni 2000 non pare essersi interrotto con la crisi. Le prospettive per la crescita del PIL, quest’anno e il prossimo, non si discostano di molto dall’1 per cento. Nel primo semestre essa ha tratto beneficio dall’aumento delle esportazioni, che stanno ora rallentando. Allo sviluppo economico serve il contributo della domanda interna: quel circolo virtuoso che da consumi evoluti e investimenti lungimiranti porta a redditi alti e diffusi, e ancora a consumi e benessere. Oggi i consumi ristagnano perché i redditi reali delle famiglie non progrediscono e vi è una diffusa incertezza sul futuro. La condizione del mercato del lavoro è il tema centrale, da analizzare guardando a tutti gli indicatori e a tutte le buone fonti informative disponibili. Tra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009 il numero di occupati si è ridotto in Italia di 560.000 persone, in gran parte appartenenti a quell’area che include i contratti di lavoro a tempo determinato e parziale e il lavoro autonomo con caratteristiche di lavoro dipendente occulto; nel primo semestre dell’anno in corso si è registrata una debole ripresa, con 40.000 occupati in più”.

L’Italia ha affrontato la crisi con un disavanzo pubblico ancora prossimo al 3 per cento del PIL – ha concluso Draghi – e con un debito pubblico in lenta riduzione ma alto nel confronto internazionale. La reazione alla crisi è stata prudente, la ripercussione sui conti pubblici minore che negli altri paesi avanzati, anche per l’assenza di salvataggi bancari. L’integrale realizzazione delle misure incluse nella manovra triennale approvata lo scorso luglio, contenendo gli esborsi correnti e contrastando l’evasione fiscale, potrà ricondurre l’incidenza del debito su un sentiero di riduzione. Molto è stato fatto sul fronte del controllo dei bilanci pubblici, ma il pilastro su cui si fonda la stabilità finanziaria è la crescita economica, senza la quale non si ripagano i debiti. Questo è il fronte su cui verrà saggiata la coesione dell’Unione: la capacità di promuovere una crescita armonica, sostenuta, durevole, che veda tutti partecipi, anche con regole comuni che, analogamente a quanto fatto per i bilanci pubblici, aiutino i paesi più lenti a intraprendere quelle riforme strutturali che sono loro necessarie per tornare a crescere”.

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Intervento del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi alla Giornata Mondiale del Risparmio del 2010 ultima modifica: 2010-10-28T16:50:34+00:00 da Flavio Meloni

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