Alessandro Palmisano, co-founder di EGG finance: “Obiettivi, temi, ospiti. Tutto quello che c’è da sapere sulla tappa milanese del nostro tour su IA e credito”

Alessandro Palmisano, co-founder EGG finance

Separare con chiarezza ciò che, quando si parla di intelligenza artificiale, è semplice hype mediatico da ciò che può davvero generare valore nei processi di business in ambito creditizio. Con questo obiettivo il 16 giugno prossimo si terrà a Milano la terza tappa del tour di EGG finance, dedicata a “Come l’AI sta trasformando il mercato del credito – e perché il momento è adesso”, che vedrà SimplyBiz nel ruolo di official media partner.

Tre le aree tematiche, che verranno affrontate tutte con una declinazione operativa diretta: l’impatto dell’AI sui modelli di business degli intermediari; la compliance e la governance algoritmica; l’efficienza operativa.
Tre anche le sfide che verranno prese in esame, le più urgenti e meno presidiate: la governance algoritmica; la qualità dei dati come prerequisito dell’AI; la misurazione del Roi.
Il tutto con la partecipazione delle autorità istituzionali e dei player più innovativi del comparto.

Ad anticipare i dettagli dell’evento è Alessandro Palmisano, co-founder & chief strategy officer di EGG finance.

Alessandro, come mai avete deciso di intraprendere questo viaggio attraverso l’Italia per parlare dell’IA nel settore del credito?
Il settore del credito in Italia si trova in un momento di svolta che non ammette rinvii. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia sperimentale riservata alle grandi banche internazionali: è oggi uno strumento operativo che sta già ridisegnando i processi di origination, scoring, compliance e gestione della relazione con il cliente. Tuttavia, osservando il mercato italiano degli intermediari – mediatori creditizi, agenti in attività finanziaria, reti di consulenti – vediamo ancora troppa distanza tra la consapevolezza teorica e la capacità di agire in modo strutturato. Abbiamo quindi deciso di uscire dal perimetro digitale e portare questa conversazione nei territori, fisicamente, perché crediamo che il cambiamento vero richieda incontri veri.
Con EGG finance abbiamo investito, sin dal 2024, per realizzare una piattaforma AI verticale, che può funzionare sia in modalità integrate con il nostro CRM classico, che in modalità stand-alone per le aziende che dispongono già di soluzioni terze o realizzate in-house. Operando nel settore sin dal 2008, abbiamo un punto di vista privilegiato del mercato: siamo consapevoli di cosa funziona e cosa no in questo mercato e sentivamo la responsabilità di farci promotori di un dibattito serio, lontano dall’hype, ancorato ai risultati misurabili.

E quali obiettivi vi siete dati?
L’obiettivo centrale è uno solo, declinato su più livelli: dimostrare che nel mercato del credito l’intelligenza artificiale non può restare confinata alle sperimentazioni. Deve entrare nei processi, migliorare il lavoro delle persone, aumentare l’efficienza operativa e produrre risultati misurabili sul conto economico.
Sul piano pratico, questo si traduce in tre direzioni. La prima è la disseminazione delle best practice: ci sono già operatori che hanno completato l’integrazione dell’AI nei propri processi e stanno raccogliendo risultati concreti. Vogliamo rendere queste esperienze patrimonio condiviso del settore. La seconda è la cultura della compliance AI: l’AI Act europeo non è un rischio future eventuale, è già norma vigente, e oltre la metà degli operatori del settore – lo dicono i dati della survey SimplyBiz condotta su 315 professionisti – si dichiara impreparata sui requisiti di “compliance by design”. La terza è il posizionamento di EGG finance come punto di riferimento tecnologico per il mercato del credito/banking italiano: non un fornitore di software, ma un partner strategico nell’innovazione del settore.

Questa è la terza tappa di un tour sull’IA, iniziato online il 28 gennaio e proseguito a Roma il 31 marzo. Cosa ha caratterizzato la prima e la seconda tappa?
Il tour è stato costruito con una logica progressiva molto precisa, che va dal concetto all’applicazione, dalla formazione all’azione. La prima tappa, il 28 gennaio in formato webinar online, ha avuto un carattere volutamente fondativo. Il titolo era “L’impatto dell’AI sul mondo del credito nel 2026” e l’obiettivo era gettare le basi concettuali: distinguere cosa si intende per AI nativa da un semplice add-on esterno, illustrare i principi del compliance by design rispetto all’AI Act europeo, e mostrare in anteprima le funzionalità della nostra piattaforma, dall’assistente CRM alle automazioni configurabili in linguaggio naturale, dal Customer Assistant AI alle email generate dall’intelligenza artificiale.
È stato il momento in cui abbiamo capito che il mercato era pronto per un confronto serio: la partecipazione e la qualità delle domande hanno confermato che la domanda c’era, ma serviva qualcuno in grado di rispondervi con concretezza.

Che ruolo ha avuto invece la seconda tappa?
La seconda tappa, il 31 marzo a Roma, ha trasformato quei concetti in applicazioni pratiche e aggiornamenti normativi, dimostrando come sia arrivato il momento di passare da una gestione artigianale delle pratiche a una scalabilità industriale garantita dall’AI. A Roma abbiamo affrontato in concreto il nuovo quadro normativo del D.Lgs. 31 dicembre 2025 n. 212, che recepisce la Direttiva UE CCD2, e le sue implicazioni operative per mediatori e agenti. Abbiamo presentato in anteprima i risultati del sondaggio SimplyBiz su oltre 300 professionisti del credito. Abbiamo approfondito con Klarna il ruolo dell’AI nei modelli buy now pay later. Non ultimo, abbiamo avuto il prezioso contributo diretto dell’Oam attraverso il responsabile dell’ufficio affari legali Guido Perno, che ha offerto una lettura istituzionale della trasformazione digitale in atto.
La live demo della piattaforma EGGI AI ha chiuso il cerchio, mostrando non slide, ma uno strumento già in produzione. E, considerati i follow up commerciali successivi, ha catturato l’attenzione di diversi player.

Cosa caratterizzerà la terza tappa di Milano?
Milano è la tappa della sintesi e della proposta sistemica. Se il webinar di gennaio ha costruito la grammatica e Roma ha verificato la sua applicazione sul campo, Milano sarà il momento in cui presenteremo un framework operativo completo. E lo faremo davanti a un parterre istituzionale e di settore di assoluto livello. Anzitutto, il 16 giugno al Westin Palace di Milano, avremo il piacere di ospitare Marco Camisani Calzolari, una delle voci più autorevoli nel panorama dell’innovazione digitale: il suo contributo sarà fondamentale per aiutare gli operatori del settore a leggere la portata del cambiamento in atto e a stimolare le riflessioni sull’adozione dell’AI in modo consapevole, etico e strategico. Il suo speech porterà profondità e capacità di collegare l’innovazione tecnologica ai suoi effetti reali sulle imprese, sui mercati e sulle persone.
Con la moderazione di Flavio Meloni, a seguire, porteremo al tavolo l’Oam con due rappresentanti: Stefano Albisinni per gli elenchi e Domenico Massari per IT e privacy.
Saranno presenti Assofin con il vice segretario generale Giuseppe Piano Mortari; l’Italian Insurtech Association con il suo presidente e fondatore Simone Ranucci Brandimarte; Qonto con Lorenzo Pireddu, managing director Sud Europa; Klarna con Loris Sironi, business development manager; Rosa Metra, founder di Change Works; AI-LOG con il suo vice president Federico Zuin.
In sintesi, abbiamo cercato di organizzare una conversazione ad alto livello tra chi ha la responsabilità di guidare il settore.

Quali saranno i principali focus dell’evento di Milano?
Tre aree tematiche, tutte con una declinazione operativa diretta. La prima è l’impatto dell’AI sui modelli di business degli intermediari: come cambiano concretamente i processi di origination, la qualificazione dei lead, il supporto consulenziale alle reti, e quali risultati di efficienza sono già misurabili. Non in via teorica, ma nei numeri di chi ha già completato l’integrazione.
La seconda è la compliance e la governance algoritmica: con la presenza dell’Oam e di Assofin, affronteremo in modo diretto l’evoluzione della vigilanza nell’era dell’AI, i requisiti dell’AI Act applicati agli intermediari finanziari, e il tema della tutela dei dati nei sistemi predittivi. È un’area in cui il settore presenta un deficit di preparazione documentato, e la tappa milanese vuole essere l’occasione per colmarlo in modo pratico.
La terza è l’efficienza operativa: automazione documentale, scoring predittivo, agenti AI sotto supervisione umana, integrazione con i sistemi bancari. Chiuderemo con una live demo della EGG AI Platform, il frutto del nostro investimento R&D più importante degli ultimi 10 anni.

Come verrà coinvolto l’Oam?
La presenza dell’Oam a Milano non è simbolica, ma è la prova che la conversazione sull’AI nel credito ha raggiunto una maturità istituzionale concreta. L’Organismo Agenti e Mediatori parteciperà con due rappresentanti che coprono esattamente i due fronti più critici del momento: il responsabile dell’ufficio elenchi Stefano Albisinni, perché la trasformazione digitale pone domande nuove sui requisiti di iscrizione e aggiornamento professionale, e il responsabile ufficio IT e privacy Domenico Massari, perché l’uso dell’AI nei processi di mediazione creditizia chiama direttamente in causa la governance dei dati e la responsabilità algoritmica.
L’Oam aveva già partecipato alla tappa di Roma, contribuendo all’analisi del nuovo quadro normativo post D.Lgs. 212/2025. Il fatto che a Milano la rappresentanza si allarghi e si articoli su più uffici è significativo: significa che l’Organismo sta presidiando la questione AI in modo strutturato e che considera il dialogo diretto con gli operatori del settore parte integrante di questo presidio.

Che ruolo avranno le best practice?
Le best practice sono, da un lato, la colonna vertebrale dell’intero tour e, dall’altro, la ragione per cui lo abbiamo costruito in presenza fisica piuttosto che in formato puramente digitale. Uno schermo non restituisce la qualità di una conversazione tra l’esperienza diretta di un manager che ha già integrato l’AI in produzione e un collega che sta ancora valutando se farlo.
Il sondaggio SimplyBiz di marzo 2026 ci ha consegnato un dato molto preciso: il 47% degli operatori si trova in fase di sperimentazione attiva e il 16% ha già completato l’integrazione con processi in produzione. Questo vuol dire che esiste già una minoranza avanzata che ha percorso la curva di apprendimento e ne conosce le insidie, gli errori ricorrenti nell’implementazione, le criticità operative, i punti dove l’AI senza supervisione umana produce più danni che benefici.
Rendere replicabili queste esperienze, anziché lasciarle patrimonio esclusivo di chi le ha vissute, accelera l’adozione responsabile nell’intero settore e riduce i costi di ingresso per chi arriva dopo. È una scelta che ha un impatto sistemico.

Quali sono le sfide principali che l’IA pone agli intermediari del credito, alle banche e alle assicurazioni?
Le sfide si giocano su tre livelli, e nessuno dei tre può essere ignorato isolando gli altri. Il primo è il livello tecnologico: la maggior parte degli intermediari lavora su sistemi legacy che non sono stati progettati per dialogare con modelli AI. L’integrazione non è un problema di costo del software, poiché oggi esistono soluzioni accessibili; il problema è di architettura dei dati, di qualità degli input e di capacità di leggere e interpretare i risultati. Chi non investe nella “pulizia” e nella strutturazione del proprio patrimonio informativo prima di adottare l’AI rischia di amplificare l’inefficienza invece di ridurla.
Il secondo è il livello normativo: l’AI Act europeo è già in vigore, la Direttiva CCD2 è stata recepita nel nostro ordinamento con il D. Lgs. 212/2025, e Dora impone requisiti stringenti sulla resilienza dei sistemi digitali anche per gli intermediari finanziari. Più della metà degli operatori del settore si dichiara impreparata su questi requisiti. Non è più accettabile affrontarli come un adempimento burocratico futuro: sono vincoli operativi presenti.
Il terzo, e il più sottovalutato, è il livello culturale/umano: convincere le persone, dai direttori alle reti di agenti, che l’AI non sostituisce il loro lavoro ma lo aumenta. Senza questo cambio di prospettiva, qualsiasi investimento tecnologico rimane sterile. La resistenza nasce sempre dalla reticenza verso il cambiamento, ma spesso dalla mancanza di evidenze concrete. Il nostro compito, con questo tour e con la demo EGG AI dal vivo, è fornire quelle evidenze.

E quali sfide affronterete nel dettaglio a Milano?
A Milano scenderemo nel dettaglio sulle sfide più urgenti e meno presidiate. In primo luogo, la governance algoritmica: come documentare i processi decisionali assistiti dall’AI per soddisfare i requisiti di trasparenza previsti dall’AI Act, e chi risponde quando un algoritmo partecipa a una valutazione del merito creditizio che si rivela errata. È una domanda che non ha ancora una risposta normativa definitiva, ma che gli operatori devono iniziare ad affrontare oggi; non aspettare che arrivi la prima contestazione.
In secondo luogo, la qualità dei dati come prerequisito dell’AI: costruire dataset affidabili per personalizzare modelli predittivi senza violare la normativa sul trattamento dei dati è una sfida tecnica e legale al tempo stesso, e la maggior parte degli intermediari non dispone delle competenze interne per affrontarla da sola.
In terzo luogo, la misurazione del ROI: troppi operatori adottano soluzioni AI senza avere metriche chiare di successo. Portare i numeri veri, come efficienza per pratica, tasso di conversione, riduzione del tempo di pre-analisi, credo sia il modo più efficace per rendere l’AI una scelta strategica sostenibile nel tempo, e non un esperimento che si abbandona al primo ostacolo. Milano sarà anche l’occasione per mostrare dal vivo quanto già funziona. Perché alla fine, come diciamo da quando abbiamo avviato questo tour, aspettare non è una scelta sicura e, da survey SimplyBiz, due terzi degli operatori lo sa già.