Fabrizio Campaioli, presidente Fedart Fidi: “Confidi, le novità del 2021 e gli obiettivi per il post crisi”

Il 2021 è stato un anno di evoluzione per i confidi. L’intervento dello Stato, che con il dl “Liquidità” ha aumentato le coperture del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, ha ridotto il margine di attività per le garanzie mutualistiche private. Al tempo stesso ha però spinto i confidi a cercare nuove vie di azione e a rafforzarsi in vista del phasing out dal Temporary Framework, quando verranno meno gli aiuti pubblici concessi a seguito dell’emergenza pandemica. Ne parliamo con il presidente di Fedart Fidi, Fabrizio Campaioli, a margine della prima giornata della convention annuale in programma a Roma il 5 e 6 novembre, durante la quale sono stati presentati i risultati della XXV Ricerca sullo stato delle garanzie alle pmi in Italia.

Obiettivo della convention 2021 di Fedart Fidi è parlare meno possibile di ieri e più di domani. Partendo dai dati della ricerca e dall’analisi delle best practice, possiamo concludere che in un momento così particolare e difficile per le imprese il ruolo delle garanzie si è dimostrato centrale per sostenere l’economia – afferma Fabrizio Campaioli -. È un riconoscimento importante per l’attività dei confidi, società mutualistiche che hanno sostenuto aziende e artigiani durante le crisi del 2008 e del 2011 e che, dopo questa parentesi di aiuti di Stato che non potranno diventare strutturali, sono pronte per tornare a esercitare il loro prezioso ruolo. Auspicabilmente in una cornice normativa rinnovata, anche grazie al nostro contributo”.

Partiamo dai dati…
I primi dati stanno riconfermando le tendenze del 2020, che è stato un anno particolare perché attraverso il Fondo di garanzia e le moratorie sui debiti lo Stato è intervenuto massicciamente a copertura dei riflessi negativi della pandemia sull’economia. La garanzia pubblica gratuita al 100% sulle erogazioni bancarie ha comportato necessariamente un allontanamento degli istituti di credito dalla garanzia privata delle società mutualistiche, con un aggravio dei costi per la collettività e per le imprese. Rispetto a quanto si poteva prevedere a marzo 2020, però, i confidi, pur avendo diminuito il proprio intervento di garanzia, sono riusciti a diversificare la propria attività, erogando 3 miliardi di euro di nuovi finanziamenti a favore dei soci.

Quali sono le attività che i confidi hanno abbracciato nel 2021?
La situazione pandemica ha portato grossi cambiamenti. Sebbene il core business dei confidi sia rappresentato dalle garanzie sui finanziamenti, la legge consente di intraprendere attività residuali entro il limite del 49% del business. Così i soci più intraprendenti hanno messo in pratica azioni nuove rispetto al passato, avviando attività di assistenza e consulenza finanziaria. Ne è un esempio la consulenza legata all’ottenimento dei bonus fiscali nell’ambito dell’edilizia. Resa possibile dalla partnership siglata con Cassa Depositi e Prestiti, ha consentito anche a piccolissime imprese di costruzioni di intraprendere percorsi nuovi e firmare contratti di lavoro che altrimenti avrebbero potuto ottenere solo in subappalto. Si tratta di obiettivi che solitamente intimoriscono le piccole strutture ma che con il giusto accompagnamento sono stati raggiunti.
L’accordo con la Cdp ha inoltre messo a disposizione dei confidi un plafond per alimentare l’erogazione diretta di credito di piccolo importo, consentendo di erogare circa 150 milioni di euro di finanziamenti. I confidi hanno infine potenziato la presenza sul mercato digitale del credito, incrementato l’operatività sulle anticipazioni su contributi pubblici, sulle asseverazioni e sulle fidejussioni sui crediti commerciali e hanno rafforzato gli interventi con le istituzioni territoriali sulle misure di agevolazione locali.

Il 2021 è stato l’anno della fintech. Che rapporto hanno oggi i confidi con la digitalizzazione?
Nel 2021 l’approccio dei confidi con la digitalizzazione è stato di due tipi: da un lato, si è sfruttata la tecnologia per liberare risorse dal backoffice e canalizzarle verso l’assistenza alle imprese e, dall’altro, sono state avviate partnership con fintech e banche online per far sì che la digitalizzazione dei processi non finisca per escludere le piccole e medie imprese dall’accesso al credito. A questo proposito, stiamo lavorando con alcune fintech per far sì che inseriscano nelle piattaforme dedicate anche informazioni di tipo qualitativo, che normalmente non vi trovano posto e che non è possibile reperire dai dati disponibili sul web o dai bilanci delle piccole imprese. In pratica, stiamo cercando di far recepire anche al mondo della finanza tecnologica quegli stessi concetti che negli anni siamo riusciti a far metabolizzare al mondo bancario.

Alla luce di questi cambiamenti, quali sono i prossimi obiettivi?
Nel periodo successivo alla crisi, l’azione della Fedart Fidi dovrà essere rivolta a elaborare un nuovo modello operativo e organizzativo per i confidi e a predisporre una proposta per una riforma della normativa. I nostri principi storici di mutualità e attenzione verso i più deboli sono in sintonia con il pragmatismo e l’orientamento all’efficienza di questo Governo. E ci lasciano sperare in una fattiva collaborazione. Per quanto riguarda gli strumenti da avviare nel medio e lungo termine, saranno orientati all’innovazione e alla diversificazione: potenziare l’accesso al Fondo di a per le pmi in controgaranzia; rafforzare la patrimonializzazione degli artigiani e delle micro e piccole imprese, anche adeguando gli strumenti esistenti alle loro esigenze specifiche; rafforzare la patrimonializzazione dei confidi, tra l’altro replicando le esperienze positive già conseguite con i voucher; potenziare l’erogazione diretta di credito da parte dei confidi attraverso la raccolta di maggiore provvista, sia su risorse pubbliche, sia convogliando quella privata del loro territorio di operatività; estendere al credito diretto l’utilizzo del contributo di cui alla Legge di Stabilità 2014.