
Nel mondo del credito, l’intelligenza artificiale promette decisioni rapidissime e analisi sofisticate, capaci di valutare migliaia di pratiche in pochi secondi. Ma la velocità senza controllo non è efficienza: è un acceleratore di errori, inadempienze probabili e insolvenze. Solo l’equilibrio tra intelligenza artificiale, presidio umano e compliance integrata fin dall’inizio può trasformare l’automazione in un vantaggio reale e sostenibile per banche, agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi.
A mettere in guardia è Gabriele Bocchi, chief compliance officer (cco) di Genio Diligence, che parte da esempi concreti per spiegare che l’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale (AI) richiede un approccio integrato, supervisionato e costruito attorno ai processi, alla qualità dei dati e alla compliance. Bocchi sottolinea come anche gli intermediari abbiano oggi l’opportunità di valorizzare la qualità delle informazioni, rafforzando così il loro ruolo nella filiera del credito.
“L’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi di valutazione del merito creditizio sta trasformando l’operatività di banche e intermediari finanziari, riducendo i tempi di delibera grazie all’analisi predittiva di grandi moli di dati. Se da un lato, la tecnologia accelera l’elaborazione delle pratiche, dall’altro, impone agli operatori del settore una riflessione profonda sulla gestione del rischio di credito e sulla compliance normativa. Come ricorda il principio del ‘Garbage in, garbage out’, utilizzato nel campo dell’informatica, se i dati inseriti sono spazzatura, i risultati saranno altrettanto scadenti. Solo che ora, grazie alla velocità degli algoritmi, un singolo errore non resta circoscritto a una pratica: si moltiplica istantaneamente su centinaia o migliaia di richieste, trasformando un problema isolato in un rischio sistemico”, afferma Gabriele Bocchi.
Puoi farci qualche esempio di piccoli errori che possono avere grandi ripercussioni su tutta la filiera del credito?
Gli errori possono essere banali: un OCR che legge male una busta paga, una trattenuta non rilevata, una piccola incongruenza nei documenti. Poiché la macchina non conosce la prudenza umana, il merito creditizio calcolato sarà distorto. E la banca potrebbe trovarsi ad approvare o rigettare decisioni sulla base di informazioni sbagliate.
L’AI accelera i processi ma se i dati in ingresso sono sbagliati, incompleti o manipolati il rischio aumenta, le frodi scalano, gli errori diventano sistemici.
Di fronte al rischio di allucinazioni dell’AI alcuni agenti e mediatori hanno optato per un approccio prudente e, di fatto, hanno rimandato l’adozione dell’intelligenza artificiale…
A mio avviso, la risposta più efficace non è rifiutare la tecnologia, ma adottare un approccio ibrido “human in the loop”, basato sulla collaborazione tra uomo e macchina, nel quale il professionista del credito diventa parte attiva del processo decisionale all’interno di un sistema automatizzato.
Mentre l’AI può occuparsi dello screening iniziale su migliaia di dati in pochi secondi, le persone possono interviene sui casi “grigi”, verificare la coerenza dei dati e controllare eventuali segnali di frode.
Si interviene poi anche sul sistema: i dati vengono incrociati con database esterni, le regole decisionali vengono governate con audit periodici, e il modello viene costantemente supervisionato per prevenire derive discriminatorie.
Cos’altro si può fare, oltre ad accostare delle figure di controllo alla macchina?
Oltre al controllo umano, un elemento determinante è la compliance by design: progettare sistemi di AI e processi di credito tenendo conto fin dall’inizio di regole, normative e best practice. Non si tratta di aggiungere controlli alla fine del processo, ma di costruire ogni algoritmo, ogni modello predittivo e ogni workflow con la compliance integrata: tracciabilità delle decisioni, trasparenza sulle logiche di scoring, qualità dei dati e capacità di intervenire manualmente quando necessario.
In sostanza, ripensare il processo…
Esattamente. Non si può considerare l’intelligenza artificiale come una semplice tecnologia da installare. Il legislatore europeo, con l’AI Act, ha riconosciuto l’importanza di un cambio di approccio: i sistemi utilizzati per valutare il merito creditizio sono classificati ad alto rischio.
Le banche sono chiamate a garantire trasparenza, monitoraggio costante dei dati, audit periodici dei modelli e presenza di personale umano pronto a intervenire, assicurando così una vera compliance by design.
L’efficacia dell’intelligenza artificiale nel settore del credito oggi dipende dall’integrazione sinergica di presidio umano e compliance preventiva, elementi indispensabili per trasformare l’automazione in un vantaggio competitivo duraturo per banche e intermediari.
Come cambia il ruolo di agenti e mediatori?
In un sistema finanziario nel quale la vera valuta è rappresentata dall’affidabilità del dato, il ruolo di agenti e mediatori si evolve: non si tratta solo di trasmettere dati e documenti, ma di contribuire alla qualità e alla affidabilità delle informazioni. La cura nella verifica del set documentale, della coerenza delle informazioni e nella gestione dei casi complessi diventa un elemento strategico, non solo per limitare il rischio, ma anche per rafforzare la fiducia degli istituti di credito e la propria autorevolezza professionale rafforzando così il proprio potere contrattuale.
Quali strumenti hanno a disposizione agenti e mediatori per assumere questo nuovo ruolo?
Per assumere questo ruolo con autorevolezza, agenti e mediatori possono affiancare alla propria esperienza professionale strumenti tecnologici avanzati già nella fase di onboarding del cliente e consulenza, utilizzando soluzioni evolute per il controllo della coerenza dei dati e la gestione delle informazioni, così da aumentare qualità, affidabilità ed efficienza dell’intero processo creditizio.




















