
La sesta edizione degli Insurtech Days, tenutasi a Milano il 2 e 3 luglio scorsi e organizzata dall’IIA (Italian Insurtech Association), ha tracciato la nuova mappa dell’innovazione assicurativa per il mercato italiano nel 2026. L’evento, raddoppiato su due giornate per rispondere alla crescente complessità del settore, ha riunito compagnie, intermediari e player tecnologici per fare il punto sul passaggio definitivo da una logica di puro prodotto a modelli di protezione attiva e integrata.
A margine dell’evento il presidente Simone Ranucci Brandimarte ha tracciato per SimplyBiz un dettagliato bilancio del’evento, concentrandosi su investimenti miliardari, nuove priorità tecnologiche (AI ed embedded insurance) e questioni ancora aperte per gli operatori del settore.
Partiamo dai contenuti emersi durante i lavori. Volendo riassumere in 3 punti chiave, quali sono i messaggi fondamentali che questa sesta edizione lancia al mercato?
I messaggi principali sono tre. Il primo e più importante è che il settore assicurativo sta completando il passaggio da una logica di prodotto a una logica di relazione continua con clienti, famiglie e imprese. La polizza resta centrale, ma diventa sempre più il punto di accesso a un’offerta più ampia, fatta di prevenzione, servizi, dati e consulenza.
Il secondo messaggio riguarda la gestione del rischio. Dai lavori è emersa con chiarezza la necessità di superare un modello prevalentemente reattivo, in cui l’assicurazione interviene solo dopo l’evento, per andare verso una gestione attiva e preventiva. Questo vale per le pmi, per la casa, per la mobilità, ma anche per la salute e la longevità.
Il terzo elemento è il ruolo degli ecosistemi. L’innovazione assicurativa non può più essere sviluppata da un singolo attore in modo isolato. Serve una collaborazione più strutturata tra compagnie, intermediari, broker, insurtech, operatori tecnologici e player provenienti da settori contigui. È da questa integrazione che possono nascere modelli di protezione più efficaci, personalizzati e vicini ai bisogni reali delle persone.
Un’evoluzione che si riflette anche nel format: nel 2026 l’evento è raddoppiato, passando da uno a due giorni. Quali dinamiche di mercato hanno reso insufficiente la singola giornata?
È cambiato il livello di maturità del mercato. Fino a qualche anno fa parlare di insurtech significava soprattutto ragionare su digitalizzazione dei processi, nuovi canali distributivi e applicazioni tecnologiche. Oggi il perimetro è molto più ampio: parliamo di ecosistemi di protezione, intelligenza artificiale, embedded insurance, salute, longevità, welfare, gestione attiva del rischio e nuovi modelli di relazione con il cliente. Un solo giorno non era più sufficiente perché questi temi richiedono verticalità e profondità. Abbiamo quindi scelto di costruire due giornate con identità distinte ma complementari: la prima dedicata agli ecosistemi di protezione e alla gestione attiva del rischio; la seconda focalizzata su vita, salute e longevità, uno degli ambiti in cui il ruolo dell’assicurazione è destinato a cambiare maggiormente nei prossimi anni.
Questa evoluzione del formato riflette anche l’evoluzione del settore, dove l’assicurazione non è più chiamata solo a coprire un rischio, ma a entrare in relazione continuativa con persone e imprese, accompagnandole nella prevenzione, nella gestione dei bisogni e nella pianificazione del futuro.
Visto il riscontro e la densità delle tematiche sul tavolo, la formula delle due giornate diventerà lo standard anche per il futuro dell’associazione?
Il riscontro di questa edizione conferma che il mercato ha bisogno di momenti di confronto più articolati, capaci di affrontare i diversi ambiti dell’innovazione assicurativa senza ridurli a una discussione troppo generale. Naturalmente ogni edizione dovrà essere costruita in base alle priorità del momento, ma il modello a più giornate permette di dare maggiore spazio ai contenuti, alle ricerche, ai casi concreti e al confronto tra operatori. Per l’IIA l’obiettivo non è semplicemente organizzare un evento più grande, ma creare un luogo di lavoro per l’ecosistema, in cui far emergere trend, criticità e opportunità di sviluppo. L’innovazione assicurativa sta diventando sempre più trasversale: coinvolge tecnologia, distribuzione, sanità, mobilità, imprese, competenze e regolazione, ed è quindi realistico pensare che anche nei prossimi anni serviranno format capaci di accompagnare questa complessità.
Entriamo nel dettaglio della prima giornata, incentrata sulla transizione operativa verso la “gestione attiva” del rischio. Quali evidenze concrete e novità operative sono emerse per la filiera distributiva?
È emerso che il passaggio alla gestione attiva non è più un tema teorico. Oggi esistono tecnologie, dati e modelli operativi che consentono all’assicurazione di intervenire prima che il rischio si trasformi in danno e questo cambia profondamente il ruolo del settore.
Nei modelli tradizionali, il valore della compagnia si misurava soprattutto nella capacità di indennizzare correttamente e rapidamente un evento. Oggi questo resta fondamentale, ma non è più sufficiente. Il valore si sposta progressivamente sulla capacità di aiutare clienti e imprese a comprendere il rischio, prevenirlo, monitorarlo e gestirlo nel tempo.
Questo è particolarmente evidente nel segmento pmi, dove il protection gap resta significativo e la cultura del rischio è ancora spesso attivata da fattori esterni: obblighi normativi, richieste di banche o clienti, oppure eventi già subiti. La vera sfida è trasformare questa consapevolezza da reattiva a preventiva, rafforzando il ruolo consulenziale di agenti e broker e integrando servizi come risk assessment, loss prevention, cyber hygiene e supporto alla compliance.
Guardando ai numeri, l’IIA ha presentato stime importanti sugli investimenti complessivi della digitalizzazione. Quali sono i trend finanziari e i comparti che guideranno il mercato nei prossimi anni?
Il trend più evidente è la crescita degli ecosistemi assicurativi. Secondo le nostre stime, nel 2026 gli investimenti insurtech complessivi sono attesi oltre 1,5 miliardi di euro e circa 850 milioni saranno destinati allo sviluppo di ecosistemi. È un dato molto significativo, perché conferma che il mercato sta spostando risorse verso modelli integrati, basati su dati, piattaforme, interfacce digitali, servizi e customer centricity.
All’interno di questa traiettoria, gli ambiti più rilevanti saranno salute e vita, con circa 290 milioni di euro di investimenti attesi, e mobilità, con circa 260 milioni. Seguono casa e famiglia, con circa 120 milioni, pmi e commercial lines, con circa 100 milioni, e altri ambiti per circa 80 milioni. Questi numeri raccontano un cambiamento preciso: il valore non si concentra più solo nella polizza, ma nella capacità di costruire un sistema di servizi intorno a essa. Vedremo quindi crescere modelli di embedded insurance, piattaforme aperte, soluzioni data driven, servizi preventivi e strumenti di personalizzazione dell’offerta.
Un altro trend centrale sarà l’intelligenza artificiale, non più solo come tecnologia di efficientamento, ma come leva per migliorare underwriting, pricing, gestione sinistri, distribuzione e relazione con il cliente. La direzione è chiara: assicurazioni più predittive, più integrate e più capaci di rispondere ai bisogni concreti delle persone.
La seconda giornata ha invece affrontato la convergenza tra sanità integrativa, welfare e pianificazione finanziaria. Quali sono le principali evidenze e best practice emerse nel confronto tra i grandi player del settore?
La principale evidenza è che salute, longevità e benessere finanziario non possono più essere affrontati come ambiti separati. L’allungamento della vita media, la crescita dei costi sanitari e la maggiore attenzione alla prevenzione stanno modificando profondamente le aspettative dei cittadini. Per troppo tempo abbiamo considerato la sanità integrativa come uno strumento che interviene quando il problema si è già manifestato. Oggi il paradigma cambia: la salute non è più un evento negativo da gestire, ma un valore da costruire e proteggere nel tempo. Le persone non sono più soltanto alla ricerca di una copertura, ma desiderano strumenti che le aiutino a gestire la propria salute, pianificare il futuro e affrontare con maggiore serenità le diverse fasi della vita. Non è un caso che salute e vita rappresentino oggi uno dei principali ambiti di sviluppo dell’innovazione assicurativa, con i 290 milioni di euro di investimenti attesi nel 2026. Questo dato conferma che il mercato sta andando verso ecosistemi nei quali assicurazione, sanità, tecnologia, assistenza e consulenza finanziaria devono lavorare in modo sempre più integrato.
Abbiamo avuto la possibilità di ascoltare interventi e panel di assoluto livello, che hanno confermato come il mercato si stia muovendo nella stessa direzione. Da questi confronti sono emerse alcune best practice molto chiare: l’utilizzo dei dati per personalizzare servizi e coperture; l’integrazione tra piattaforme digitali, network sanitari e assistenza; il ruolo dell’intelligenza artificiale e dei wearable nella prevenzione e nel monitoraggio; la necessità di mantenere una componente consulenziale forte, soprattutto nei passaggi più delicati della vita del cliente.
In base a queste evidenze, quale traiettoria strategica e di sviluppo a lungo termine avete tracciato per l’industria assicurativa nazionale?
La direzione è quella di un settore assicurativo sempre più integrato nella vita quotidiana di cittadini e imprese, dove le compagnie dovranno evolvere da provider di polizze a partner di protezione, prevenzione e pianificazione, capaci di accompagnare il cliente lungo tutto il ciclo di vita. Per farlo serviranno investimenti in tecnologia, ma anche in competenze, governance e collaborazione. Gli ecosistemi non si costruiscono semplicemente sommando servizi diversi, ma richiedono dati di qualità, piattaforme interoperabili, modelli distributivi evoluti e una chiara capacità di lettura dei bisogni del cliente.
Sarà inoltre fondamentale rafforzare la cultura assicurativa nel Paese. Se si riuscirà a utilizzare dati, AI e servizi digitali per rendere la protezione più semplice, più personalizzata e più vicina alle persone, allora potremo contribuire anche a ridurre il protection gap che ancora caratterizza il mercato italiano.
Il bilancio dell’evento è indubbiamente solido, ma permangono delle sfide aperte. Quali sono le principali criticità irrisolte del mercato su cui l’Italian insurtech association inizierà a lavorare già in ottica 2027?
Il bilancio è molto positivo. Questa edizione ha confermato che l’ecosistema assicurativo italiano è entrato in una fase di maggiore maturità. Non siamo più nella stagione della sola sperimentazione, ma in una fase in cui innovazione, dati e tecnologia iniziano a incidere concretamente sui modelli industriali, sulla distribuzione e sulla relazione con il cliente.
Restano però alcune questioni aperte. La prima riguarda la cultura del rischio, ancora troppo debole in molte aree del mercato, soprattutto tra le pmi e tra i consumatori finali.
La seconda è il tema delle competenze: per governare AI, dati ed ecosistemi servono professionalità nuove e una formazione continua delle reti e delle organizzazioni. Per questo continueremo a investire con decisione anche sul progetto Talent for insurance, perché la trasformazione del settore non può essere sostenuta soltanto dalla tecnologia. Servono nuove competenze e serve rendere il mondo assicurativo sempre più attrattivo per giovani professionisti, data scientist, esperti di AI e figure digitali. L’innovazione passa dalle persone prima ancora che dagli strumenti.
La terza riguarda la capacità di collaborare davvero tra operatori diversi, superando logiche di filiera troppo chiuse.
Su questi temi inizieremo a lavorare fin da subito. Come IIA vogliamo continuare a essere un punto di connessione tra industria, tecnologia, istituzioni, ricerca e nuovi player, contribuendo a costruire un mercato assicurativo più moderno, più competitivo e più vicino ai bisogni reali del Paese.
Conclusi gli Insurtech Days, l’attenzione degli intermediari e delle compagnie si sposta sulla seconda metà dell’anno. Quali saranno i temi portanti del prossimo Italian Insurtech Summit 2026?
Il prossimo appuntamento sarà l’Italian Insurtech Summit 2026, in programma il 19 e 20 novembre. Sarà la settima edizione del nostro principale evento annuale e rappresenterà il momento di sintesi del lavoro che IIA porta avanti durante tutto l’anno.
Il tema di quest’anno sarà “Insurance infrastructure & ecosystem resilience“. Se negli ultimi anni abbiamo parlato di trasformazione digitale e innovazione, oggi entriamo in una nuova fase: tecnologia, dati e intelligenza artificiale non sono più strumenti sperimentali, ma infrastrutture strategiche per la competitività e la resilienza del settore assicurativo.
Nel corso delle due giornate riuniremo compagnie, broker, startup, istituzioni, investitori e partner tecnologici per confrontarci sulle principali sfide del mercato, presentare nuove ricerche e valorizzare le migliori esperienze di innovazione attraverso gli Italian Insurtech Awards. Come sempre, il nostro obiettivo sarà offrire non solo un momento di confronto, ma una piattaforma di lavoro capace di favorire collaborazioni concrete e contribuire all’evoluzione dell’intero ecosistema assicurativo.























