Stefano Grassi, presidente Affida: “Il successo è un participio. Vi presento il mio libro”

Sfatare la convinzione radicata che il successo sia appannaggio di pochi eletti, per dimostrare come rappresenti invece il risultato replicabile di un metodo solido, accompagnato da una determinazione costante. È l’obiettivo del libro Il successo è un participio. Fai succedere i tuoi sogni, una fatica alla volta di Stefano Grassi, presidente della società di mediazione creditizia Affida, una delle realtà più dinamiche del comparto. Edito da SimplyBook, il volume è ora acquistabile sui principali store digitali e sul sito della casa editrice, ordinabile in tutte le librerie d’Italia e disponibile a scaffale in alcune librerie di Lucca, città dell’autore.

Il testo ripercorre le tappe salienti della carriera del manager e imprenditore, dall’esordio in Fineco e SystemaMutui ai ruoli dirigenziali in Credipass, fino alla fondazione di Affida nel 2019, oggi partecipata da un fondo d’investimento e forte di 750 collaboratori. Parallelamente offre al lettore un’analisi sull’evoluzione del mercato del credito.

Abbiamo intervistato Stefano Grassi per avere qualche anticipazione sui contenuti del suo libro e per capire i motivi per i quali la pubblicazione non rappresenta una semplice biografia, ma uno strumento di analisi strategica utile per manager e consulenti del credito.

Cosa ti ha spinto a scrivere “Il successo è un participio”?
Per lo più gli altri. Spesso in questi anni mi è capitato di ricevere molte esortazioni in tal senso, da persone a me vicine, sia in ambito lavorativo che nella vita privata e personale. Ma anche chi ha avuto modo di conoscere la mia piccola ma particolare vicenda professionale, chi mi hanno sentito parlare in qualche contesto pubblico, chi ha letto qualche mia e-mail, di quelle che invio alla rete e che a vote finiscono anche all’esterno, mi ha spronato a prendere in mano la penna. E non nascondo che dentro di me c’è sempre stata l’idea che prima o poi sarebbe successo. Tendevo però a rimandare sempre, aspettando un momento più “tranquillo”. Alla fine, preso atto che un momento più tranquillo probabilmente non ci sarà mai, mi sono gettato in questa piccola impresa.

Come mai hai scelto questo titolo per il tuo libro?
Perché mi rappresenta. Sono sempre stato competitivo, sin da piccolo, in ogni cosa. Volevo avere successo. Poi quando mi son chiesto cosa significasse “avere successo”, ho capito che la risposta non era così semplice. Solitamente quando si pensa al successo si pensa a personaggi famosi, campioni, celebrità, vip, persone viste in tv. Come se non fosse appannaggio di tutti, come se non potesse essere riservata a noi persone cosiddette “normali”, perché io sono una persona normale, nata in una famiglia normale, nella quale non mancava nulla ma comunque non si navigava nell’oro. Invece non è così. Successo è il participio del verbo succedere.
 Il successo è riuscire a far accadere le cose che vuoi, per raggiungere i risultati che ti sei prefissato. Una cosa alla portata di tutti, non solo di chi è fortunato o ha talenti eccezionali. Il risultato di una serie di ingredienti ben mescolati, una formula concreta, come tale replicabile. Così ho sentito l’esigenza di condividere questa mia esperienza con gli altri, con un occhio speciale ai giovani.

Qual è questa formula? La condividi nel tuo libro?
La mia personale formula per il successo l’ho presa in prestito dalla fisica e da un ex professore di matematica convertitosi all’intermediazione del credito, che è stato il mio mentore a inizio carriera e che oggi purtroppo non è più fra noi. Di entrambi parlo nel libro.  Lui non parlava di successo, parlava di lavoro. Ma, visto che il successo per me coincide con il lavoro, allora questa è diventata la mia formula per il successo. In fisica il lavoro è il risultato della moltiplicazione di due fattori: la forza e lo spostamento. All’epoca l’ho presa alla lettera e mi ha condotto ai risultati sperati. Così l’ho fatta mia, per poi affinarla e arricchirla nel tempo. E anche tutto questo è diventato parte del libro.

Libro motivazionale, storia di vita, dei tuoi successi personali, del settore della mediazione creditizia? Cosa possiamo aspettarci dal libro di Stefano Grassi?
Un po’ tutte queste cose insieme. Il filo rosso che unisce, almeno nelle intenzioni, l’intera storia è rappresentato dagli episodi chiave della mia vita, personale e professionale. Gli snodi. Ma la vita, come noto, non si svolge mai in una bolla, si intreccia con la vita e gli insegnamenti delle persone con cui entriamo in contatto, con le vicende delle società nelle quali lavoriamo, con il contesto nel quale queste società operano e con la Storia, quella con la S maiuscola, quella che entra nelle vite senza bussare e senza chiederti se sei pronto.  Un altro elemento che percorre tutto il libro è la “lezione” che ho tratto da ogni vicenda che mi è accaduta e che alla fine di ogni capitolo cerco di mettere a disposizione del lettore.

Nella tua storia professionale, prima di Affida, figurano Fineco, Systema Mutui, Credipass… le troveremo tutte nel tuo libro?
Non c’è molto da nascondere nella mia storia, quindi sì, si trovano tutti questi passaggi. Sono state quattro esperienze di grande valore per me, anche se non sempre si sono concluse positivamente. Del resto quando le storie finiscono, tutte le storie, anche quelle d’amore, non è perché qualcosa va storto, come naturale che sia, quanto perché una delle due parti – o entrambe – rinuncia a lottare per sistemare le, altrimenti la storia proseguirebbe, più forte di prima. Dal mio punto di vista, quando tutto finisce si conserva nel cuore il ricordo di quanto di bello, di buono, di costruttivo c’è stato, archiviando rancori e amarezze. Ogni volta che si chiude una storia si volta pagina e, grazie al cielo o alla fortuna, e forse anche grazie a un po’ di scelte giuste, tutte le volte che ho voltato pagina il capitolo successivo è stato migliore de precedente. Dal punto di vista del lettore, inoltre, la mia esperienza può rappresentare un esempio emblematico per comprendere le dinamiche societarie e i passaggi vissuti dai collaboratori.

Il volume ripercorre anche lo sviluppo de settore dell’intermediazione creditizia in Italia. Quali sono stati gli snodi più rilevanti?
Parallelamente alla mia storia, nel libro si ritrovano la nascita e lo sviluppo di un settore inizialmente frammentato e privo di un perimetro normativo stringente, che in principio veniva guardato con diffidenza. Un comparto che, con il tempo e una regolamentazione crescente, ha saputo guadagnare terreno e rispetto. Il lettore ritroverà dei passaggi storici importanti, quali l’impatto sistemico della crisi dei mutui subprime, l’avvento e la successiva scomparsa delle grandi reti captive delle banche, il riassetto del quadro legislativo introdotto dal decreto legislativo 141 del 2010 e le contromisure operative individuate dal settore di fronte ai blocchi di mercato. Contromisure che spesso sono state vere e proprie soluzioni creative.

Puoi farci qualche esempio di queste soluzioni?
Un esempio emblematico è stato lo sviluppo dell’operatività sui mutui offline. All’inizio della mia carriera nel mondo della mediazione creditizia mi sono trovato in un’impasse piuttosto serio: l’essere mediatori con una sola banca in convenzione. Per venirne fuori cercai di prendere accordi con le singole filiali di banche non convenzionate disposte a concedere un finanziamento ai nostri clienti. Una prassi che è stata poi recepita e regolamentata dall’Oam con una comunicazione del 2016 in materia di trasparenza per la mediazione “con o senza convenzione”, culminata in un protocollo d’intesa con l’Abi nel 2017. Un’analoga capacità di adattamento si rese necessaria dopo la stretta sulle segnalazioni da parte degli agenti immobiliari. In entrambi i casi, si è trattato di trovare soluzioni originali a problemi contingenti.  In questi contesti la differenza spesso la fa la voglia di sforzarsi di pensare alle cose positive e alle opportunità che si possono cogliere. Come scrivo nel libro, la differenza è tra chi cerca la crepa e chi cerca la luce. Solo uno sguardo attento e positivo permette di vedere la luce che splende attraverso le piccole feritoie. È lì che bisogna guardare per individuare l’illuminazione: quella in grado di aiutarci a trovare il passaggio dal luogo comune all’originalità. E, soprattutto, farlo succedere, quel passaggio, invece di aspettare che succeda da sé. Perché il successo non è una cosa che ti cade addosso. È una cosa che determini.

In conclusione, cosa è e cosa non è il successo?
Partiamo da cosa non è. Il successo non è fama, non è potere, non è denaro. Non è un traguardo, non è un punto di arrivo. È un verbo che si coniuga vivendo e accade mentre studi, mentre sbagli, provi, ami, ringrazi, ti rialzi. Un verbo al participio, perché si compie nel tempo, in ogni passo in avanti, in ogni risalita dopo una caduta. Il successo non è ciò che ti succede, ma ciò che scegli di fare con quello che ti succede.