Investimenti, cosa vogliono i risparmiatori. Consigli e consulenze personalizzate, ma anche un rapporto di fiducia

Ai consulenti gli investitori europei chiedono una maggiore trasparenza e attenzione alle proprie esigenze, un allargamento effettivo della possibilità di scelta, attraverso un percorso guidato che, partendo da un universo ampio, riesca a identificare i prodotti che incontrano le loro esigenze secondo una logica di “architettura aperta ma guidata”. E, soprattutto, dei consulenti che sappiano meritare la loro fiducia.

È quanto emerge da una ricerca condotta da TNS-Sofrès per Fidelity International, società specializzata negli investimenti a livello internazionale, per meglio comprendere le sensazioni e le aspettative dei risparmiatori europei. L’indagine ha coinvolto circa 9.000 investitori di 11 Paesi diversi: Italia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Le richieste dei risparmiatori

I risparmiatori desiderano essere guidati e consigliati e richiedono pertanto assistenza e consulenza personalizzate. Si aspettano di ricevere offerte e raccomandazioni che corrispondano ai loro bisogni. Gli investitori europei vorrebbero che i propri consulenti dedicassero tempo a comprendere le esigenze individuali dei clienti (il 77% del campione ritiene che questo fattore sia essenziale o molto importante), a spiegare chiaramente tutti i vantaggi e gli svantaggi dei prodotti suggeriti e le motivazioni in base alle quali vengono consigliati (78%) e a illustrare chiaramente le commissioni e gli oneri previsti (81%).

Il desiderio di un’offerta più ampia

La proposta monomarca oramai sta stretta ai risparmiatori europei,che chiedono di poter accedere ai prodotti migliori disponibili sul mercato, ivi compresi quelli offerti da istituti finanziari diversi dal proprio (il 64% considera importante ricevere un’offerta che preveda prodotti erogati da vari istituti – questo dato sale al 73% in Italia, secondo soltanto al Regno Unito), anche per avere una prova tangibile dell’obiettività e della qualità dei consulenti stessi. L’investitore non vuole un multi-manager di facciata. Nonostante il 67% dei risparmiatori abbia indicato di sapere che i consulenti possono offrire prodotti di terzi oltre a quelli della casa, solo il 26% ha dichiarato che, in occasione del loro più recente investimento, gli sono stati offerti prodotti di case esterne. La richiesta dei risparmiatori è quindi per un allargamento effettivo della possibilità di scelta con una attenta selezione operata dal consulente che, partendo da un universo ampio, riesca a identificare i prodotti che incontrano le esigenze dell’investitore secondo una logica di “architettura aperta ma guidata”. Gli investitori infatti desiderano ricevere un’offerta ottimizzata di prodotti che non sia eccessivamente complicata (il 41% dei risparmiatori in Europa e il 43% in Italia non vuole essere posto di fronte a una scelta troppo complessa).

Una questione di fiducia

La fiducia degli investitori europei nei confronti dei loro consulenti finanziari si conferma solida ma non è uscita indenne dalla crisi. E soprattutto è tutt’altro che una delega in bianco. Quasi un investitore europeo su 4 (23%) pensa infatti che i consulenti antepongano i propri interessi a quelli dei clienti nella proposta di un prodotto finanziario. Si tratta di un dato allarmante, secondo Paolo Federici, responsabile distribuzione Italia di Fidelity International: “Gli investitori europei denotano un crescente grado di consapevolezza e una forma di distacco che oggi in alcuni casi tende al cinismo. Si tratta di segnali che devono essere attentamente considerati” dichiara. Gli europei che dichiarano di avere una solida fiducia sono in minoranza (16%) e quasi uno su cinque (22%) non si fida dei propri consulenti. In alcuni Paesi questo dato si avvicina addirittura a un terzo degli intervistati. Questa tendenza è anche confermata dal fatto che in Europa, nonostante il 47% degli intervistati abbia indicato di avere una conoscenza scarsa o molto scarsa degli investimenti finanziari, il 65% del panel dichiara di prendere autonomamente le proprie decisioni. Di fatto, sussiste il rischio che vengano a formarsi due gruppi distinti di soggetti: da un lato investitori con un approccio senz’altro disincantato ma ben informati e capaci di prendere le proprie decisioni autonomamente, dall’altro risparmiatori che non si intendono di questioni finanziarie ma vogliono comunque prendere decisioni autonome e guardano con sospetto ai consigli dati dagli istituti. “Questo secondo gruppo – conclude Federicimerita adeguata attenzione da parte delle autorità pubbliche e degli operatori del settore finanziario, poiché fenomeni quali la pensione e la programmazione a lungo termine delle famiglie stanno divenendo problematiche chiave per tutti i Paesi europei”.

La situazione in Italia

In Italia l’importanza della consulenza è ancora più evidente. Per l’ultima decisione di acquisto di prodotti finanziari il 41% si è avvalso della consulenza di banche e di compagnie assicurative e ben il 16% di consulenti indipendenti (nel campione italiano rappresentati principalmente da promotori finanziari), seguiti con un 8% da coloro che hanno reperito informazioni online.

Investimenti, cosa vogliono i risparmiatori. Consigli e consulenze personalizzate, ma anche un rapporto di fiducia ultima modifica: 2010-05-06T09:10:39+00:00 da Flavio Meloni

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