Investimenti, rapporto Bei: la ripresa è trainata dalle imprese

Bei LogoNell’ultimo triennio la crescita degli investimenti nell’Ue è stata pari al 3,1% annuo, di poco inferiore al tasso medio pre-crisi del 3,4% e ben al di sotto dei tassi storici di crescita degli investimenti durante i periodi di ripresa post-crisi finanziarie. Alla metà del 2016 gli investimenti nei “vecchi” Stati membri meno colpiti dalla crisi (di seguito “Paesi centrali”) aveva raggiunto il livello pre-crisi, ma gli investimenti nei “Paesi della coesione”, perlopiù “nuovi” Stati membri, erano ancora sotto del 9%. Nei “Paesi periferici” più colpiti dalla crisi gli investimenti sono tuttora inferiori del 27% al livello pre-crisi. Queste le principali evidenze che emergono dal rapporto “Investment and investment finance in Europe-2016” della Banca europea per gli investimenti, presentato oggi nella sede della Banca d’Italia.

Secondo il rapporto anche all’interno dei gruppi di Paesi, permangono notevoli differenze. In termini di composizione, le immobilizzazioni immateriali sono ben al di sopra dei livelli storici medi nei Paesi centrali e periferici, mentre la spesa in impianti, macchinari ed attrezzature primeggia nei Paesi della coesione. Il settore dell’edilizia, residenziale e non residenziale, nel complesso rimane depresso: gli investimenti in nuove costruzioni superano i livelli pre-crisi soltanto in cinque Stati membri, mentre in quindici è inferiore di oltre il 15% ai livelli pre-crisi.

ll declino della crescita di produttività, i livelli relativamente bassi di investimento in immobilizzazioni immateriali e il calo degli investimenti in infrastrutture costituiscono una minaccia per la crescita futura. Le condizioni di finanziamento per le imprese sono migliorate, ma permangono attriti e fallimenti sistemici del mercato.

I livelli degli investimenti pubblici reali nei Paesi centrali e della coesione ultimamente sono paragonabili ai livelli pre-crisi, ma nei Paesi periferici nel 2015 erano ancora sotto del 42%. È chiaro che il consolidamento fiscale ha agito da freno, in particolare nei Paesi periferici, e la maggior parte dei governi dell’Ue non prevede aumenti degli investimenti pubblici nel 2016 e 2017. Nei Paesi della coesione gli investimenti pubblici sono stati il principale motore di crescita degli investimenti in seguito alla recessione, ma ciò è dipeso dai Fondi strutturali e di investimento europei, che hanno rappresentato circa due quinti degli investimenti pubblici, o quasi il 2% del Pil, negli ultimi anni. Tuttavia, i dati più recenti relativi al 2016 indicano che la forte crescita degli investimenti nei Paesi della coesione precedentemente registrata ha risentito di abbattimenti improvvisi (“cliff effect”), volgendo improvvisamente al negativo dopo la scadenza dei pagamenti del 2015 nel quadro dello scorso periodo di programmazione dell’Ue.

L’introduzione delle categorie contabili nazionali Esa 2010 ha permesso di elaborare una stima molto più accurata degli investimenti in infrastrutture in Europa. Pur essendo stati considerati piuttosto resilienti, si osserva ora che tali investimenti sono diminuiti di circa un quarto, dal 2,3% all’1,7% del Pil dal 2009. Nel 2015 erano ben al di sotto dei livelli del 2005, senza segni di inversione. Gli investimenti delle imprese in infrastrutture erano diminuiti all’inizio della crisi, ma d’allora è la riduzione degli investimenti pubblici a contribuire alla maggior parte del calo. Come già osservato, il consolidamento fiscale è stato il fattore principale. Il rapporto fra investimenti pubblici e Pil è vicino al tasso medio a lungo termine, ma nel caso degli investimenti pubblici in infrastrutture il divario permane.

Gli investimenti delle imprese sono il principale fattore che contribuisce alla crescita degli investimenti a livello Ue. Hanno però raggiunto il picco pre-crisi nei Paesi centrali, ma non nei gruppi della coesione o periferici. Nei Paesi della coesione, gli investimenti delle imprese sono stati perlopiù stagnanti e rimangono ben al di sotto del livello pre-crisi e gli scarsi investimenti in edifici e strutture costituiscono l’ostacolo principale. Il rapporto fra investimenti delle imprese e Pil nel 2015 è inferiore alla media degli anni 1999-2005 e rappresenta un quarto del calo degli investimenti totali rispetto al Pil in seguito a tale periodo. Pertanto, sebbene le imprese stiano trainando la modesta ripresa degli investimenti, questa resta debole rispetto ai valori storici.

Le stime indicano che il tasso di rendimento interno medio realizzato dalle imprese è in calo dall’inizio della crisi finanziaria, in tutti i Paesi, settori e nelle imprese di ogni dimensione. Tale declino è prevedibile in seguito a una crisi, ma dopo otto anni questa spiegazione diventa meno plausibile e risulta sempre più probabile che il calo sia dovuto alla diminuzione dei tassi di crescita della produttività. Sebbene l’allentamento della politica monetaria possa avere attenuato questa tendenza, è chiaro che se la diminuzione della produttività dovesse continuare provocherebbe gravi conseguenze per gli investimenti e la crescita potenziale. I risultati dell’indagine della Bei rivelano che la percezione dell’adeguatezza degli investimenti del passato da parte delle imprese non è tipicamente legata all’utilizzazione della loro capacità, con le imprese che privilegiano la sostituzione rispetto all’espansione, anche in caso di utilizzazione elevata della capacità, il che induce a ritenere che prevalgano considerazioni relative alla qualità dello stock di capitale.

La Bei svolge un importante ruolo di catalizzatore nel promuovere solidi progetti di investimento a sostegno degli obiettivi politici dell’Ue in Europa e altrove. Come banca, raccoglie fondi sui mercati internazionali dei capitali, facendo leva sul suo rating del credito AAA. Come istituto pubblico di proprietà dei 28 Stati membri dell’Ue, presta tali fondi per finanziare progetti di investimento che affrontano i fallimenti sistemici del mercato o gli ostacoli finanziari, destinati a quattro settori prioritari in sostegno della crescita e della creazione di posti di lavoro: innovazione e competenze, Pmi, azione a favore del clima e infrastrutture strategiche. Nel 2015 la Bei ha fornito 77,5 miliardi di Eur in finanziamenti a lungo termine per sostenere investimenti produttivi privati e pubblici, mentre il Fei ha fornito 7 miliardi di Eur. Secondo una prima stima, ha così contribuito alla realizzazione di progetti di investimento, rispettivamente del valore di circa 230 miliardi di Eur e 27 miliardi di Eur.

Tutti i progetti finanziati dalla Bei devono essere bancabili, ma anche soddisfare rigorosi criteri economici, tecnici, ambientali e sociali per poter dare risultati tangibili nel migliorare la vita delle persone. Oltre ai prestiti, le attività di finanziamento combinato (blending) della Banca possono contribuire a mobilitare i finanziamenti disponibili, per esempio favorire la trasformazione delle risorse dell’Ue nell’ambito dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi Sie) in prodotti finanziari quali prestiti, garanzie, capitale proprio (equity) e altri meccanismi di assunzione dei rischi. Le attività di consulenza e l’assistenza tecnica possono aiutare i progetti a decollare e aumentare al massimo l’efficacia della spesa in investimenti.

Il Piano di investimenti per l’Europa avviato dalla Commissione europea e dalla Bei migliora ulteriormente la risposta politica dell’Ue per rilanciare gli investimenti e recuperare la competitività dell’Ue. È suddiviso in tre pilastri principali: finanziamenti tramite il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) per migliorare la capacità del Gruppo Bei di affrontare i fallimenti del mercato nell’assunzione di rischi che bloccano gli investimenti; il Polo europeo di consulenza sugli investimenti (Peci) per fornire assistenza tecnica completa nell’individuazione di fonti, nella preparazione e nello sviluppo di progetti di investimento e sostegno alla riforma normativa e strutturale per eliminare le strozzature e assicurare un clima favorevole agli investimenti. Alla metà di ottobre 2016, erano state approvate 362 operazioni nel quadro del Feis, che potrebbero mobilitare il 44% dell’importo complessivo previsto, pari a 315 miliardi di Eur.

Investimenti, rapporto Bei: la ripresa è trainata dalle imprese ultima modifica: 2017-03-27T15:48:06+00:00 da Redazione

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