IV Direttiva Antiriciclaggio, Uif: sanzione segnalazione tardiva è in contrasto con il sistema

Uif LogoIl direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia, Claudio Clemente, è intervenuto avanti le Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera dei Deputati relativamente allo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2015/849 (c.d. IV Direttiva Antiriciclaggio) relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle Direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del Regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il Regolamento (CE) n. 1781/2006.

“L’apparato di prevenzione – ha spiegato Clemente – come espressamente enunciato dai criteri di delega, deve essere assistito da misure efficaci, proporzionate e dissuasive e che garantiscano il rispetto del principio di ne bis in idem. Lo schema di decreto non sembra realizzare appieno tali obiettivi per diversi motivi, dei quali, per ragioni di brevità, mi limiterò a richiamare i principali.

Il quadro normativo che emerge dall’insieme delle disposizioni sanzionatorie è estremamente complesso e di incerta interpretazione a causa: di un intreccio di norme riguardanti i soggetti obbligati in generale e norme speciali dedicate ai soggetti vigilati (intermediari bancari e finanziari, revisori); di responsabilità in capo alle persone giuridiche, agli esponenti aziendali e pure al personale addetto; di fattispecie riguardanti violazioni gravi, ripetute, sistematiche o plurime e violazioni semplici, in quanto prive di dette qualificazioni, o di scarsa offensività o pericolosità; di competenze sanzionatorie parallele delle autorità di vigilanza e del Ministero dell’economia a seconda che la responsabilità della violazione sia da riferire alla persona giuridica (soggetto vigilato) o alle persone fisiche che operano in essa. Il sistema, oltre che di difficile interpretazione, reca diverse previsioni di dubbia compatibilità con le indicazioni della legge delega. Mi riferisco anzitutto al rilievo sanzionatorio che l’articolato attribuisce anche alle violazioni diverse da quelle qualificate come “gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime”, che invece sembrano essere le uniche sanzionabili in base alle previsioni della delega (art. 15, co. 2, lett. h), n. 4), della legge 170/2016). Appare altrettanto incerta la legittimità della disposizione che prevede la sanzionabilità del personale dei soli intermediari bancari e finanziari nel caso di omessa segnalazione delle operazioni sospette. I criteri di delega, in linea con le indicazioni della direttiva, sembrano infatti segnare un cambio di impostazione in materia passando, con riguardo ai soggetti obbligati persone giuridiche, dalla sanzionabilità dei loro dipendenti, prevista dal vigente d.lgs. 231/2007, a quella delle persone giuridiche in proprio, cui si aggiunge, al ricorrere di specifici profili di responsabilità, quella dei suoi esponenti, con esclusione quindi del personale (art. 15, co. 2, lett. h), n. 3), della legge 170/2016).

Il mantenimento della possibilità di comminare la sanzione anche ai dipendenti degli intermediari determinerebbe, tra l’altro, problemi di equità e proporzionalità, data l’entità elevata delle sanzioni, e di contrasto col principio di ne bis in idem, quantomeno perché per lo stesso fatto la persona giuridica potrebbe rispondere sia in proprio sia come responsabile solidale dell’inosservanza del dipendente. Le ipotesi di emendamento relative a questa delicata parte della riforma sono volte, oltre che a superare i predetti problemi di chiarezza e coerenza con i criteri di delega, a rendere più proporzionato ed equo e, quindi, davvero efficace e dissuasivo l’impianto sanzionatorio antiriciclaggio. Anche in questo caso mi limito a richiamare i punti essenziali delle proposte, facendo rinvio per i dettagli al documento illustrativo delle modifiche dell’articolato. Alcuni interventi mirano a tracciare una netta distinzione tra le disposizioni riferite alla generalità dei soggetti obbligati, con esclusione di quelli vigilati, e le norme che invece riguardano specificamente questi ultimi e che, in conformità delle previsioni della legge delega, sono improntate a maggior rigore e severità. Viene inoltre limitata l’applicazione delle sanzioni pecuniarie per tutti i soggetti obbligati alle sole violazioni gravi, ripetute, sistematiche o plurime. Tale impostazione, come detto, oltre a essere quella che in modo più sicuro riflette le previsioni della delega, risponde all’esigenza di disegnare un apparato sanzionatorio robusto e selettivo, che non dia rilievo a violazioni formali e di scarsa offensività ma colpisca invece quelle che rischiano di incidere sul funzionamento del sistema di prevenzione. Per le omesse segnalazioni di operazioni sospette tale scelta appare particolarmente necessaria, data la complessità che caratterizza la “valutazione del sospetto”, ed è coerente con l’obiettivo di approntare un enforcement in grado di produrre effetti conformativi e di deterrenza senza incentivare un anomalo incremento di segnalazioni meramente cautelative. Per le ragioni già richiamate ritengo necessario escludere la sanzionabilità del personale degli intermediari bancari e finanziari per le omesse segnalazioni di operazioni sospette. La scelta del legislatore delegante di applicare le sanzioni alle persone giuridiche (soggetti obbligati) ed eventualmente, in caso di specifiche responsabilità, ai membri degli organi aziendali, sembra non consentire il 20 coinvolgimento nelle procedure sanzionatorie anche del personale privo di poteri di amministrazione, direzione o controllo all’interno dell’ente. D’altro canto, il rilievo, che come detto andrebbe dato a fini sanzionatori alle sole violazioni gravi e reiterate, rafforza questa impostazione: sarà compito della persona giuridica e dei suoi esponenti adottare presìdi organizzativi e di governance che, in conformità delle regole dettate dalle autorità di controllo, siano in grado di intercettare eventuali comportamenti dei dipendenti in violazione degli obblighi o addirittura collusi con il criminale e, in quanto tali, passibili di sanzione penale. D’altra parte, la sanzionabilità dei dipendenti ha prodotto, nell’esperienza applicativa del d.lgs. 231/2007, problemi di proporzionalità ed equità, particolarmente evidenti nei confronti delle persone fisiche, portando a quantificare sanzioni di ammontare molto elevato (perché parametrate al valore dell’operazione sospetta non segnalata) e comunque del tutto sproporzionate rispetto alla remunerazione e alle capacità economico-patrimoniali del dipendente. Poteva in ipotesi verificarsi anche la situazione paradossale in cui il soggetto non segnalato non incorreva, o incorreva solo dopo molto tempo, nelle responsabilità penali per la propria condotta di riciclaggio, mentre il dipendente dell’intermediario rischiava di essere sanzionato severamente per il fatto di non essere stato in grado di rilevare l’operazione sospetta. Rispondono all’obiettivo di realizzare un sistema sanzionatorio proporzionato, effettivo e dissuasivo anche le ipotesi formulate in merito ai minimi e ai massimi edittali delle sanzioni riguardanti i soggetti obbligati diversi da quelli vigilati.

Il limite per le violazioni degli obblighi di adeguata verifica e conservazione dei dati potrebbe essere mantenuto per tali soggetti a un livello più contenuto rispetto a quello massimo fissato dai criteri di delega (pari al doppio dei profitti ricavati dalla violazione e comunque in un importo non inferiore a un milione di euro), che verrebbe riservato alle violazioni concernenti l’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, il cui adempimento rappresenta l’obiettivo finale della disciplina, rispetto al quale l’adeguata verifica e registrazione rivestono carattere strumentale. 21 Anche per le violazioni nella collaborazione attiva (dei soggetti diversi dagli intermediari) andrebbe peraltro adottato un criterio di quantificazione della sanzione in cifra fissa, indicando il minimo e il massimo edittali in linea con i citati criteri di delega. L’importo minimo andrebbe mantenuto a livelli contenuti in modo da consentire sanzioni proporzionate che tengano conto di violazioni segnaletiche riguardanti operazioni di minore importo, nonché dell’eventuale capacità finanziaria limitata dei soggetti sanzionati. Il massimo edittale potrebbe essere proporzionato all’entità della violazione prevedendo che, in sede applicativa, non si possa comunque superare il tetto del 40 per cento del valore dell’operazione sospetta non segnalata (ove inferiore al massimo edittale in cifra fissa). Ragioni equitative richiedono anche di ridefinire i criteri di determinazione delle sanzioni per le violazioni in materia di uso del contante e dei titoli al portatore, da parametrare all’entità dell’operazione. Infine occorre intervenire sulle competenze sanzionatorie delineate dallo schema di decreto legislativo. La questione più rilevante riguarda la previsione di competenze sanzionatorie parallele del Ministero dell’economia, a irrogare le sanzioni sulle persone fisiche per l’inosservanza degli obblighi di segnalazione delle operazioni sospette, e delle autorità di vigilanza, a irrogare le sanzioni sulle persone giuridiche per la medesima fattispecie. Si tratta di un’impostazione che determinerebbe problemi di sovrapposizione di poteri, di efficienza delle procedure, di coerenza delle decisioni e che pertanto andrebbe modificata per concentrare su un’unica autorità la predetta competenza sanzionatoria nei confronti tanto delle persone fisiche quanto di quelle giuridiche”.

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IV Direttiva Antiriciclaggio, Uif: sanzione segnalazione tardiva è in contrasto con il sistema ultima modifica: 2017-03-29T12:59:00+00:00 da Redazione

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