
Tra il 2021 e il 2024 i premi delle polizze contro i rischi da catastrofi naturali sono cresciuti in media del 10% all’anno, con un’incidenza del 6%-7% dei premi danni complessivi, anch’essa in crescita. In particolare, nel biennio 2023-2024 il settore assicurativo ha sperimentato una marcata oscillazione dell’onerosità dei sinistri. Dopo l’impatto eccezionalmente elevato del 2023, riconducibile a eventi climatici estremi che hanno generato oltre 7 miliardi di euro di oneri per sinistri, quelli del 2024 sono tornati a valori simili a quelli registrati fino al 2022.
A rilevarlo è il Rapporto 2026 Rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, monitoraggio annuale condotto dall’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) che descrive i principali risultati del quarto monitoraggio dei rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità condotto su tutte le 89 imprese di assicurazione e riassicurazione aventi sede legale in Italia e le rappresentanze di imprese di assicurazione extra See, autorizzate a operare nel territorio nazionale alla fine del 2024.
Le principali evidenze
La base dati costituita dall’avvio del monitoraggio consente di raffrontare, per gli anni tra il 2021 e il 2024, le singole componenti dell’indicatore Combined ratio. I dati mostrano una contenuta redditività del settore, in particolare nel 2023, con un lieve utile tecnico registrato solo nel 2024.
Le evidenze qualitative raccolte segnalano che le politiche di sottoscrizione dei contratti a copertura dei rischi da catastrofi naturali adottate dalle imprese danni sono state caratterizzate principalmente da:
- revisione condizioni contrattuali, con interventi sui premi al rialzo, incremento di franchigie e scoperti, riduzione dei massimali e introduzione di condizioni più selettive;
- integrazione di analisi prospettiche nei processi di pricing e di sottoscrizione con adeguamento dei presidi tecnici e delle strategie di gestione del rischio, alla luce di scenari che prevedono un incremento significativo dei rischi climatici nei prossimi 5-10 anni;
- rafforzamento dei presidi volti al contenimento dell’onerosità dei sinistri, anche mediante un affinamento della tariffazione risk-based, che tenga maggiormente conto della vulnerabilità climatica del territorio, delle caratteristiche del bene assicurato e del profilo dell’assicurato;
- introduzione di nuovi prodotti e adeguamento dell’offerta a seguito dell’obbligo assicurativo per eventi da catastrofi naturali per le imprese, con la realizzazione di coperture specifiche per i rischi catastrofali e la revisione delle strutture tariffarie e delle condizioni contrattuali per garantire una maggiore coerenza tecnica e una più adeguata mutualità del rischio;
- rafforzamento dei presidi assuntivi e del controllo dell’esposizione, tramite limitazioni territoriali, disdetta di polizze pluri-sinistrate, uscita da segmenti a rischio elevato (es. rischio grandine per polizze auto), e utilizzo di strumenti avanzati di valutazione, quali mappe di pericolosità, geolocalizzazione dei cumuli e analisi di sensitività climatica.
Caratteristiche dei contratti di assicurazione
Il Rapporto 2026 Rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità dell’Ivass si concentra inoltre sulle caratteristiche principali dei contratti di assicurazione a copertura di rischi da catastrofi naturali, che presentano una durata media tra 2 e 5 anni per oltre il 50% dei premi relativi ai rischi climatici e terremoto, quota in lieve aumento rispetto alle precedenti rilevazioni. Le coperture dei rischi legati alla temperatura sono prevalentemente annuali, mentre le durate superiori ai cinque anni restano marginali.
Il potenziale danno che rimane a carico della clientela, espresso in percentuale della somma assicurata, tenuto conto delle franchigie e massimali, è estremamente eterogeneo a livello nazionale, in considerazione degli elevati livelli di personalizzazione delle tariffe e di coperture multirischio. “Le evidenze fornite mostrano che la clientela “commerciale” (tipicamente formata da aziende) mantiene un’esposizione al rischio a proprio carico tendenzialmente maggiore rispetto a quella “al dettaglio” (retail). Questo divario deriva principalmente dalle maggiori somme assicurate coperte dai contratti destinati alle aziende”, si legge nel report.






















