Lannutti denuncia in Sento pesanti anomalie in Banca d’Italia

Durante la 400ª seduta pubblica del Senato della Repubblica, martedì 6 luglio 2010, la presidenza del vice presidente Nania ha dato la parola al senatore Elio Lannutti per una sua Interpellanza.

Il Senatore ha posto l’accento su quello che, secondo lui, accade in Banca d’Italia, evidenziando (menzionando sue fonti interne) conflitti di interesse, una prassi di regalie dai banchieri per funzionari e dirigenti, un sistema retributivo in alcuni casi eccessivo, e assunzioni di parenti, congiunti e conoscenti degli ispettori della Banca d’Italia nelle banche e nelle casse vigilate che hanno ricevuto ispezioni.
Nella sua interpellanza si legge anche di un sistema-clientelare e di co-gestione delle promozioni e si chiede se “il Governo sia a conoscenza del motivo per cui la consolidata regola, giuridico-organizzativa, vigente in Banca d’Italia
(per tutti i fatti accaduti nel Servizio, debbono rispondere sia il Capo del Servizio sia il suo sostituto ed entrambi sono responsabili dell’andamento del Servizio essendo loro intercambiabili, ndr) è stata così vistosamente disattesa nella incomprensibile sostituzione, del dottor Giuseppe Boccuzzi che, seppur coinvolto nel caso “Delta San Marino“, sembra aver assunto la funzione di capro-espiatorio rispetto ad altissimi dirigenti e, inoltre, è stato (ed è ancora) inutilizzato comportando elevati ed ingiustificati costi per la collettività”.

Inoltre si chiede “quali misure urgenti intenda promuovere, anche con il sistema di una indagine conoscitiva in particolare sul sistema retributivo, diarie, trasferte, promozioni, ispezioni ed appannaggi vari, per restituire alla Banca d’Italia, che sembra apparire come un santuario intoccabile, quella trasparenza che è la migliore tutela di legalità e meritocrazia”.

Per leggere l’intera interpellanza di Lannutti è possibile leggere il RESOCONTO STENOGRAFICO alla pagina 32.

Lannutti denuncia in Sento pesanti anomalie in Banca d’Italia ultima modifica: 2010-07-21T19:06:44+00:00 da Flavio Meloni

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