Le erogazioni bancarie alle imprese pmi si sono ridotte di un terzo nell’ultimo decennio

 

Una nuova analisi condotta dalla Confederazione Generale Italiana Artigianato (CGIA) di Mestre evidenzia una contrazione strutturale e significativa del credito erogato dal sistema bancario italiano, in particolare verso le piccole e medie imprese (PMI). Tra il 2011 e il settembre 2025, il credito bancario totale erogato alle imprese ha subito una drastica riduzione, sollevando preoccupazioni concrete sulla liquidità delle aziende, sull’accesso al capitale e sul rischio di un aumento delle insolvenze e del fenomeno usurario.

Il dato macroeconomico presentato dalla CGIA è netto e allarmante: nell’arco degli ultimi dodici anni, le erogazioni di credito bancario alle imprese si sono ridotte di un terzo.

Dai 1.017 miliardi di euro registrati nel 2011, il volume totale del credito bancario erogato alle imprese italiane è sceso a 667 miliardi di euro al settembre 2025. Si tratta di una riduzione di 350 miliardi di euro in termini assoluti, che corrisponde a una contrazione complessiva di circa il 34,4%.

Questa dinamica riflette la maggiore prudenza del sistema bancario nazionale, influenzata da una combinazione di fattori: il rafforzamento delle normative prudenziali europee (come Basilea III e IV), la necessità di riduzione del Non-Performing Loans (NPL) e una generale avversione al rischio post-crisi finanziaria, soprattutto nei confronti delle PMI e microimprese.

La diminuzione dell’offerta di credito bancario ha avuto ripercussioni dirette sulle imprese, specialmente quelle di piccola dimensione che dipendono quasi esclusivamente dal canale bancario per il proprio fabbisogno finanziario.

Sebbene le grandi imprese abbiano potuto diversificare le proprie fonti di finanziamento (attraverso l’emissione di corporate bond o accesso ai mercati dei capitali), le PMI e le microimprese restano vulnerabili alla stretta creditizia. La ridotta disponibilità di capitale bancario limita la capacità delle aziende di effettuare investimenti, gestire il capitale circolante e sostenere la crescita.

Il contesto di elevata inflazione e la politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea (BCE), con l’incremento del tasso di riferimento, hanno aggravato la situazione, rendendo il credito non solo più difficile da ottenere, ma anche significativamente più costoso. L’aumento dei tassi di interesse si traduce in un maggiore onere finanziario che incide direttamente sulla marginalità operativa delle aziende.

La contrazione dell’offerta creditizia e l’aumento dei costi stanno mettendo a dura prova la resilienza finanziaria di molte aziende, come dimostra l’incremento delle insolvenze.

La CGIA segnala un aumento delle procedure concorsuali e fallimentari, con le insolvenze che hanno fatto registrare un incremento del 3,6% nel periodo analizzato. Questo dato è un indicatore diretto della difficoltà delle imprese nel gestire i flussi di cassa in assenza di adeguato supporto creditizio.

Un aspetto particolarmente critico è il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata attraverso l’usura, che, secondo l’analisi, tende a manifestarsi con maggiore intensità in coincidenza dei picchi di domanda di liquidità, come durante le feste natalizie. La pressione per pagare tredicesime, saldare fornitori e coprire improvvisi vuoti di cassa spinge gli imprenditori in difficoltà a cercare fonti di finanziamento alternative e non regolamentate, cadendo preda di tassi usurai e ricatti.

La situazione evidenziata dalla CGIA richiede un ripensamento strategico delle modalità di accesso al credito per le PMI.

L’azione del Governo è cruciale per mitigare la stretta creditizia. Strumenti come il Fondo Centrale di Garanzia (FCG) e le garanzie statali (ad esempio SACE) sono essenziali per incentivare le banche a erogare credito riducendo il rischio percepito, ma necessitano di aggiornamento continuo e di una semplificazione procedurale che ne velocizzi l’accesso.

Per ridurre la dipendenza dal tradizionale canale bancario, il settore finanziario deve accelerare l’adozione di strumenti di finanza alternativa, come il crowdfunding, il minibond e il Peer-to-Peer (P2P) lending. Questi canali, spesso gestiti da piattaforme FinTech, possono offrire liquidità in tempi rapidi e con criteri di valutazione del rischio più flessibili rispetto ai rigidi score bancari tradizionali.

La sfida per il sistema economico italiano nei prossimi anni sarà quella di coniugare la stabilità e la solidità patrimoniale delle banche con la necessità vitale delle PMI di accedere a finanziamenti adeguati per sostenere l’innovazione e la ripresa produttiva. La persistente contrazione del credito evidenziata dalla CGIA è un monito serio che non può essere ignorato.