Leasing immobiliare, Omi – Assilea: contratti per 3,2 mld nel 2025. E nel 2026 ancora margini di crescita

Osservatorio mercato immobiliare (Omi)

Anche se l’Italia rappresenta uno dei Paesi leader del leasing immobiliare in Europa, esistono ulteriori spazi di crescita sia nel Vecchio Continente che nel nostro Paese, grazie al ruolo che il prodotto può giocare per aumentare la capacità produttiva delle pmi. A metterlo nero su bianco è il Rapporto immobiliare 2026. Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva, realizzato dall’Omi (Osservatorio del Mercato Immobiliare) dell’Agenzia delle Entrate con la collaborazione di Assilea e diffuso ieri.

L’analisi fotografa un mercato del leasing immobiliare ancora in crescita, in termini di valore, con 2.513 contratti stipulati nel 2025, per un valore di 3,2 miliardi di euro (+5,9%).

Positivo il trend del mercato degli immobili non residenziali. Sono più di 77.000 gli scambi rilevati nei segmenti uffici, negozi e produttivo (capannoni e industrie) nel 2025, con un rialzo complessivo del 4,9% e con un valore di scambio stimato che supera i 20 miliardi di euro. In particolare, è il settore dei negozi a far registrare l’aumento maggiore sul 2024, +7%. A seguire gli uffici, +3,2%, e il settore produttivo, +1%.

Il leasing immobiliare

Secondo il Rapporto immobiliare 2026. Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva targato Omi e Assilea, il leasing immobiliare non residenziale risulta particolarmente apprezzato dalle pmi per la sua flessibilità rispetto agli strumenti tradizionali del credito bancario: nel 2025 sono stati stipulati 2.513 contratti per un valore di oltre 3,2 miliardi di euro (+5,9% su un 2024 che aveva registrato un +5,3%), con un’incidenza pari al 15,8% sul valore complessivo delle compravendite totali stimato dall’Agenzia delle Entrate.

Il mercato ha intercettato una domanda di nuovi immobili produttivi nelle fasce d’importo superiore ai 2,5 milioni di euro (+6,1%) e il risultato positivo è determinato dal segmento da costruire con una crescita del 15,7%.

Secondo il report, il settore può ancora espandersi. “L’incidenza del prodotto sul totale degli

investimenti immobiliari non residenziali è ancora contenuta. L’Italia, pur essendo tra i paesi leader dello stipulato leasing immobiliare in Europa, presenta un’incidenza dello stipulato sul volume degli investimenti in costruzioni non residenziali inferiore rispetto a quella di altri mercati importanti, quali Francia e Portogallo”, si legge nel testo.

Secondo i dati della Banca dati centrale dei rischi di Assilea, che prende in esame i dati di un campione rappresentativo del 94% della rilevazione dei dati segnalati dalle associate a fini statistici, nel comparto immobiliare i nuovi contratti stipulati nel 2025 hanno una durata media di 131 mesi (poco meno di 11 anni), in linea con l’anno precedente, con poca differenziazione per le diverse categorie di immobili. I contratti con durata media più lunga sono quelli su immobili residenziali (143 mesi), mentre quelli con durata più breve sono i contratti di leasing su immobili industriali (131 mesi).

Analizzando la ripartizione geografica dello stipulato leasing immobiliare, si osserva che nel Nord Ovest si è concentrato il 43,6% dei nuovi finanziamenti nel 2025, con una crescita media del 20,8% rispetto al 2024. In quest’area si è registrato un incremento molto elevato nel Piemonte (+63,4%) ed una pesante flessione in Liguria (-32,0%). Nel Nord Est si è concentrato il 32,6% dei finanziamenti del comparto, con una flessione del -15,1% sull’anno precedente, per effetto delle dinamiche negative registrate in tutte le regioni, ad eccezione del Trentino-Alto Adige (+2,9%). Nelle regioni del Centro si è concentrato il 13,4% dei volumi di leasing immobiliare, con una flessione del -17,7% e dinamiche positive in tutte le regioni ad eccezione del Lazio (-40,7%). Il Sud ha rappresentato l’8,4% dello stipulato immobiliare con una crescita del 34,7% sul 2024 e dinamiche particolarmente positive in Puglia (+265,7%), Calabria (+65,5%) e Campania (+17,3%). Nelle Isole (2,0% del totale immobiliare), si è registrata una flessione rispetto all’anno precedente (-11,2%).

Prospettive di crescita del leasing, +4,5% nel 2026

Secondo il report, anche se l’Italia rappresenta uno dei Paesi leader del leasing immobiliare in Europa, esistono ulteriori spazi di crescita del leasing immobiliare sia in Europa che nel nostro Paese, grazie al ruolo che il prodotto può giocare per aumentare la capacità produttiva delle pmi.

Le statistiche della Federazione europea del leasing (Leaseurope) fotografano un settore che ha finanziato 11,5 miliardi di euro di investimenti immobiliari nel 2024. L’Italia con una quota pari al 26,2% dell’intero stipulato leasing immobiliare europeo è al secondo posto dopo la Francia (32,5%), ma rispetto al Portogallo che la segue in classifica (con un peso del 7,9%) presenta un’incidenza del leasing sul totale degli investimenti non residenziali più contenuta.

Rapportando, infatti, i volumi di stipulato al totale degli investimenti in immobili non residenziali, si stima un’incidenza media del leasing nel comparto pari all’1% in Europa; incidenza che sale al 2% in Francia, al 3% in Italia e che raggiunge il suo massimo proprio in Portogallo, Paese che presenta un’incidenza del leasing immobiliare pari al 5% sul totale degli investimenti di riferimento.

Alla luce delle dinamiche positive del leasing in Italia nei primi quattro mesi del 2026, “le previsioni espresse dagli operatori leasing Assilea ed aggiornate da Prometeia indicano su base annua un possibile ulteriore aumento dello stipulato leasing immobiliare del 4,7% rispetto al 2025”.

I dai del mercato non residenziale

Negozi, le compravendite trainano il settore. Il dato nazionale del 2025 fa registrare un aumento del 7% rispetto all’anno precedente (circa 3mila unità in più), per un totale che supera le 46mila unità scambiate e un valore di scambio stimato in 8,5 miliardi di euro. L’incremento maggiore (+11%) si registra nelle Isole, a seguire il Nord Est (+9,2%) e il Sud (+7,5%). Segno positivo anche per il Centro (+6,3%) e per il Nord Ovest, dove la crescita è pari al 4,6%. Confermati i numeri relativi allo stock delle unità immobiliari censite nelle categorie C/1 e C/3, che comprende negozi e laboratori: sono quasi 2,5 milioni le unità sul territorio nazionale nel 2025.

Segno positivo anche per gli uffici. In crescita il dato delle compravendite degli uffici, che riprendono così la dinamica positiva registrata gli scorsi anni ad eccezione della lieve flessione del 2023. Sono state 14.119 le unità scambiate nel 2025, +3,2% rispetto all’anno precedente, per un valore di scambio stimato in 3,7 miliardi di euro. A trainare la crescita sono stati gli aumenti degli scambi al Nord Ovest, +6,4%, al Nord Est, +3,7% e al Centro, +1,1%. Sono invece quasi 626mila le unità immobiliari, censite negli archivi catastali, della tipologia uffici (corrispondenti alla categoria catastale A/10, uffici e studi privati). Al Nord si concentra più della metà dello stock di uffici, quasi il 53%, nelle regioni del Centro si trova circa il 21%, mentre il restante 26% è ripartito tra Sud e Isole.

In lieve crescita il settore produttivo. Rispetto al 2024, aumenta leggermente il dato delle compravendite del settore produttivo, con un tasso di variazione positiva media a livello nazionale dell’1% e un valore di scambio stimato che super gli 8 miliardi di euro. Alla flessione delle regioni delle due aree del Nord con maggior stock disponibile, fa da contraltare il consistente rialzo delle macroaree del Centro (+6,6%), del Sud (+8,6%) e delle Isole (+15,3%), con tassi di crescita medi positivi dovuti principalmente all’incremento delle compravendite nel Lazio (+20,1%), in Campania (+16,2%) e in Sardegna (+20,1%). Per quanto riguarda il dato nazionale relativo allo stock (categorie D/1 e D/7), risultano censite negli archivi catastali 846.712 unità, di cui quasi il 60% ubicate nell’area del Nord e la parte restante distribuita soprattutto tra Centro (17,7%) e Sud (17,3%).