Lecce, truffe a banche e assicurazioni: la Guardia di finanza arresta 4 persone

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Guardia di FinanzaQuattro persone, tre uomini e una donna, sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Lecce per una serie di truffe ai danni di società finanziarie, banche e compagnie assicurative della zona.

L’operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria è stata nominata “Camaleonte” e ha portato alla scoperta di un’organizzazione criminale in grado, attraverso la falsificazione di documenti ed atti pubblici e tutta una serie di operazioni fittizie, di ottenere lauti guadagni. Secondo gli inquirenti sarebbero stati alterati non meno di 160 contratti di assicurazione vita, con compensi su provvigioni per circa 130.000 euro.

Le indagini hanno preso le mosse da un mutuo ipotecario erogato da un istituto bancario di Galatina in favore di un uomo che è riuscito a qualificarsi come agente di polizia fornendo le generalità, chiaramente false, di un ex fantino toscano scomparso nel 2014. La banca ha erogato 100.000 euro di mutuo a fronte di un’operazione di compravendita immobiliare inesistente. Dopo essere risaliti ai responsabili della truffa, gli inquirenti hanno compreso di trovarsi di fronte a un gruppo di persone impegnato in maniera stabile nella contraffazione di documenti di identità, buste paga e certificazioni amministrative mediante l’uso di dati anagrafici falsi o appartenuti a soggetti già defunti (molti dei quali ex sportivi), al fine di trarre in inganno istituti di credito, assicurazioni e società finanziarie.

Le truffe sono state orchestrate anche grazie alla compiacenza di dipendenti delle società truffate, che avrebbero omesso volontariamente l’esecuzione dei necessari controlli sui documenti esibiti presso la banca, consentendo in tal modo al principale esponente dell’associazione per delinquere di portare a compimento i crimini.

L’organizzazione ha realizzato inoltre una truffa nei confronti di una nota società di assicurazioni mediante l’attivazione di numerosee false polizze sulla vita a carico di persone inesistenti, con il proposito di incassare la provvigione prevista per l’agente che, in qualità di componente effettivo della banda, ha contribuito a presentare presso un’agenzia brindisina i documenti falsi che gli altri complici avevano predisposto, anche mediante tecniche di “digital editing”, preoccupandosi poi, una volta incassata la provvigione, di spartire i guadagni così ottenuti.