Lettera aperta di Roberto Mezzaroma: “L’urgenza di pensare al dopo. Dall’unità europea passiamo all’unità con i Paesi del Mediterraneo”

Roberto MezzaromaRiceviamo e pubblichiamo questa lettera di Roberto Mezzaroma, imprenditore nel settore delle costruzioni, architetto, ex parlamentare europeo.

La lungimiranza è un preciso nostro dovere.

Forse comincia ora a farsi strada la consapevolezza che “dopo” non sarà come “prima” Ma su quali linee bisogna muoversi “dopo”?

Che volto avrà il nostro futuro più prossimo?

Sarà un futuro “diverso dal presente”, sia sul piano delle relazioni umane, sia sul piano delle relazioni internazionali che su quello dello sviluppo economico del nostro paese.

Sul piano umano, sembra di intravvedere il germe di una più attenta attenzione all’ “altro”. La stessa “reclusione” cui ci stiamo adattando è necessitata dal non aggravare la situazione della collettività. Questo senso di comunità è una delle cose che più va coltivata. Oltre 700 medici contagiati finora, dà il senso  della abnegazione del nostro personale sanitario per il bene comune. Un fulgido esempio.

Ma gli italiani stanno anche riscoprendo che la loro creatività è inarrestabile: e se siamo chiusi in casa, possiamo aprire le finestre e dalle finestre metterci a cantare e suonare tutti insieme, come stanno facendo in molti posti, da Napoli a Siena!!!

E poi la chiusura in famiglia è apertura verso un tempo di maggiore unione con i figli. E ci si chiede: ma quali sono le vere nostre priorità? In quante cose inessenziali si consuma la nostra vita? E il nostro compito con i figli deve esaurirsi  tutto negli “accompagnamenti”? Piscina, pianoforte, calcetto eccetera?

Questa  esperienza sicuramente ci indurrà in molti a rivedere come “spendere” i nostri tempi, di una vita di cui abbiamo riscoperto l’estrema fragilità

Un fragilità che ha indotto molti a rivolgersi al pensiero divino, ad una preghiera matura, meditata e non indotta dal panico ma  dalla consapevolezza/riscoperta  che non tutto si esaurisce su questa terra.

Per quanto riguarda le relazioni internazionali, io – che pure sono stato parlamentare europeo e quindi convinto europeista – non posso che costatare il fallimento inglorioso di questo esperimento di unità di continente.

Abbiamo assistito ad una solidarietà da parte cinese – con l’arrivo di 9 specialisti provenienti dal peggiore focolaio della Cina che hanno inoltre portato 31 tonnellate di materiale sanitario per i nostri ospedali. 

Dall’altro lato la Germania ha interrotto le esportazioni in Italia di mascherine e materiale sanitario per le vie respiratorie, il Governo francese fino a due giorni fa ha invitato i  suoi cittadini a continuare tranquillamente il proprio stile di vita tanto che abbiamo assistito allibiti dagli schermi alla ressa di un raduno di 3500 persone tutte allegramente vestite da Puffi.

Quello che stava accadendo appena oltreconfine, in Italia, non è stato reso noto alle opinioni pubbliche degli altri paesi, nonostante alcuni nostri politici, per esempio Renzi e Salvini, con lungimiranza avessero richiesto la definizione di “un’unica zona rossa europea” con un coordinamento delle azioni   di lotta al coronavirus perché era prevedibile che la situazione degli altri paesi, data l’estrema contagiosità del virus, non poteva non seguire le stesse sorti del nostro,

Quando l’Italia a Febbraio ha chiesto all’Europa più ventilatori polmonari, nessun paese europeo ha risposto all’appello.

Come ciliegina sulla torta abbiamo avuto la rovinosa dichiarazione della Presidente della BCE, Lagarde che in sostanza ha negato la possibilità della Banca Centrale Europea di dare aiuti all’Italia. Ha detto “vedetevela voi”, fate pagare più tasse, a un paese che chiude fabbriche, uffici e ogni altro genere di attività e il cui problema è dare soldi ai cittadini e non toglierli.

Con queste dichiarazioni, la Borsa di Milano ha perso il 17% bruciando risorse che si sarebbero potute impiegare per dare forza alla lotta contro un virus che è interesse comune battere.

L’Europa, Lagarde in testa, ha affossato la UE.

E girano video in cui i nostri partner dicono che l’Italia è la solita teatrante! E si mostrano mentre bevono birra nei pub.

Quello che è chiaro è che ci è stato brutalmente detto ”arrangiatevi da soli!”

Ed è questo quello che dobbiamo fare.

Intanto  dobbiamo chiamare a raccolta le nostre competenze e risorse.

Ci sono nostri Gruppi Farmaceutici che regalano materiali agli ospedali, come la  Menarini; altre che lavorano notte e giorno per fabbricare macchinari per la terapia intensiva; altre che accelerano la sperimentazione di farmaci efficaci per la terapia.

Il settore farmaceutico è una delle nostre eccellenze.

Ma che fare della nostra posizione sullo scenario internazionale? Ebbene, dopo questa pessima prova di solidarietà da parte dell’Europa, dovremmo gradualmente costruire altre alleanze. Io ho da sempre pensato che individuare alleanze con gli altri paesi delle sponde del Mediterraneo fosse una buona risorsa per noi. Bisogna rafforzare il nostro impegno in quella direzione.

E poi siamo chiamati, come dopo una vera guerra, ad impegnarci nella ricostruzione.

Dobbiamo investire sulle infrastrutture, sulle costruzioni, che sono da sempre il motore della nostra economia. 

Dobbiamo ripensare l’utilizzo del nucleare invece di comprare energia da centrali nucleari, ad esempio quelle francesi, che stanno a pochi chilometri dai nostri confini e quindi che senso ha?

E dobbiamo investire nel rimboschimento di tutto l’arco alpino perché una delle nostre attrattive maggiori è il paesaggio, l’ambiente, la salubrità dell’aria e quella dobbiamo rafforzare. Abbiamo una fortuna che altri non hanno!!!

Dobbiamo inoltre investire sulla formazione dei giovani. Anche perché il nostro futuro deve essere “programmato” e non improvvisato. Dunque abbiamo bisogno di prospettive.

In questo momento buio, quello che deve essere data ai cittadini è una iniezione di lungimiranza, che vuol dire speranza, che vuol dire pensiamo a darci da fare!