L’Euribor si impenna, Consumatori: ecco le conseguenze sui mutui a tasso variabile

 

Negli ultimi 3 mesi l’Euribor si è letteralmente impennato e si temono pesanti ricadute sulle rate dei mutui a tasso variabile. Adusbef e Federconsumatori cercano di dare un quadro della situazione. Le Associazioni ricordano che fino a metà 2008, la Banca centrale europea aveva ancora come obiettivo primario il controllo dell’inflazione nell’area euro.

La crisi finanziaria non fu assolutamente prevista dai tecnici BCE tanto che Francoforte, ancora il 9 luglio 2008, faceva crescere il tasso di riferimento al 4,25% – si legge in una nota -. Ma l’aggravarsi della crisi e l’urgenza di liquidità del sistema bancario, ribaltarono la politica BCE: in un anno (giugno 2008-maggio 2009) il tasso fu abbassato dal 4,25 all’1% (-325 punti base) e non più ritoccato fino al 7 aprile 2011, quando fu definito all’1,25%“.

L’andamento dell’Euribor è abbastanza in linea con il tasso BCE; dopo la crescita intervenuta dal 2005 al 2008, l’Euribor si è bruscamente ridimensionato: da ottobre 2008 a febbraio 2009 la riduzione è stata di oltre il 60%. Il punto di minima dell’Euribor si è avuto a marzo 2010. Da allora la tendenza si è invertita. Dopo il periodo di stanca di agosto 2010, l’impennata di settembre-ottobre dello scorso anno, marcata per tutti, è particolarmente evidente per l’Euribor a 1 mese. Il 18 ottobre 2010 l’Euribor a 3 mesi tornava a toccare la soglia psicologica dell’1% e quello a 6 mesi si collocava a 1,223%. Dopo l’annuncio di Trichet che a marzo ha anticipato il ritocco di aprile, l’andamento ha subito un’impennata e si è scatenata la preoccupazione per i detentori di mutui a tasso variabile.

Per dare l’idea della ripercussione che gli aumenti avranno sulle rate di un mutuo a tasso variabile, le Associazioni dei consumatori calcolano gli aumenti di rata per una crescita dello 0,25% nell’Euribor:

  • Per un mutuo da 100.000 euro: a 10 o 15 anni, +11,5 euro circa sulla rata mensile. (+138 euro l’anno); a 20 o 25 anni, +12,5 euro circa sulla rata mensile. (+150 euro l’anno).
  • Per un mutuo da 150.000 euro: a 10 o 15 anni, +17,25 euro circa sulla rata mensile. (+207 euro l’anno); a 20 o 25 anni, +18,75 euro circa sulla rata mensile. (+225 euro l’anno).
  • Per un mutuo da 200.000 euro: a 10 o 15 anni, + 23 euro circa sulla rata mensile. (+ 276 euro l’anno); a 20 o 25 anni, + 25 euro circa sulla rata mensile. (+ 300 euro l’anno).

C’è comunque da dire che, a differenza di quanto succedeva prima della possibilità di surrogazione introdotta dal decreto Bersani (quando la scelta del tasso – fisso o variabile – era “per la vita”), oggi è possibile sostituire, a costo zero, la banca erogatrice con altro istituto disposto e rivedere livello e tipo di tasso (e questo ogni volta che si trovano sul mercato condizioni più favorevoli). A febbraio 2011, cresce rispetto a gennaio, il differenziale dei tassi applicati in Italia e in Eurolandia per i prestiti e per i mutui. Più gravosi per i clienti italiani sia i mutui (+ 0,45%, 45 punti base), sia i prestiti (+ 1,18%, 118 punti base)“.

Secondo Federconsumatori e Adusbef, questi dati smontano le frottole dell’Abi, secondo cui in Italia verrebbero praticati tassi di interesse analoghi a quelli della media europea. Non è così, come risulta dall’ultimo bollettino della BCE, che registra un divario di un + 0,45% sui mutui praticati in Italia (4,37%) rispetto al 3,92% della media Ue, ed un + 1,18% sul credito al consumo, che in Italia è del 7,31% contro il 6,13% della media UE“.

“E questi differenziali già aumentati negli ultimi mesi – affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – subiranno ulteriori impennate per la norma sui tassi soglia approvati dal Consiglio dei ministri che inizia lo smantellamento della legge antiusura 108/96. La stangata bancaria, che impone in Italia un costo di gestione dei conti correnti di 295,66 euro, contro la media Ue di 114 euro, il pizzo di 3 euro per prelevare contante allo sportello, di 12 euro per richiedere la certificazione fiscale degli interessi passivi sui mutui pagati per detrarre gli interessi passivi nella dichiarazione dei redditi, di 150-200 euro per un leggero sconfinamento di conti non affidati in applicazione della commissione di massimo scoperto che doveva essere abolita, può continuare impunemente con il consenso del governo e di un ministro colbertista dell’Economia, che pochi mesi fa aveva affermato che i banchieri che sbagliano vanno in galera o sono licenziati. Sono tutti a piede libero con l’aggravante che dettano la linea dei loro esclusivi interessi ad un governo che esegue ogni loro desiderata“.
Fonte: Help Consumatori

L’Euribor si impenna, Consumatori: ecco le conseguenze sui mutui a tasso variabile ultima modifica: 2011-05-09T10:03:57+00:00 da Flavio Meloni

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