Luca Zitiello, studio legale Zitiello e Associati: i limiti del mortgage credit e le possibilità di segnalazione. “L’interesse nazionale dovrebbe prevalere sui dettami europei”

ZitielloLa normativa sul credito ipotecario 2014/17/UE (mortgage credit), che entrerà in vigore il prossimo 21 marzo, sta cominciando a far parlare di sé per le novità che potrebbe introdurre nel mondo del credito in tema di segnalazione. Analizziamo alcuni aspetti giuridici con l’avvocato Luca Zitiello, socio fondatore dello studio legale Zitiello e Associati, che opera nel settore dei mercati finanziari e del diritto bancario e assicurativo ed è autore, fra le altre sue pubblicazioni, del libro “Il nuovo mediatore creditizio” edito nel 2014 dal Gruppo 24Ore.

Quali sono le novità contenute nella direttiva 2014/17/UE?
La direttiva ci impone due considerazioni preliminari importanti: innanzitutto non riguarda il mondo del credito in generale, ma il solo credito immobiliare. In più non è una direttiva sull’intermediazione creditizia dove non c’è ancora una disciplina comune. Ciò premesso, al considerando 74 si dice una cosa innovativa rispetto alla nostra disciplina nazionale.

Di cosa si tratta?
La prima parte del considerando afferma che chi esercita un’attività professionale quale un avvocato, notaio, commercialista può fare attività di intermediazione a titolo accessorio purché tale attività sia disciplinata e ci siano norme che non ostino allo svolgimento a titolo accessorio di questa attività. Si tratta di una forma di apertura verso i professionisti a poter svolgere una vera e propria attività di intermediazione del credito a condizione che ci sia una disciplina minima nello Stato membro. Dice testualmente la direttiva: “Gli Stati membri dovrebbero poter disporre che chi svolge attività di intermediazione del credito a titolo accessorio nell’ambito di un’attività professionale, ad esempio avvocati o notai, non sia soggetto alla procedura di abilitazione ai sensi della presente direttiva, purché tale attività professionale sia disciplinata e le norme pertinenti non ostino allo svolgimento, a titolo accessorio, di attività di intermediazione del credito. Tuttavia la deroga alla procedura di abilitazione di cui alla presente direttiva dovrebbe comportare che le persone in questione non possono beneficiare del regime di passaporto previsto dalla direttiva stessa.” La parte ancora più interessante è la successiva dove si afferma che: “Le persone che presentano o rinviano semplicemente un consumatore a un creditore un intermediario del credito a titolo accessorio nell’esercizio della loro attività professionale, ad esempio segnalando l’esistenza di un particolare creditore o intermediario del credito al consumatore o un tipo di prodotto offerto da detto creditore o intermediario del credito senza ulteriore pubblicità né intervento nella presentazione, nell’offerta, nei preparativi o nella conclusione del contratto di credito, non dovrebbero essere considerate intermediari del credito ai sensi della presente direttiva. Né dovrebbero essere considerati intermediari del credito ai sensi della presente direttiva i mutuatari che, senza svolgere alcuna altra attività di intermediazione del credito, trasferiscono semplicemente un contratto di credito a un consumatore mediante una procedura di surrogazione”.

Un’apertura alla segnalazione che scombina nuovamente le regole del gioco…
Bisognerà vedere cosa accadrà in fase di recepimento della direttiva. In ogni caso, una conferma di quanto sostenuto nel considerando 74  ce l’abbiamo, al contrario, anche nell’articolo 4, punto 5 delle definizioni dove si prevede che “l’intermediario del credito è una persona fisica o giuridica che non agisce come creditore o notaio e non presenta semplicemente – direttamente o indirettamente -un consumatore a un creditore o intermediario del credito e che, nell’esercizio della propria attività commerciale o professionale, dietro versamento di un compenso, che può essere costituito da una somma di denaro o da qualsiasi altro corrispettivo finanziario pattuito:

  1. a) presenta od offre contratti di credito ai consumatori;
  2. b) assiste i consumatori svolgendo attività preparatorie o altre attività amministrative precontrattuali per la conclusione di contratti di credito diverse da quelle di cui alla lettera a); o
  3. c) conclude con i consumatori contratti di credito per conto del creditore;

Anche l’articolo 4 quindi porta a una legittimazione dell’attività di mera segnalazione. Resta da chiarire se questa concessione è limitata a coloro che esercitano attività professionale e cosa si intenda per attività professionale.

È una forma di rottura importante con la normativa italiana…
Sostanzialmente questa disciplina comunitaria si pone in disallineamento rispetto all’indirizzo italiano che aveva dato un’interpretazione fortemente restrittiva sul tema della segnalazione. In ragione del decreto 141/2010 e in ragione di un’interpretazione ancora più limitativa formulata dal Mef con le sue circolari.

La reintroduzione della segnalazione avrebbe impatto sulla riserva di attività?
La mia posizione è che nella realtà non c’è mai stata, qualunque cosa ne dica il ministero, una violazione della riserva di attività. Un segnalatore mette in contatto un soggetto che ha necessità di ottenere un finanziamento con un mediatore creditizio, che è un soggetto assolutamente qualificato e abilitato a svolgere quel ruolo.

In generale, quali sono i limiti della direttiva?
Ci sono due aspetti che limitano, a mio avviso, la direttiva; non è una direttiva sul credito in generale, ma sul credito ipotecario. Il considerando 74 dice, inoltre, che lo svolgimento dell’attività di “segnalazione” può essere esercitata da soggetti che svolgono attività professionale e non da tutti. Bisognerà capire come verrà recepita la norma in Italia e se sarà fatto valere l’interesse nazionale per arrivare ad avere una disciplina più restrittiva rispetto a quella prevista dalla normativa europea. L’interesse nazionale deve essere naturalmente motivato, altrimenti la Corte di Giustizia direbbe poi che la normativa italiana non è conforme con l’ordinamento europeo.

Lei è favorevole alla segnalazione?
Io sono favorevole alla segnalazione dell’intermediario e non direttamente alla banca. Andare a distinguere la segnalazione dalla mediazione diventerebbe poi veramente complicato. Abbiamo un concetto di mediazione che deriva da 50 anni di giurisprudenza, con la cassazione che continua a ripetere che la mediazione è la pura messa in contatto di due soggetti.

Si respira un certo malcontento fra gli operatori riguardo al tema segnalazione…
Direi che il malcontento è giustificato. Inutile fare una riforma dove si stringono i cordoni, si chiede trasparenza, investimenti di capitali e di struttura organizzativa e poi si apre la porta a tanti soggetti su un’attività che è sostanzialmente protetta. Non si può fare una riforma così profonda e impegnativa per promuovere trasparenza e fare pulizia, e poi al contempo introdurre una scappatoia per tutti. È come se si mettesse la tassa di concessione governativa per l’attività di tassista e il giorno dopo si liberalizzasse l’attività. Forse chi ha pagato la tassa avrebbe giustamente motivo per arrabbiarsi. L’ideale sarebbe arrivare a una normativa più restrittiva per non porre nel nulla una buona riforma dell’intermediazione del credito.

Reintroducendo la segnalazione si rischia di alimentare, invece di combattere, il fenomeno dell’abusivismo?
Il rischio di abusivismo diventa davvero molto alto soprattutto se la segnalazione avviene nei confronti degli istituti di credito. Se invece una persona si limita a segnalare a un soggetto che fa il mediatore di professione oppure l’agente in attività finanziaria, allora si avrà una maggiore garanzia perché entrambi sono soggetti abilitati e qualificati a operare nel processo distributivo.

Cosa accadrà dal 21 marzo 2016, all’indomani dell’entrata in vigore della direttiva?
Nessuno ha la sfera di cristallo purtroppo. C’è da dire che in Italia abbiamo tempi lunghi di metabolizzazione delle normative. Basterebbe a tal riguardo pensare a quanto ci è voluto a porre in essere il regime del 141/2010.

Luca Zitiello, studio legale Zitiello e Associati: i limiti del mortgage credit e le possibilità di segnalazione. “L’interesse nazionale dovrebbe prevalere sui dettami europei” ultima modifica: 2015-06-26T10:19:55+00:00 da Valentina Petracca

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