Marco Bartolini, vicepresidente Fimec: “Fino ad ora gli interventi dell’Oam hanno prodotto scarsi risultati. Auspichiamo un cambio di rotta e un maggior dialogo con la categoria”

Bartolini, FimecCostituita nel 2000 a Livorno, la Fimec, Federazione italiana mediatori ed esperti creditizi, è un’associazione professionale autonoma e indipendente, che fa parte del’assemblea dell’Oam e che raggruppa mediatori creditizi, agenti in attività finanziaria ed esperti del mondo del credito. Abbiamo raggiunto al telefono il vicepresidente Marco Bartolini per parlare con lui dei risultati raggiunti dall’’Organismo nel primo triennio di attività e delle aspettative per il prossimo mandato.

Come si è comportato l’Oam in questi tre anni? È riuscito a svolgere i compiti che gli erano stati assegnati?

Il nostro giudizio è fortemente critico, ci aspettavamo molto di più. L’Oam si è sempre presentato come un organismo squisitamente tecnico eppure, nonostante tutte le assunzioni che ha fatto, e sono state molte, ancora oggi la nostra federazione riceve numerose telefonate di persone che chiamano l’Organismo per questione relative alla sua operatività e che si vedono invece reindirizzate altrove. A fronte dell’elevata quantità di soldi spesi, dunque molta parte del lavoro è stata e viene svolta da noi associazioni, impegnate a tutelare concretamente gli interessi degli appartenenti alla categoria.

Molti ritengono che l’Oam dovrebbe fare di più sul fronte dell’abusivismo. Voi cosa pensate?

L’abusivismo è una diretta conseguenza della nuova disciplina del settore dell’intermediazione del credito, che ha di fatto creato una vasta categoria di soggetti al di fuori della legge. L’Oam ha portato e continua a portare avanti una campagna di sensibilizzazione che è certamente importante ma dal punto di vista concreto i suoi interventi hanno portato risultati praticamente nulli. Anche perché tra le associate all’Organismo sono presenti soggetti come l’Abi, che rappresenta le banche, tra le principali responsabili dell’abusivismo, visto che gli sportelli bancari continuano a intrattenere rapporti con soggetti che non sono iscritti all’Oam. Il vero problema è che l’Organismo, per sua stessa ammissione, non ha alcun potere di intervento su tutti i soggetti che non figurano nei suoi elenchi. In questi anni noi della Fimec abbiamo suggerito più volte di aprire dei tavoli di lavoro per apportare dei correttivi alla legge che disciplina il settore ma non siamo mai stati ascoltati dalle istituzioni. L’impressione che abbiamo, in quanto rappresentati della categoria, è che non ci sia da parte dell’Oam un reale interesse a discutere dei problemi concreti che riguardano i professionisti del mondo del credito. Nel Salva Italia, ad esempio, era previsto che il capitale sociale delle società per azioni fosse abbassato da 120.000 a 50.000 euro. Quindi noi ci aspettavamo un incremento degli iscritti, che però non si è assolutamente verificato. Sarebbe opportuno chiedersi il perché. Il mercato del credito continua ad essere asfittico e questo non dipende solamente dalla scarsa disponibilità delle banche all’erogazione.

Su cosa si dovrà concentrare l’Organismo nel prossimo triennio?

Le notizie che arrivano alla nostra federazione sono che l’attuale board dell’Oam sarà confermato anche per il secondo mandato. Se questo dovesse verificarsi, auspichiamo un deciso cambio di rotta rispetto alla direzione tenuta fino a questo momento, che a nostro giudizio non ha portato ad affrontare e tanto meno a risolvere quella moltitudine di problemi con cui quotidianamente, chi fa il lavoro di intermediario del credito, è costretto a scontrarsi. Nonostante la nuova disciplina sia ormai entrata in vigore da tempo, la realtà che ci circonda dimostra che sono ancora moltissimi i soggetti che non la conoscono. Una situazione a cui noi della Fimec cerchiamo di ovviare, per quanto ci è possibile. Sarebbe certamente opportuno, a quattro anni di distanza dall’entrata in vigore del D.Lgs. 141, aprire un tavolo di confronto per discutere della situazione in cui versa oggi il comparto. In questo contesto l’Oam dovrebbe farsi concretamente portatore delle istanze della categoria al fine di migliorare la condizione dei soggetti che ne fanno parte.

Marco Bartolini, vicepresidente Fimec: “Fino ad ora gli interventi dell’Oam hanno prodotto scarsi risultati. Auspichiamo un cambio di rotta e un maggior dialogo con la categoria” ultima modifica: 2015-05-08T17:16:14+00:00 da Paolo Tosatti

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: