Maria Luisa Cardini, senior business consultant di Crif: “Sulle frodi creditizie c’è ancora poca consapevolezza da parte dei consumatori”

Maria Luisa Cardini CrifOltre 26mila frodi creditizie intercettate, con una crescita su base annua dell’8,3% e un controvalore stimato di 162 milioni di euro. L’ultimo Osservatorio di Crif sui furti d’identità e le truffe collegate al credito traccia un quadro preoccupante di un fenomeno in espansione, in merito al quale continua peraltro a sussistere una percezione del rischio attenuata rispetto al reale pericolo. Con Maria Luisa Cardini, senior business consultant del centro di competenza Fraud prevention & Compliance solutions di Crif proviamo a indagare le cause che sono dietro all’aumento dei raggiri e ad analizzare i comportamenti e le soluzioni tecnologiche che possono essere adottati per cercare di arginare il problema.

Il vostro studio mostra in modo inequivocabile che le frodi creditizie pesano sempre di più sul credito al consumo. Quali possono essere i fattori che hanno determinato questo incremento? La crisi e quindi le crescenti difficoltà economiche? Oppure si tratta di un aumento inevitabilmente connesso al crescente utilizzo del denaro elettronico, dei mezzi alternativi di pagamento e in generale degli strumenti informatici che si sta registrando anche in Italia?

Un fattore che indubbiamente influisce sulla costante crescita di questo fenomeno, che per altro risulta in costante aumento non solo in Italia ma in molti altri Paesi, è rappresentato dall’estrema facilità con la quale i criminali riescono ad accedere a informazioni personali e riservate altrui, attraverso documenti cartacei o in formato digitale ma anche grazie all’enorme diffusione di dati e profili scaricabili dai social network. In effetti, è più semplice di quanto si possa pensare carpire le informazioni necessarie per ricostruire il codice fiscale e i dati anagrafici di una persona ignara dei rischi. Con questi dati, poi, la tecnica utilizzata dai frodatori è quella di produrre documenti falsi o contraffatti, i quali vengono utilizzati per la richiesta di finanziamenti o per altre operazioni truffaldine.

Il numero di donne vittime di frodi è in aumento. Si può ipotizzare che la crescita sia collegata alla loro maggiore “autonomia” nella gestione dei propri affari e del proprio denaro rispetto al passato?

Probabilmente la crescita del fenomeno tra le donne è puramente fisiologica, anche perché non rileviamo comportamenti particolarmente differenti a livello di genere. Ciò che indubbiamente ha un ruolo cruciale nella diffusione delle frodi è la scarsa consapevolezza del fenomeno che ancora persiste tra i consumatori, che spesso non adottano nemmeno quelle precauzioni minime che potrebbero quanto meno limitare i rischi.

La fascia nella quale si rileva il maggior numero di casi è quella degli under 30, con il 26,1% del totale, seppur in calo rispetto al 2012. A cosa può essere dovuta questa diminuzione? E per quale motivo nella fascia tra i 51 e i 60 si registra invece un incremento, che peraltro è maggiore rispetto a quello che ha interessato la fascia degli over 60?

Nella realtà le frodi ai danni delle fasce di popolazione più giovani non sono in calo in termini assoluti ma, più banalmente, si è lievemente contratta la loro incidenza sul totale in virtù della maggior crescita del numero di casi subiti da vittime in età più matura. Per altro la dinamica che caratterizza gli over 50 potrebbe essere spiegata proprio con la loro minore dimestichezza con gli strumenti di tutela e prevenzione che potrebbero essere adottati. Inoltre dobbiamo considerare che il frodatore tipicamente cerca di impersonificare soggetti che destano minori sospetti e quindi possono far scattare minori controlli, e tra queste si collocano bene gli over 50.

Nella vostra analisi si legge che “è necessario rimarcare l’estrema facilità con la quale i criminali riescono ad accedere a informazioni personali e riservate altrui” e che “le tecnologie digitali e di stampa hanno consentito la creazione di documenti falsi sempre più precisi mentre l’accesso ai dati sul web ha facilitato la raccolta di informazioni anagrafiche utilizzate per i furti d’identità”. Come mai a fronte di un maggior utilizzo degli strumenti informatici da parte degli utenti non si registra un incremento della sicurezza?

Tipicamente c’è una limitata percezione del rischio di poter subire un furto di identità e una frode creditizia e le ignare vittime si accorgono di essere state truffate nel momento in cui ricevono inaspettatamente la richiesta di pagamento da parte della società finanziaria o della banca (anch’essa truffata) oppure quando si rivolgono a un altro istituto creditizio per chiedere un nuovo finanziamento. Questo ci fa ritenere che, prima di tutto, ci sia un problema di consapevolezza da parte dei consumatori, che non adottano quei comportamenti virtuosi, spesso anche elementari, che comunque potrebbero rappresentare una prima barriera di protezione. A questo riguardo, per ridurre i rischi sarebbe già importante aggiornare regolarmente l’antivirus del proprio pc, evitare di rispondere alle e-mail che richiedono informazioni personali o credenziali d’accesso all’home banking, distruggere sistematicamente tutta la documentazione che riporta dati personali prima di cestinarla e prendersi cura della propria identità e della privacy sui social network. Per altro, per i consumatori sono disponibili anche soluzioni più sofisticate come, ad esempio, il servizio Identikit realizzato dalla nostra società proprio per proteggere i dati personali dei consumatori e intercettare tempestivamente le frodi creditizie.

Può illustrarci sinteticamente quali sono le più moderne tecnologie che possono essere adottate per prevenire le frodi?

Con un nostro centro di competenza specializzato, operiamo a livello internazionale e cooperiamo con i principali network nell’ottica di partecipare al contrasto delle attività illecite condotte dalla criminalità organizzata. Nello specifico, la nostra società propone non solo soluzioni applicative di fraud management – identity crimes, frodi sulle carte di pagamento e altro, ma supporta anche i propri clienti nello sviluppo di best practice, nella diffusione della conoscenza in tema di prevenzione, nel monitoraggio del portafoglio clienti e offre servizi consulenziali di analisi dell’intero processo di erogazione. Ad esempio, posto che oltre il 50% delle frodi creditizie vengono realizzate utilizzando documenti identificativi falsi o contraffatti, mettiamo a disposizione degli istituti di credito una specifica strumentazione che, in maniera semplice e automatica, identifica i documenti non autentici. Una prevenzione antifrode veramente completa ed efficace si ottiene però integrando la verifica della genuinità del documento con quella dei dati anagrafici presentati dal richiedente credito attraverso soluzioni come FraudAnalyserEvolution. A questo riguardo, a breve il nostro servizio consentirà di verificare anche informazioni provenienti dalla Agenzia delle entrate e dall’Inps, come previsto anche dal decreto legislativo 64/2011 per la prevenzione delle frodi. Questi elementi di controllo potranno dare un ulteriore significativo supporto nel contrasto al fenomeno.

Esiste una responsabilità da parte di finanziarie e istituti di credito in merito al problema delle frodi? I controlli eseguiti sono sufficienti o andrebbero incrementati? Quali strumenti, eventualmente potrebbero essere adottati?

Nel complesso il livello di attenzione da parte degli istituti di credito si sta progressivamente alzando, anche a causa di un mercato del credito più difficile, che non consente di prestare il fianco a questo genere di perdite. Bisogna però considerare che le frodi creditizie vengono spesso portate a termine presso un punto vendita, ad esempio una concessionaria auto o moto, oppure una catena di distribuzione, che rispetto agli istituti di credito hanno l’esigenza di rispondere al cliente in tempi stringenti. Per altro, tipicamente i dealer sono maggiormente vulnerabili in quanto non dispongono di strumenti di tutela veramente efficaci, senza considerare che in questo periodo di crisi potrebbe anche prevalere l’interesse a finalizzare una vendita a discapito dell’attenzione verso la prevenzione delle frodi.

Maria Luisa Cardini, senior business consultant di Crif: “Sulle frodi creditizie c’è ancora poca consapevolezza da parte dei consumatori” ultima modifica: 2014-06-06T20:37:04+00:00 da Paolo Tosatti

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