Marta Nicolò, collaboratrice Premia Finance: “Nel settore del credito una donna può emergere grazie alla competenza. Ma le difficoltà sono molte”

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Nicolò, Premia FinanceLavorare nel settore del credito è stata per me una scelta molto naturale. Dopo il liceo scientifico, ho deciso di laurearmi in economia e commercio, perché mi sentivo proiettata in questo settore. Ed è una decisione che riprenderei senza esitazioni, perché è un settore bellissimo, in cui si ha la soddisfazione di aiutare i clienti a risolvere i loro problemi e in cui le donne possono far emergere la loro competenza”. Ha una voce solare Marta Nicolò mentre riepiloga la sua carriera nel mondo del credito, che l’ha portata qualche anno fa ad aprire a Foggia la sua agenzia, che collabora con Premia Finance e propone cessioni del quinto, deleghe di pagamento, prestiti personali e mutui. “Dopo la laurea, ho iniziato a lavorare nel comparto, collaborando sempre con grandi brand. Ho iniziato nel 2004 con Compass e sono poi diventata dipendente di Banca Santander. Quindi ho lavorato per Fiditalia, con il ruolo di collaboratrice di agente in attività finanziaria. E, infine, ho deciso di diventare collaboratrice di Premia Finance, importante società di mediazione creditizia, perché, contrariamente all’agente in attività finanziaria, il mediatore ha la possibilità di lavorare con diversi mandati e collocare più prodotti sul mercato a condizioni migliori per il cliente. Così a settembre 2017 ho aperto insieme a mio marito la nostra agenzia, Team Prestiti”.

Come reagiscono i clienti quando vedono una donna in agenzia?
In tutte le società in cui ho lavorato i ruoli dirigenziali venivano affidati agli uomini, anche se c’erano molte donne. Questo ovviamente crea delle aspettative nei clienti e genera un certo retaggio culturale. Perciò, nonostante io lavori in questo settore da anni e sia titolare dell’agenzia, quando entra un cliente pensa sempre che io sia la segretaria e chiede di parlare con il titolare. Poi scopre che non è così, perché in questa agenzia lavoriamo sia io che mio marito, però di primo acchito c’è sempre l’idea che l’uomo sia il titolare e la donna faccia quasi da contorno.

C’è una differenza in questo atteggiamento tra uomini e donne?
In realtà, no. Il primo approccio è quello: si cerca il titolare dell’agenzia, dell’azienda. La titolare non è prevista. È un destino triste, nel 2020 ci dobbiamo ancora difendere. Per fortuna ho la capacità di creare una buona empatia con i clienti. Anche con le donne, che quando cercano una consulenza finanziaria hanno la tendenza ad affidarsi un po’ di più alla figura maschile. Per approccio caratteriale, riesco a gestire i rapporti con il sorriso e quindi a lavorare bene.

Quali sono i punti di forza che l’aiutano in questo lavoro, oltre all’empatia?
Oltre all’empatia, direi che i miei punti di forza sono la conoscenza del prodotto e l’ascolto del cliente, che mi consentono di offrire una consulenza in grado di fare la differenza. Nel nostro settore c’è bisogno di grande professionalità e preparazione. In questo mi aiuta moltissimo il fatto di studiare i prodotti. Non mi siedo mai sulle conoscenze che già ho, sono in continuo aggiornamento e alla ricerca di novità, di leggi nuove, di conoscenze importanti. Per me è fondamentale capire le esigenze del cliente, perché solo così possiamo offrirgli il prodotto giusto ed essere tutti soddisfatti: lui, che va a casa con la soluzione più adatta ai suoi bisogni, e noi, che abbiamo concluso la vendita. Nel mercato odierno, caratterizzato da una forte concorrenza, il vero punto di forza per un mediatore creditizio sta nella capacità di offrire al cliente una consulenza soddisfacente.

Nel corso della sua carriera il fatto di essere una donna è stato uno svantaggio o un vantaggio?
Entrambe le cose. È stato uno svantaggio da un punto di vista della carriera e della crescita professionale. In banca, ad esempio, le proposte di carriera più interessanti vengono quasi sempre rivolte agli uomini. Nonostante le donne abbiano una marcia in più, perché sul lavoro sono più assidue, più determinate, instancabili, raramente ottengono avanzamenti di carriera. Il vantaggio che posso pensare di aver avuto come donna nel mio lavoro è il fatto di aver ricevuto un maggiore ascolto da parte dei clienti. Siccome la donna si pone in maniera tendenzialmente più gentile rispetto a un uomo, il cliente si sente meno braccato nella proposta. Non si sente obbligato alla scelta. Questo è l’unico lato positivo. Per il resto le difficoltà che le donne si trovano ad affrontare sono il doppio rispetto a quelle che incontrano gli uomini. Nel corso della carriera troviamo sempre dei blocchi, paghiamo in negativo il nostro essere mamme, mogli e donne.

Ha avuto difficoltà a conciliare vita lavorativa e vita privata?
Assolutamente sì. Può sembrare incredibile ma anche mettendosi in proprio si devono affrontare delle difficoltà legate a un certo retaggio culturale. Quando c’è da fare un passo indietro, perché ad esempio bisogna correre a casa a risolvere un problema, si dà per scontato che sia la donna a doverlo fare, perché ci sarà l’uomo che penserà alla carriera e al lavoro.

Rispetto ad altri settori, il comparto del credito può essere più semplice o più complicato per una donna?
Probabilmente è più semplice. Il comparto del credito premia un po’ di più le donne perché è un settore basato sulle competenze. E qui le donne riescono a mostrare le loro capacità: serietà, puntualità, mente elastica e vivace. Ma anche problem solving e multi tasking, prerogative prettamente femminili che risultano tanto ricercate nel mondo del lavoro e del credito in particolare. Il nostro settore ha bisogno infatti di una mente pronta a risolvere i numerosi problemi che possono sorgere durante le pratiche di finanziamento. Questo richiede tutta l’attenzione possibile e sicuramente non ci spaventa: siamo abituatissime, abbiamo nel dna un’attitudine a risolvere problemi. Anche se psicologicamente è pesante, perché bisogna conciliare le scadenze da rispettare con l’esigenza di aiutare il cliente a ottenere il credito nei tempi per lui più adeguati, sappiamo fare in modo che la macchina funzioni sempre nel migliore dei modi. Lo vedo anche con le nostre collaboratrici donne, che sono eccezionali. Ritengo che quello del credito possa diventare un settore femminile, anche se è ancora maggiormente occupato dagli uomini. Purtroppo le donne sono ancora limitate dagli ostacoli che questa società maschilista pone loro.

Consiglierebbe questo lavoro a una donna?
Senz’ombra di dubbio, sì. Adoro il mio lavoro, tornassi indietro rifarei la stessa scelta. È l’occupazione perfetta per chi ama stare a contatto con le persone. Permette di instaurare dei bei rapporti con i clienti, che si aprono, raccontano le proprie esigenze e sono felici se riescono a ottenere il finanziamento che li aiuta a soddisfare un bisogno o un’esigenza.

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