Martorano, presidente Fenafi: “Bene l’Albo unico per gli intermediari. Ma dovremmo poter acquistare il denaro dalla Bce come fanno le banche”

Martorano, FenafiDopo l’entrata in vigore della circolare 288 recante la nuova disciplina in materia di intermediari finanziari, sono tante le novità che attendono gli operatori. Ne parliamo con l’avvocato Santo Martorano, presidente della Fenafi (Federazione nazionale delle società finanziarie), che nei giorni scorsi ha organizzato un incontro presso la sede di Roma e presso quella di Reggio Calabria che ha visto la partecipazione di molti professionisti del settore.

Finalmente al via l’Albo unico degli intermediari che prestano nei confronti del pubblico il servizio di concessione dei finanziamenti…
I cambiamenti erano stati annunciati e come Fenafi esprimiamo soddisfazione. Nel prossimo futuro però occorrerà fare comunque attente riflessioni. In tempo di crisi economica ed occupazionale penso che l’obiettivo principale sia sostenere le imprese ed aiutarle ad essere all’altezza della responsabilità sociale che sono chiamate ad assumere.

Quali saranno gli effetti positivi della nuova normativa?
Prima di tutto il fatto che d’ora innanzi ci saranno regole certe per tutti. E questo è fondamentale per gli operatori italiani e non soltanto per loro. È in presenza di regole certe che gli imprenditori non solo istituzionali ma anche stranieri hanno interesse a investire in Italia il loro denaro. Le banche straniere hanno sempre guardato con molta attenzione al nostro mondo. Ora che le regole sono scritte tante banche straniere vorranno venire in Italia a fare il loro business.

La certezza delle regole è un bene non solo per gli operatori ma anche per cittadini e i clienti…
Naturalmente. La circolare disciplina l’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma. Stabilisce e identifica in modo specifico cosa sia la concessione di credito e spiega che questo tipo di attività si esercita nei confronti del pubblico qualora sia svolta con carattere di professionalità e disciplina in modo puntuale le eccezioni. Stabilisce quali sono i requisiti per l’iscrizione al nuovo albo e fornisce una definizione dei servizi connessi o strumentali all’attività di garanzia collettiva dei fidi. Chiarimenti importanti, che servono a fare chiarezza su aspetti normativi precedentemente incerti. Tuttavia non sufficienti a garantire il buon funzionamento del sistema.

Cosa intende?
Occorre bilanciare contrapposte esigenze. Da una parte l’esigenza di avere società finanziarie solide e non improvvisate, dall’altra quella di tutelare le piccole imprese, che sono comunque, in ogni settore, alla base del tessuto produttivo italiano. È importante puntare sulla verifica dei requisiti richiesti e sulla formazione, perché a svolgere attività finanziaria dovrebbero essere solo soggetti con solidi studi giuridici ed economici. In tal senso la Federazione nazionale delle società finanziarie ha sempre auspicato un maggiore coinvolgimento in questo settore anche delle università.

Una considerazione sul nuovo sistema di Vigilanza…
Qui vengono fuori le perplessità e le preoccupazioni della Fenafi. Alle società finanziarie oggi viene richiesto di avere un sistema di controlli e di vigilanza praticamente uguale a quelli di una banca. Vuol dire che ogni imprenditore si deve organizzare in maniera professionale per poter affrontare gli adempimenti di legge. E tante società sono frenate dalla mancanza di risorse. Per poter iscrivere una società finanziaria al nuovo albo bisogna avere un sistema di compliance strutturato, avere un cda qualificato e indipendente, una società di revisione che certifichi il bilancio. Per un imprenditore tutto ciò corrisponde ad un grande esborso di denaro, si tratta di costi esorbitanti che si giustificano se nel frattempo si produce volume d’affari. Ma il volume si sviluppa solo se fai raccolta oppure se fai parte di una banca.

Quale potrebbe essere una soluzione?
Se le società finanziarie devono sostenere degli oneri simili a quelli delle banche, allora dovrebbero poter acquistare il denaro dalla Bce, agli stessi costi degli istituti bancari. In caso contrario questi nuovi oneri porterebbero inevitabilmente alla chiusura di molte aziende ed alla conseguente perdita di posti di lavoro. Io ragiono da imprenditore e sto con i piedi per terra.

Martorano, presidente Fenafi: “Bene l’Albo unico per gli intermediari. Ma dovremmo poter acquistare il denaro dalla Bce come fanno le banche” ultima modifica: 2015-06-04T16:20:53+00:00 da Valentina Petracca

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