Massimo Congiu, presidente dell’Unapass, Unione nazionale agenti di assicurazione: “La crisi non ha portato solo problemi e incertezza ma anche opportunità e nuovi margini di guadagno”

Anche la possibilità di collaborazione tra agenti assicuratori recentemente introdotta con il decreto sviluppo bis dovrebbe avere effetti positivi…
In realtà questa norma si limita solo a riportare la situazione indietro a prima del 2005. Fino a quel momento infatti gli agenti potevano collaborare liberamente tra loro. Successivamente il legislatore italiano nel definire il Testo unico delle assicurazioni e l’Isvap nel recepirlo attraverso i regolamenti (in modo specifico il regolamento numero 5), diedero un’interpretazione restrittiva della disciplina, vietando la contestuale iscrizione degli agenti in più sezioni del registro. Da questo derivò l’impossibilità, ad esempio, per un agente A di collaborare con un altro agente A. Ora è stato ripristinato lo status quo ante, prevedendo inoltre la possibilità per gli agenti di collaborare non solo tra loro ma anche con altri intermediari, come banche e broker. Ciò non potrà che aumentare la concorrenza tra operatori e portare a un abbassamento delle tariffe, migliorando al contempo la qualità del servizio offerto.

Eppure l’Ania non è molto d’accordo con questa visione…
Secondo me le critiche mosse dall’Ania non tengono sufficientemente conto dell’intelligenza dei consumatori, che in caso di aumento delle polizze andranno sempre a premiare quelle che a parità di offerta presentano costi minori. Non bisogna inoltre sottovalutare il fatto che il confronto prodotti assicurativi è facilitato da un’altra disposizione contenuta nel decreto crescita bis, quella che prevede la polizza standard di base, che è stata fortemente voluta sia da noi dell’Unapass sia dallo Sna. Questo strumento faciliterà enormemente il confronto tra condizioni e prezzi delle polizze, mettendo il cliente nella condizione di poter scegliere tra decine di prodotti quello che si attaglia meglio alle sue esigenze.

Parlando del futuro non si può non menzionare l’Ivass. Cosa pensa di questo nuovo ente?
Il provvedimento che ha portato al passaggio dall’Isvap all’Ivass è contenuto nella legge sulla spending review. Lo scopo delle disposizioni in essa contenute è chiaramente quello di limitare la spesa pubblica. Però l’Ivass costa di più, perché il nuovo organismo avrebbe dovuto vedersi assegnate più competenze, compresa quella della Covip. A noi sembra che in realtà rispetto all’Isvap sia cambiato solo il nome. Per questo abbiamo intenzione di chiedere alle istituzioni di fare quello che nel resto dell’Europa è già stato fatto: ripensare i compiti delle authority. Nella situazione attuale esistono una serie di autorità e ciascuna di esse interviene negli stessi campi per soggetti diversi. La questione della trasparenza a garanzia dei consumatori, ad esempio, viene gestita contemporaneamente dalla Banca d’Italia, dall’Ivass e dalla Consob. Se invece le authority ricevessero incarichi diversi in base alla loro finalità, si arriverebbe a una razionalizzazione del loro operato e dei loro costi. In questo senso è emblematico il caso della doppia iscrizione per i promotori finanziari: se non fossero intervenuti emendamenti alla legge, questi soggetti, già iscritti al Rui, avrebbero dovuto iscriversi anche all’Oam, l’Organismo per gli agenti e i mediatori.

Che ruolo intende giocare l’Unapass in questo scenario di radicali cambiamenti?
Gli studi e le analisi attuali indicano che da questa crisi si dovrebbe uscire nel 2014. È chiaro però che nulla sarà più come prima: sarà necessario cambiare i nostri paradigmi e il nostro modo di pensare e operare. Vi sarà un grande ripensamento del modello sociale ed economico e le assicurazioni, in quanto strumenti di progettazione del futuro, non potranno che trarre beneficio da questa situazione. In questo senso già adesso esistono studi europei che incoraggiano assicuratori stranieri a investire in Italia. Come Unapass intendiamo continuare a garantire la rappresentanza degli interessi del settore con lo stesso spirito imprenditoriale che abbiamo sempre avuto. Per noi la rappresentanza non deve essere intesa contro qualcuno o qualcosa ma in modo funzionale al sistema, con la finalità di far coesistere nel settore assicurativo la tutela del consumatore e l’economia di mercato. Il nostro sindacato, ad esempio, ha già costituito insieme alle associazioni di consumatori il primo ente bilaterale per la risoluzione delle controversie in ambito assicurativo e ora sta sostenendo dei progetti di legge per introdurre il reato di omicidio stradale. Di una cosa siamo assolutamente certi: gli intermediari di assicurazione sono chiamati a concorrere a risollevare i destini economici di questo Paese. E noi intendiamo fare la nostra parte, in modo concreto. Per questo siamo pronti a mettere a disposizione del prossimo Parlamento le nostre competenze e le nostre conoscenze.

Il codice deontologico proposto dallo Sna va appunto in questa direzione. Avete pensato anche voi a uno strumento simile?
Lo Sna ha elaborato un codice relativo alla collaborazione tra intermediari. Considerato che noi abbiamo già una nostra carta deontologica e una etica e che riteniamo che inizialmente le collaborazioni saranno su singolo affare, abbiamo preferito concentrarci su uno strumento in grado di rendere operative tali collaborazioni, ossia il contratto di rete.

Di cosa si tratta?
È uno strumento poco sviluppato, nonostante il legislatore abbia tentato di promuoverlo con grande insistenza. Consente appunto di creare una rete tra vari soggetti economici, che possono essere anche gli intermediari assicurativi.

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Massimo Congiu, presidente dell’Unapass, Unione nazionale agenti di assicurazione: “La crisi non ha portato solo problemi e incertezza ma anche opportunità e nuovi margini di guadagno” ultima modifica: 2013-01-13T20:58:19+00:00 da Paolo Tosatti

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