Massimo Righetti e il ritorno del “segnalatore”

Il Decreto correttivo del D.Lgs. 141/2010 ha riportato in auge la figura del “segnalatore”, destinata, o così pareva, a scomparire con l’entrata in vigore della nuova normativa.
Le associazioni di categoria si sono espresse seguendo la logica “protettiva ” delle aziende che rappresentano – afferma Massimo Righetti, direttore generale di Rete Mutui Italia – sostenendo che in questo modo si consentirà ad un “sottobosco” non normato di sostituirsi in qualche modo all’attività dell’agente o del collaboratore. In realtà ritengo che le aziende modernamente organizzate e con gli adeguati strumenti informatici di controllo oltre che sezioni aziendali interne destinate ai controlli del caso e previo censimento del segnalatore, in realtà non si è dato altro che l’input corretto per gestire le attività di controllo su un segmento che non cesserà mai di esistere”.

 

Del resto – prosegue Righetti – il vero rischio che oggi si manifesta quotidianamente durante le selezioni, è quello di trasformare una miriade di occasionali in agenti o collaboratori per effetto di quello che è sempre accaduto e cioè l’abitudine di far prendere il codice alla moglie o alla sorella… Diversamente se il decreto non fosse stato corretto, si avrebbe dato la possibilità a chiunque di creare una società di mediazione e di riempirla di “codici” e non di veri collaboratori per effetto della ricerca e della scelta “random” di una azienda qualsiasi che chiunque avrebbe fatto pur di ottenere un mandato in grado solo di metterlo al riparo dal decreto e dagli adempimenti necessari per svolgere l’attività”.

“Faccio un esempio: da tempo è prevista l’iscrizione ISVAP con tutti gli adempimenti preventivi e successivi anche all’iscrizione per il mantenimento dei requisiti: com’è possibile che ci siano ancora degli iscritti all’elenco UIF senza la necessaria e parallela iscrizione ISVAP? Chiunque per esercitare dovrebbe avere entrambi i codici e le abilitazioni mentre oggi ci si nasconde dietro la NON VENDITA del prodotto assicurativo che sappiamo benissimo essere invece sempre affiancato a qualsiasi prodotto finanziario, di qualunque natura esso sia, oppure alla vendita ma al mancato riconoscimento provvigionale. Le aziende nell’imminente futuro non potranno avere più di 150/200 consulenti in linea con le normative e quindi non avrebbe senso trasformare un segnalatore in collaboratore solo per dare l’apparenza al mercato di esistere “, ha continuato il direttore generale di RMI.

Di sicuro spetterà all’Organismo di controllo definire la figura del segnalatore e le caratteristiche, limitando l’azione di chi intendesse mascherare l’impossibilita di esercitare utilizzando vie diverse, ma consentite. Se vogliamo fare un paragone con un settore che è sicuramente più delicato: nella promozione finanziaria la figura del segnalatore è stata introdotta nei primi anni 2000 dalla Consob dopo un decennio di attività dell’Albo. E le aziende hanno così potuto gestire questo collaboratore attraverso un regolamento specifico che ha portato benefici sia al promotore di riferimento sia all’azienda”, ha concluso Righetti.

Massimo Righetti e il ritorno del “segnalatore” ultima modifica: 2011-11-02T09:03:10+00:00 da Flavio Meloni

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