Massimo Sanson, amministratore delegato Pitagora: “Nel primo semestre siamo cresciuti del 18%. Ora puntiamo a consolidare il nostro modello di business”  

Sanson PitagoraAttiva dal 1995 nel mercato della cessione del quinto, Pitagora Spa può vantare oggi una rete di 69 filiali e 190 agenti, 45 convenzioni con istituti bancari e altri 19 partner operanti su mercati affini che la rendono una delle principali realtà del settore. Con l’amministratore delegato Massimo Sanson parliamo del modello di business della società, dei suoi punti di forza e dei progetti per il futuro.

Come è andato il primo semestre dell’anno? Rispetto al 2013 la situazione registra dei miglioramenti?

Prima di parlare dei risultati concretamente raggiunti, vorrei fare una premessa per spiegare ai lettori come è stato possibili ottenerli. L’operazione di cartolarizzazione lanciata dalla nostra società nel biennio passato, nata in realtà come operazione di autocartolarizzazione e poi evolutasi, è stata dettata da due necessità: la prima di funding, finalizzata a mantenere gli obiettivi che la società si era prefissa in un momento estremamente difficile dal punto di vista congiunturale; la seconda collegata ai desiderata espressi dalla Banca d’Italia in merito agli intermediari finanziari, che erano stati invitati a divenire sempre più originator e uscire gradualmente dal mercato dei plafond. In questo contesto all’inizio di maggio abbiamo concluso la vendita a un investitore internazionale del 94,93% dei titoli junior emessi da Madeleine Spv S.r.l. a seguito dell’operazione di cartolarizzazione strutturata dal team di Credit Solutions Group del Capital Markets di Banca Imi, l’investment bank del Gruppo Intesa Sanpaolo, e perfezionata il 24 maggio del 2013. Nell’ambito di tale operazione, derivante da un portafoglio crediti di prestiti assistiti da cessione del quinto dello stipendio e della pensione, sono stati emessi titoli partly paid dell’importo nominale di euro 318 milioni, con un tranching dell’82% di classe senior e del 18% di junior. Sui titoli senior a febbraio di quest’anno Moody’s ha rilasciato un rating pubblico di classe A3. Questa ulteriore operazione sui titoli junior Madeleine Spv ci ha consentito di procedere alla derecognition dei crediti ceduti, con significativi vantaggi sul patrimonio di vigilanza della società. Così, dopo aver chiuso il 2013 in sostanziale pareggio, nel primo semestre di quest’anno abbiamo potuto esprimere volumi interessanti pur mantenendo inalterato il modello di business e totalizzare un più 18%, un risultato in netta controtendenza rispetto al contesto generale.

A quanto ammontano le erogazioni?

L’anno scorso sono state pari a 329 milioni. Quest’anno puntiamo a 380.

I cambiamenti intervenuti a livello normativo e di mercato vi hanno portato a modificare il vostro modello di business?

Sin dal momento della sua istituzione, la nostra società ha sempre lavorato esclusivamente con la propria rete di vendita. Le nostre 69 filiali territoriali e i nostri 190 agenti monomandatari operano offrendo i propri servizi alle banche locali. Questo ci consente di finanziare con la cessione del quinto la clientela bancaria di quegli istituti di piccole e medie dimensioni che non hanno masse critiche sufficienti a sostenere una propria società prodotto e che possono invece rivolgersi a noi, ottenendo commissioni up front in caso di esito positivo delle pratiche gestite. Si tratta di un modello di business peculiare della nostra azienda e ampiamente collaudato, che, visti i numeri ottenuti, evidentemente funziona e che lungi dall’essere modificato intendiamo invece consolidare ed ampliare.

Aprirete nuove filiali?

Sì, ne nasceranno altre quattro entro fine anno. L’obiettivo di lungo periodo, che ci siamo dati nel 2006, è quello di arrivare a 100.

Il core business resterà sempre la cessione del quinto?

Assolutamente sì. Come dimostra anche l’appetito degli investitori stranieri, si tratta di un asset class che piace al mercato e che sta vivendo quella che possiamo definire la sua terza vita, dopo la nascita negli anni Cinquanta e l’apertura ai lavoratori del settore privato e ai pensionati nel 2006. I dati dell’Assofin dicono che le prime dieci società che operano nel settore, che coprono quasi l’80% del mercato, sono banche, captive di banche o partecipate di banche, come nel nostro caso. Questo ha portato a una razionalizzazione del mercato rispetto alla situazione di enorme frazionamento che si aveva prima del 2005 e a una parallela crescita dei volumi, che dovrebbe consolidarsi nel prossimo futuro. Proprio per questo il prossimo anno ipotizziamo di riuscire a portare il fatturato a 430 milioni. Si tratta di un risultato che richiederà un grande sforzo da parte di tutti noi, ma che giudico alla nostra portata, anche in considerazione del grande impegno profuso in questi anni e dei sostanziosi investimenti che sono stati fatti, a cominciare dalle ore di formazione a cui sono sottoposti mensilmente i nostri agenti, che eccedono di molto le canoniche sessanta. Abbiamo sempre considerato la rete come uno dei nostri principali punti di forza e di conseguenza puntiamo molto sulle persone che la costituiscono.  Nel futuro della società la diversificazione sarà comunque una delle chiavi di lettura per valorizzare la rete vendita e il modello di business, offrendo alla nostra clientela prodotti assicurativi e finanziari di banche partner.

Massimo Sanson, amministratore delegato Pitagora: “Nel primo semestre siamo cresciuti del 18%. Ora puntiamo a consolidare il nostro modello di business”   ultima modifica: 2014-07-28T16:35:22+00:00 da Paolo Tosatti

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