Mediazione creditizia, Fimaa Summit 2026: le novità in arrivo e i nodi da affrontare con il d.lgs 212/2025

Tavola rotonda del Fimaa Summit mediazione creditizia 2026

Dialogo, confronto, gioco di squadra. Nell’interesse del consumatore. Sono state queste le parole chiave del Fimaa Summit mediazione creditizia 2026, che si è tenuto ieri e ha visto la partecipazione dei vertici della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari), della Consulta nazionale della mediazione creditizia di Fimaa Italia, dell’Oam (Organismo agenti e mediatori) e dell’Abi.

Tema dell’incontro le principali novità in arrivo con il decreto legislativo n. 212/2025, che recepisce la Direttiva Ue 2023/2025 sui contratti di credito ai consumatori.

Cosa cambia per l’intermediazione del credito

Archiviato il tema della segnalazione remunerata, espunto dalla formulazione della normativa a seguito della denuncia dell’Organismo e delle associazioni di categoria, si apre il confronto su una riforma delle regole del settore che, come ha affermato il vicepresidente vicario della Fimaa Maurizio Pezzettanon sono ostacolo, ma garanzia di qualità del mercato. Un passaggio importante perché pone domande concrete. Come si traducono queste regole nella pratica quotidiana? Come incidono nella operatività?

A queste domande si cercherà una risposta nei prossimi mesi, durante i quali si dovrà dare forma alle previsioni normative, che troveranno applicazione dal 26 novembre prossimo.

Le principali novità, illustrate dal presidente dell’Oam Francesco Alfonso e dal direttore generale Federico Luchetti, sono:

  • l’istituzione del registro dei merchant, da creare entro il 10 ottobre;
  • l’individuazione delle caratteristiche delle politiche di retribuzione e incentivazione del personale e dei collaboratori di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi;
  • la pubblicità dei provvedimenti sanzionatori;
  • i nuovi poteri di vigilanza dell’Organismo.

L’impegno dell’Oam, ha spiegato Francesco Alfonso, sarà quello di “effettuare una vigilanza attenta ma non inutilmente ‘punitiva’, piuttosto orientata a stimolare comportamenti in linea con le regole, per favorire lo sviluppo di un mercato del credito sostenibile che favorisca la crescita del Paese”.

Per mettere a terra quanto previsto dalla legge, l’Organismo aprirà dei momenti di confronto con gli operatori del settore, anche se al momento è ancora decisa la forma che avranno: nelle prossime settimane si deciderà se procedere a una consultazione con un tavolo ‘collegiale’, se procedere con incontri separati con le singole rappresentanze, affidando all’Organismo la sintesi delle diverse posizioni emerse, o se, invece, procedere con una consultazione ‘per tabulas’ su un testo definito dall’Organismo.

La tavola rotonda e i nodi da affrontare secondo i mediatori

La tavola rotonda, moderata dal giornalista Gerardo Graziola, ha visto la partecipazione di tre rappresentanti della Consulta nazionale della mediazione creditizia di Fimaa ItaliaAnsano Cecchini, Angelo Spiezia e Gabriele Nencini -, il responsabile della vigilanza dell’Oam Benedetto Camastra e il vicedirettore vicario dell’Abi Gianfranco Torriero.

La scarsa disponibilità delle banche a siglare convenzioni in ambito corporate

Nel corso del dibattito è emersa la necessità per i mediatori creditizi di dare attuazione al Protocollo d’intesa tra Abi, Oam e associazioni delle società finanziarie e dei mediatori per rafforzare la trasparenza nei finanziamenti, volto a prevenire il fenomeno dell’abusivismo nell’intermediazione creditizia. Ansano Cecchini e Angelo Spiezia hanno evidenziato le difficoltà per le società di mediazione ad ottenere convenzioni in ambito corporate, con la conseguenza di alimentare il sommerso e creare contenzioso. Contenzioso che, ha affermato Cecchini, “nel comparto della mediazione creditizia è addirittura più basso rispetto a quello delle banche, grazie anche al lavoro dell’Oam che ha fatto sì che la qualità del credito si sia innalzata nel tempo”.

L’intermediazione del credito è un’attività riservata ai mediatori, che devono rispettare norme sempre più stringenti. Come Fimaa abbiamo chiesto all’Organismo di vigilare sugli influencer e sui soggetti non iscritti all’Oam che pubblicizzano sui social servizi di mediazione creditizia. Attraverso il dialogo con l’Organismo possiamo dare un servizio a consumatori, clienti e imprenditori con etica e trasparenza. Tanto è stato fatto, ma siamo ancora poco conosciuti. Abbiamo l’opportunità di diventare un motore di crescita per famiglie e imprese”, ha dichiarato Spiezia.

Le asimmetrie competitive generate dal modello distributivo digitale

Un altro nodo critico per le società di mediazione creditizia è rappresentato dal modello operativo dei comparatori digitali, che, sfruttando un modello di business più snello basato sulla “segnalazione” più che sulla intermediazione, ottengono un vantaggio competitivo rispetto alle reti.

Produrre grandi volumi attraverso la generazione di grandi quantitativi di nominativi si traduce in una disintermediazione del cliente. E genera un rischio di asimmetrie competitive tra player con un modello operativo diverso. Riteniamo sia necessario un confronto anche sull’applicazione della normativa antiriciclaggio da parte delle società di mediazione online. Siamo soddisfatti della volontà dell’Oam di condividere le regole da scrivere, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo”, ha detto Gabriele Nencini.

La risposta dell’Oam e dell’Abi

La premura delle società e le preoccupazioni sull’abusivismo sono tematiche che l’Oam ha ben presenti, tanto che ha rafforzato il protocollo di intesa con la Guardia di Finanza. Riguardo all’online Camastra ha precisato che l’Oam aveva dato delle indicazioni sul modello di business delle piattaforme e sulla necessità di avere parità delle regole, indicazioni che sono state recepite nella nuova normativa.

L’Abi ha dato la propria disponibilità ad aprire di un tavolo di confronto sul protocollo di intesa con i mediatori, ribadendo tuttavia due presupposti:

  • ogni realtà bancaria ha un modello di business e organizzativo diverso e può essere più o meno disponibile ad adottare una rete esterna o una rete interna;
  • il protocollo è uno strumento per incentivare ma non ha un potere cogente sugli iscritti.

Gli adempimenti più sfidanti

La sfida, secondo i mediatori, sarà principalmente di carattere culturale: alzare il livello professionale, che rappresenta al tempo stesso una necessità e opportunità per il comparto. Su questo le società apprezzano la disponibilità dell’Organismo ad affiancare gli operatori nel percorso di crescita attraverso tavoli di confronto dedicati.

Le linee guida sulla retribuzione della rete

L’emanazione delle linee guida da seguire per politiche di retribuzione e incentivazione del personale e dei collaboratori potrebbe essere un tema scivoloso. Tuttavia l’Organismo si è impegnato a lavorare con le società di mediazione per definire il perimetro e, soprattutto, per promuovere le best practice.

 “La normativa di trasparenza dà indicazioni su buone prassi da utilizzare. Principi che riscontriamo anche nell’attività di vigilanza. Su questo ascolteremo anche i suggerimenti che arriveranno dagli operatori del mercato”, ha affermato Benedetto Camastra.

Il responsabile della vigilanza dell’Oam ha fatto eco a quanto dichiarato dal presidente Francesco Alfonso, che aveva affermato: “Occorrerà trovare il giusto equilibrio tra la vostra libertà di iniziativa economica e la tutela del consumatore che rappresenta comunque l’obiettivo primario del legislatore. Ugualmente importante sarà, per l’Organismo, acquisire i vostri suggerimenti al momento in cui dovremo stabilire i requisiti di conoscenza e competenza, nonché di aggiornamento professionale per gli iscritti e per i loro dipendenti e collaboratori. Il vostro mercato sta rapidamente cambiando, le nuove tecnologie consentono una riorganizzazione del lavoro richiedendo al contempo ulteriori competenze. Di questo occorre tenere conto, avendo come obiettivo comune l’innalzamento della professionalità di tutti gli operatori del comparto”.