Mediazione creditizia, riforma del 141: le opinioni dell’Oam, di Credipass e degli esperti

Medizione Creditizia Mediatori Creditizi Credito Cessione del Quinto Prestito Microfinanza Mediazione Creditizia Leasing Credito CooperativoAumentare la professionalità di tutto il settore della mediazione creditizia attraverso una riforma del decreto legislativo 141 che trasformi la figura del collaboratore in un soggetto sottoposto alla vigilanza e alle sanzioni delle autorità competenti, come avviene per la mediazione assicurativa e per la consulenza finanziaria. È questa la proposta formulata oggi da Fabio Graziotto, presidente di Credipass e direttore generale di Hgroup, nel corso del convegno “Mediazione creditizia: una professione in evoluzione”, organizzato dalla società a Roma.

“Prima della riforma varata con il decreto legislativo 141 il nostro era un settore disorganizzato e con regole non sempre chiare – ha spiegato Graziotto in apertura dei lavori -. Il provvedimento del 2010 ha portato con sé un’importante trasformazione, che ha giovato al mercato e ai consumatori. Oggi, però, a due lustri di distanza dall’entrata in vigore delle nuove regole, vale la pena avviare una riflessione su quello che è possibile fare per muovere un ulteriore passo in avanti in direzione di un sempre maggiore professionalità di coloro che operano nel comparto”.

medizione creditizia 200120Il decreto 141, ha ricordato Graziotto si basa sul principio anglosassone dell’accountability “ossia sulla possibilità di verificare l’attività di un operatore del settore per assicurare una maggior tutela del consumatore. Tuttavia, in base alle regole attuali, nell’ipotesi in cui un collaboratore, che è colui che entra materialmente in contatto con un cliente, non si comporta in maniera corretta la responsabilità del suo operato non ricade direttamente su di lui ma sulla società di mediazione per cui lavora. Quello che una società può fare nel caso di un collaboratore che viola le regole è revocargli il mandato per giusta causa. Nulla, però, impedisce a quel soggetto di andare a lavorare, come avvenuto in alcuni casi concreti, per un altro mediatore. Quello che serve, dunque, è un cambio della disciplina, che renda il collaboratore sottoposto direttamente alla vigilanza dell’Oam, l’Organismo agenti e mediatori”.

I mediatori creditizi, ha concluso il presidente di Credipass “hanno ancora molti margini di crescita, ma per acquisire nuovi clienti devono garantire la massima serietà e professionalità. Per questo oggi abbiamo voluto presentare una proposta di riforma del 141, con l’auspicio che venga fatta propria da un tavolo interassociativo che si impegni ad analizzarla  e discuterla per trovare rapidamente una soluzione condivisa al problema della responsabilità dei collaboratori”.

medizione creditizia 200120 3La necessità di rivedere il decreto legislativo 141 è stata sottolineata anche da Federico Luchetti, direttore generale dell’Oam, che ha spiegato come al momento vi siano “tutti i presupposti per un importante maquillage della disciplina, che deve però essere modificata in modo organico, per tenere conto dell’evoluzione del settore e delle nuove frontiere della tecnologia”.

Luchetti ha identificato alcune linee di intervento principali: l’ampliamento del campo di azione dei mediatori creditizi, che presuppone l’eliminazione delle zone grigie che l’attuale disciplina dell’attività di consulenza rende possibile; la necessità di favorire l’ingresso di giovani nel settore della mediazione, prevedendo percorsi di accesso a costi agevolati per le società; la revisione dei requisiti professionali previsti per gli esponenti aziendali, oggi troppo restrittivi.

“All’ampliamento del perimetro di azione dei mediatori – ha aggiunto Luchetti – deve però corrispondere un’estensione dei poteri dell’Organismo. Inoltre, se l’Oam deve avere maggiore controllo sui collaboratori, questo non vuol dire che debba venire meno la responsabilità delle società, che in nessun caso devono disinteressarsi del loro operato”.

Dopo Luchetti a prendere la parola è stato l’avvocato Andrea Ciani, che ha richiamato l’attenzione della platea su due aspetti centrali collegati alla modifica del decreto legislativo 141. “La riforma della mediazione attuata tramite il 141 è stata pensata facendo riferimento a un operatore ‘tradizionale’. Oggi tale modello di operatore è quasi completamente scomparso e il rapporto tra il collaboratore e i clienti è molti diverso rispetto al passato. Inoltre il 141 dà per scontato un rapporto tra una società e la sua rete di tipo ‘patriarcale’ che non sempre trova riscontro nella pratica”.

In questo contesto il rischio concreto è che le società di mediazione creditizia possano provare ad attrarre collaboratori che lavorano per la concorrenza non promettendo loro provvigioni più elevate ma controlli meno accurati sulla loro attività.

“Con le regole attuali – ha specificato Ciani – i collaboratori sono estranei ai poteri sanzionatori dell’Oam. A livello pratico, dunque, le strade percorribili  sono due. La prima è quella di un intervento normativo che renda i collaboratori soggetti alle sanzioni, come avviene in ambito assicurativo e della consulenza finanziaria. Questa soluzione avrebbe chiaramente ricadute significative sull’operatività dell’Organismo. La seconda via è quella di fare in modo che gli unici soggetti iscritti agli elenchi dell’Oam restino i mediatori creditizi e gli agenti in attività finanziaria, prevedendo però che l’Organismo possa erogare provvedimenti di inibizione all’attività per periodi più o meno lunghi nei confronti di collaboratori nei casi in cui accerti una grave violazione delle regole da parte loro. Tale scelta richiederebbe un lavoro giuridico decisamente più complesso a articolato rispetto alla prima”.

medizione creditizia 200120 2Il punto di vista delle banche sulla responsabilità dei collaboratori è stato rappresentato da Angelo Peppetti, dell’ufficio credito e sviluppo dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, e da Marco Ceccobelli, vice direttore generale cfo, credit e operations di Ibl Banca.

Peppetti ha sottolineato la necessità di un’armonizzazione della disciplina dell’intermediazione a livello europeo, richiamando l’attenzione sulle differenze ancora oggi esistenti nei diversi ambiti, quali ad esempio il credito ipotecario e la distribuzione assicurativa.

Ceccobelli ha accolto favorevolmente la proposta di una riforma del 141 che preveda una responsabilità diretta dei collaboratori, ricordando che al momento l’istituto di credito per cui lavora inibisce l’utilizzo di uno specifico collaboratore da parte di un mediatore creditizio nel caso in cui, tramite i controlli interni alla banca, verifichi comportamenti o condotte non conformi alle norme.

“Confidiamo che entro i prossimi 10 giorni riusciremo ad avviare un tavolo di confronto con gli operatori del settore – ha concluso Graziotto chiudendo i lavori -. Preso atto di un problema che va affrontato, è certamente più semplice prendere in mano la situazione e presentare una proposta concreta piuttosto che attendere l’evolversi degli eventi”.

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