Mediobanca, nel 2019 utile in salita: +3,8%

Mediobanca LogoIl consiglio di amministrazione di Mediobanca ha approvato i risultati di esercizio e consolidati al 31 dicembre scorso del gruppo Mediobanca.

Risultati consolidati
Il semestre chiude con un utile di 467,6 milioni in aumento del 3,8% rispetto allo scorso anno (450,5 milioni) in linea con il percorso di sviluppo delineato dal Piano 2023 che mira a valorizzare il modello di business del Gruppo, incentrato su attività ad elevata marginalità, specializzazione e crescita, con un profilo di basso rischio ed elevato rendimento.

Grazie a significativi investimenti commerciali (forza vendita WM a circa 1000 professionisti, +7% in 6 mesi e +17% a/a, potenziamento dei canali distributivi diretti nel Consumer che raggiungono 206 filiali e agenzie, +7% a/a) e all’ampia dotazione di capitale (CET1 superiore al 14%), i volumi degli attivi fruttiferi registrano un significativo incremento (impieghi creditizi +8% a/a; totale attività finanziare della clientela (“TFA”) +10% a/a). In parallelo crescono i ricavi (+3,8%) e l’utile (+3,8%) mantenendo elevata la redditività (ROTE superiore al 10%) e l’efficienza dei costi (Cost/Income al 44,6%).

Il Consumer resta il maggior contributore in termini di ricavi (531,7 milioni, pari al 40,1% del totale) e utili (167,2 milioni, 35,8%) mentre il Wealth Management è l’acceleratore del semestre (ricavi: +9,8%; utile netto: +35%, ROAC dal 14% al 23%), beneficiando di una crescita della raccolta gestita ai migliori livelli del mercato Affluent/Private domestico. Anche le altre divisioni confermano redditività elevate (CIB 16%, PI 13%).

La crescita dei ricavi da 1.276,6 a 1.325,2 milioni ha riguardato:
– il margine di interesse, in aumento del 3% (da 700,6 a 721,5 milioni) per i contributi crescenti di Wealth Management (+8,1%) e Consumer (+5,3%), a fronte di maggiori volumi, che compensano l’andamento del Corporate ed Investment Banking (-2%), maggiormente esposto alla riduzione degli spread; stabile il contributo delle Holding Functions;
– le commissioni nette, in salita del 5% (da 312,9 a 328,5 milioni) con un apporto del Wealth Management di 158 milioni (+12,4%) che riflette il progresso degli attivi in gestione Affluent (+20,2%, da 41,6 a 50 milioni) e Private (+29,9%, da 49,2 a 63,9 milioni);
– pressochè invariato il saldo del Corporate ed Investment Banking (121,9 milioni) mentre il Consumer è in lieve calo (-8,7%); la voce include una contenuta componente di performance fees su fondi e gestioni patrimoniali (12,3 milioni contro 1,2 milioni) – confermando l’elevata qualità delle commissioni del segmento che risultano per il 90% ricorrenti – e il consolidamento Messier Maris et Associés (23,5 milioni) che determina l’aumento delle commissioni di advisory del 35% (da 47,9 a 64,6 milioni);
– l’utile delle partecipazioni, in crescita dell’11% (da 165,5 a 183,7 milioni) per le plusvalenze da cessione di Assicurazioni Generali del primo trimestre (vendita di attivi) in parte controbilanciate dai costi non ricorrenti connessi all’operazione di liabilities management
registrata nel secondo trimestre;
– i proventi di tesoreria (pari al 91,5 milioni) in lieve calo rispetto allo scorso anno (97,6 milioni) per i minori incassi sui fondi del Principal Investing (5,3 milioni contro 9 milioni); l’attività con clientela di Capital Market Solutions contribuisce per 58,2 milioni (58,5 milioni lo scorso anno) mentre il portafoglio proprietario (banking e trading book) mostra un risultato di 27,2 milioni (contro 23,2 milioni), in netto recupero rispetto al primo trimestre.

I costi di struttura aumentano da 561,6 a 591,1 milioni (+5,3%), in particolare quelli del personale crescono del 7,5% scontando lo sviluppo della rete commerciale del Wealth Management (36 ingressi) e l’ingresso di Messier Maris et Associés (15,4 milioni); più contenuta la crescita delle spese amministrative (+2,9%) malgrado il lancio di Compass Quinto e l’entrata di 107 nuovi consulenti finanziari nell’utimo anno; l’indice Cost/Income si mantiene inferiore al 45%, tra i migliori in ambito europeo.

Le rettifiche su crediti restano invariate a 109,5 milioni e, tenuto conto dei crescenti volumi creditizi, esprimono un costo del rischio di Gruppo in riduzione da 52bps a 48bps; il semestre mostra riprese nette nel Corporate and Investment Banking per 30 milioni (principalmente collegate al ritorno in bonis della posizione Sorgenia nell’ultimo trimestre); il contributo del Consumer salda a 128 milioni, pari ad un costo del rischio di 190bps (185bps nell’ultimo trimestre), in lieve aumento rispetto allo scorso anno (rispettivamente 113,9 milioni e 180bps, minimo storico della divisione).

In parallelo le attività deteriorate lorde scendono nell’ultimo trimestre dal 4,3% al 3,9% degli impieghi e mostrano un tasso di copertura del 54%.

Il semestre è stato gravato dai contributi netti al Fondo Tutela dei Depositi per 11,4 milioni, stabili rispetto allo scorso anno (11,2 milioni) e dalla sanzione Antitrust comminata a Compass (4,7 milioni) per asserite pratiche commerciali scorrette nella distribuzione di prodotti assicurativi abbinati a finanziamenti; Compass impugnerà il provvedimento presso il Tar del Lazio, ritenendo che il comportamento tenuto nei confronti della clientela sia del tutto trasparente ed in linea con le migliori prassi di mercato.

Sul piano patrimoniale, il totale attivo cresce nel semestre da 78,2 a 82,5 miliardi per l’incremento degli impieghi a clientela (+4,2%) e delle attività di negoziazione (da 9,8 a 12,5 miliardi) fronteggiati dalle correlate passività (10,3 miliardi contro 8 miliardi), nel dettaglio: gli impieghi verso la clientela aumentano del 4,2% da 44,4 a 46,3 miliardi con un apporto positivo di tutti i segmenti: il Consumer sale del 3,6% (da 13,2 a 13,7 miliardi di cui 7,6 miliardi di prestiti personali e 2 miliardi di cessione del quinto) con un erogato di 3,9 miliardi (+11,2%) di cui oltre il 50% su prestiti personali. Il Wealth Management segna un aumento dell’11,2% a 12,6 miliardi con contributi crescenti dei mutui ipotecari CheBanca! (stock +9% a 9,8 miliardi ed erogato +58% a 1,3 miliardi) e impieghi Private (stock +19,6% a 2,8 miliardi, di cui il 58% riferibili alla Compagnie).

Il CIB rimane sostanzialmente stabile a 18 miliardi per il positivo apporto dello Specialty Finance (+21,5 % a 2,7 miliardi), con il factoring in crescita da 1,9 a 2,4 miliardi (turnover dei sei mesi salito da 3,3 a 4,1 miliardi);
– la percentuale di attività deteriorate sugli impieghi rimane invariata (3,9% lorda e 1,8% netta)4 con indice di copertura al 53,9% (54,8%); in virtù della riclassifica in bonis, già menzionata in precedenza, e del buon andamento industriale del costo del rischio, a dicembre è stato completamente riassorbito l’aumento delle attività deteriorate registrato a settembre a seguito della nuova definizione di default; le sofferenze nette si riducono a 76,2 milioni (79,8 milioni) e rappresentano lo 0,17% del totale impieghi (0,18% al 30 giugno scorso) con un tasso di copertura del 79,7% (invariato);
– le attività finanziarie del Wealth Management (TFA) aumentano del 4% (da 61,4 a 63,7 miliardi) con 1,3 miliardi di raccolta netta (Net New Money)5. Le masse gestite ed amministrate crescono del 7% (da 39 a 41,8 miliardi) con NNM per 1,9 miliardi, derivante per
il 60% dal segmento Affluent e per il 40% dal Private; la raccolta diretta si riduce da 22,4 a 21,9 miliardi, essenzialmente per riconversione di depositi in CheBanca!. Le TFA di CheBanca! saldano a 26,5 miliardi, di cui 14,5 miliardi in depositi; quelle del Private Banking a 26 miliardi, di cui 18,5 miliardi in masse gestite ed amministrate; infine le fabbriche prodotto gestiscono 21,4 miliardi, di cui 10 miliardi all’interno del Gruppo;
– la raccolta cresce da 51,4 miliardi a 52,1 miliardi con l’aumento della raccolta cartolare (da 18,5 a 19,4 miliardi con una mix diversificato di canali e prodotti) e depositi Private stabili (a 7,4 miliardi) compensata dai minori depositi retail (14,5 miliardi contro 15 miliardi); il costo del funding resta stabile a 80 bps;
– i titoli del banking book restano invariati a 6,8 miliardi mentre flettono le attività nette di tesoreria (da 5,3 a 3,9 miliardi) a seguito dell’ottimizzazione del buffer di liquidità;
– gli indici patrimoniali si mantengono su livelli elevati ed ampiamente superiori ai limiti regolamentari:
– Phase- in6: il Common Equity Tier 1 ratio si attesta al 14,14% (14,09% al 30 giugno) e il Total Capital ratio al 17,14% (17,46%): l’autofinanziamento del semestre (circa 55bps) è per gran parte assorbito dall’incremento della quota di Assicurazioni Generali dedotta (-30bps) e dalla crescita organica (-20bps), concentrata nel Consumer e CIB;
– Fully loaded7: i ratios saldano rispettivamente al 12,93% (CET1 ratio) e al 16,15% (Total Capital ratio);
– Requisiti SREP 2020 confermati tra i più bassi in Europa: lo scorso 25 novembre, sono stati comunicati gli esiti del processo di revisione e valutazione prudenziale condotto dalla BCE (“Decisione SREP 2019”) che confermano i parametri quantitativi dello scorso anno: l’Autorità
ha richiesto infatti a Mediobanca di detenere un livello di CET1 su base consolidata dell’8,25% (11,75% Total SREP Capital Requirement, “TSCR”) che include un requisito aggiuntivo di Pillar 2 (“P2R”) dell’1,25%, tra i più bassi in Europa;
– Requisiti MREL 2020 confermati ed ampiamente coperti: ad inizio 2020, Banca d’Italia, su proposta del Single Resolution Board (“SRB”), ha aggiornato il requisito MREL del Gruppo, ossia la dotazione di fondi propri e di passività trasformabili in capitale attraverso il c.d. bail-in, fissato al 13,13% del totale degli attivi (“TLOF”) e al 21,60% degli RWA. I valori (circa 9,5 miliardi) restano pressochè invariati rispetto allo scorso anno. A partire dal 2020, viene richiesto, analogamente alle altre banche vigilate non sistemiche, un requisito di subordinazione pari al 10,05% del TLOF o al 16,53% degli RWA (14,33% al netto della cosiddetta “senior allowance”, pari al 2,2%) soddisfatto ampiamente con l’attuale capitale e passività subordinate.