Mercato Immobiliare, Nomisma: prezzi della case in contrazione del 5% nel 2013

L’impatto delle misure di consolidamento fiscale, si legge nell’analisi, l’inasprimento delle condizioni di credito e la perdita di fiducia degli operatori hanno inciso, tanto sui consumi privati (meno 4,3%) che sugli investimenti fissi lordi (meno 8% nel complesso e meno 6,4% nelle costruzioni).

Il favorevole andamento delle esportazioni nette ha frenato la caduta del PIL e favorito il miglioramento del sal-do commerciale con l’estero, tornato in territorio positivo per la prima volta in otto anni.

Se il settore manifatturiero potrebbe progressivamente stabilizzarsi, grazie allo stimolo proveniente dal commercio mondiale in via di rafforzamento tra fine 2012 e inizio 2013, rimangono negative le dinamiche nei servizi di mercato, nella distri-buzione e nelle costruzioni, vale a dire nei settori pienamente esposti al ripiega-mento della domanda interna. Lo scenario previsivo di consenso prospetta un lento miglioramento a partire dalla metà dell’anno, con un rialzo dell’attività economica a ritmi medi trimestrali dello 0,2-0,3%.

Diversamente da quanto accaduto nella prima ondata di credit crunch – risultato di una crisi finanziaria internazionale e di forti vincoli alla liquidità sui mercati in-terbancari – l’attuale inaridimento del canale creditizio (-4,8% nel 2013, rispetto a un 2012 ai minimi storici) è riconducibile ai più elevati rischi percepiti riguardo alle prospettive dell’attività economica e, in particolare, di taluni settori come quello immobiliare.

Tra le pesanti eredità di una recessione, nei confronti della quale non è valso alcun esercizio di discriminazione del merito creditizio, si annovera sicuramente il cre-scente deterioramento della qualità del credito. In assenza di eccezionali interven-ti normativi, la gran parte degli istituti di credito dovrà procedere a pesanti rettifi-che di valore e a gravosi accantonamenti prudenziali.

L’inesorabile scivolamento verso la sofferenza di una quota non trascurabile di crediti, associato ad una più stringente regolamentazione che impone alle banche di detenere capitale addizionale rispetto al passato a fronte degli impieghi immo-biliari, ha spinto ad un ripensamento delle strategie allocative, che non è escluso possa avere caratteri di strutturalità.

Il ridimensionamento dell’attività transattiva registrato lo scorso anno induce, con ogni probabilità, a ritenere ormai esaurito il margine di adeguamento del mercato sul lato delle quantità, delegando i residui necessari aggiustamenti alla componen-te di prezzo.

Da questo punto di vista gli ultimi segnali registrati paiono, tuttavia, incoraggianti. Il calo tendenziale delle quotazioni rilevato nelle 13 città intermedie appartenenti al campione Nomisma è risultato di gran lunga il più intenso dall’inizio della crisi ad oggi, ricalcando per omogeneità e consistenza l’andamento registrato sul finire del 2012 in corrispondenza delle aree urbane di maggiori dimensioni.

Il ridimensionamento dei prezzi, però, non è di per sé un elemento sufficiente a riportare verso il comparto una quota significativa della domanda potenziale. L’interesse potenziale delle famiglie più che doppio rispetto agli attuali livelli di at-tività induce a ritenere che è dal settore bancario, prima ancora che dal repricing, che dipendono le possibilità di rilancio a medio termine del mercato immobiliare al dettaglio.

Già nel 2011 si era assistito ad un allungamento dei tempi maggiore rispetto a quello che si poteva prevedere in base al trend che aveva caratterizzato questo in-dicatore nel corso degli anni 2000. Nel 2012 e nei primi mesi del 2013 si è avuto un ulteriore balzo in avanti, con incrementi nell’ordine dei 2 mesi per le abitazioni nuove, dei 2,5 mesi per quelle usate, dei 2,7 mesi per uffici, capannoni e box auto.

I tempi di vendita sono giunti ad attestarsi così tra i 9 mesi delle abitazioni nuove e i 13 mesi dei capannoni industriali. Nel segmento della locazione i tempi risultano mediamente più contenuti e, soprattutto, non hanno fatto segnare i massicci in-crementi registrati sul versante della vendita. Le aspettative di realizzo da parte dell’offerta si scontrano con una domanda debole e con ridotte capacità di spesa, al punto che chi è intenzionato a vendere lo deve fare praticando un sconto eleva-to sul prezzo richiesto.

Il peggioramento delle aspettative relative a reddito delle famiglie, livelli occupazionali, erogazioni degli istituti di credito e transazioni immobiliari, fanno sì che anche per i prezzi risulti accentuato l’andamento deflattivo. L’anno in corso dovrebbe chiudersi in tutti i comparti con una caduta media prossima ai 5 punti percentuali, mentre nel 2014 la flessione si dovrebbe attestare poco al di sotto del 4%.

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Mercato Immobiliare, Nomisma: prezzi della case in contrazione del 5% nel 2013 ultima modifica: 2013-03-21T08:52:28+00:00 da Flavio Meloni

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