Mutui, Banca d’Italia: rischio tasso variabile. Alla fine del periodo di sospensione i nuclei a basso reddito saranno in difficoltà

Tra febbraio e settembre le banche hanno sospeso temporaneamente il pagamento delle rate del mutuo a circa 31.000 famiglie in difficoltà, per un debito residuo di 4 miliardi di euro. “Se al termine del periodo di sospensione queste famiglie non avranno migliorato la propria situazione reddituale si potrebbe registrare un innalzamento del tasso di ingresso in sofferenza” precisa l’analisi.
Il rischio maggiore nei prossimi deriva dalla difficile congiuntura del mercato del lavoro che, legato ad un eventuale aumento dei tassi di interesse, desta “preoccupazione le condizioni finanziarie delle famiglie a basso reddito”.

Benché l’indebitamento per l’acquisto di abitazioni rimanga concentrato tra le famiglie a più alto reddito e maggiore solvibilità, prima della crisi esso era cresciuto significativamente anche tra i meno abbienti, per i quali il debito incide maggiormente sul reddito. “Nel 2008 i nuclei familiari appartenenti al quartile con più basso reddito equivalente (una misura di reddito che tiene conto del numero di componenti della famiglia) detenevano quasi il 20% sia dei mutui sia del debito complessivo del settore, con un aumento di circa otto punti percentuali rispetto al 2006” si legge nel Rapporto.

I mutui a tasso variabile e le fluttuazioni di mercato
Negli ultimi anni il variabile si è conquistato le preferenze delle famiglie italiane, grazie ai valori più contenuti rispetto al fisso: in termini di consistenza, supera il 66% del totale. C’è quindi il pericolo che un possibile rialzo dei tassi crei nuovi disagi nelle famiglie in difficoltà. In particolare la Banca d’Italia evidenzia come i nuclei familiari non sempre siano del tutto consapevoli dei rischi connessi a questo tipo di finanziamento. L’indagine presso le famiglie indica infatti che un terzo dei nuclei familiari “non è in grado di distinguere appieno tra le diverse tipologie di mutuo e di valutare adeguatamente il connesso rischio di tasso di interesse”. A contenere la minaccia contribuisce l’elevata quota di contratti (circa un quinto del totale dei mutui a tasso variabile) che prevedono la possibilità di estendere la durata del mutuo o opzioni cap sui tassi di interesse, nonché le operazioni di rinegoziazione, surroga o sostituzione volte a migliorare le condizioni per il debitore.

Più deboli i giovani e le famiglie del Mezzogiorno
Il rapporto tra debito e reddito disponibile delle famiglie mutuatarie si attesta su livelli “complessivamente contenuti” e nel biennio 2009-2010 sarebbe diminuito di oltre un punto percentuale (attorno al 16%), soprattutto grazie al calo dei tassi di interesse. I nuclei familiari meno abbienti presentano tuttavia un’incidenza più elevata della rata del mutuo sul reddito, “risultando pertanto più esposti al rischio di variazioni dei tassi di interesse o del reddito disponibile”. Analisi recenti mostrano che a incontrare maggiori difficoltà nei pagamenti delle rate sono i mutuatari più giovani e quelli residenti nel Mezzogiorno, in ragione del basso reddito, che accresce la quota di guadagni destinata al servizio del debito.

Il documento integrale è consultabile al link: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/stabilita-finanziaria/rapporto-stabilita-finanziaria/2010/rapstaeco-1/rapstaeco1/1-rapporto-stabilita-finanziaria.pdf

Mutui, Banca d’Italia: rischio tasso variabile. Alla fine del periodo di sospensione i nuclei a basso reddito saranno in difficoltà ultima modifica: 2010-12-09T10:49:27+00:00 da Flavio Meloni

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