Mutui, Bollettino mensile Abi: tassi stabili a 1,27% a ottobre 2020

Abi, Rapporto mensileSecondo i dati del bollettino mensile Economia e mercati finanziari-creditizi di novembre, diffuso oggi dall’Associazione bancaria italiana (Abi), i tassi di interesse sui mutui nel mese di ottobre si sono mantenuti all’1,27%, come a settembre. Erano pari a 5,72% a fine 2007. Il tasso medio sul totale dei prestiti è stato pari a 2,28% (2,29% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007), mentre il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è stato dell’1,39% (1,31% il mese precedente; 5,48% a fine 2007).

Dalle segnalazioni del Si-Abi si rileva inoltre che sul totale delle nuove erogazioni di mutui a ottobre il 90,3% erano mutui a tasso fisso (90,1% il mese precedente).

Prestiti alle famiglie in aumento

Ad ottobre 2020, i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati del 4,7% rispetto a un anno fa. Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni). A settembre 2020, per i prestiti alle imprese si registra un aumento del 6,8% su base annua. L’aumento è del 2% per i prestiti alle famiglie”, si legge nel rapporto dell’Associazione bancaria italiana.

Sulla base di prime stime del Si-Abi, il totale prestiti a residenti in Italia (settore privato più Amministrazioni pubbliche al netto dei pronti contro termine con controparti centrali) ad ottobre 2020 si è collocato a 1.713 miliardi di euro, con una variazione annua – calcolata includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni (ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni) – pari a +3,1% (+2,7% il mese precedente).

I prestiti a residenti in Italia al settore privato sono risultati, ad ottobre 2020, pari a 1.455 miliardi di euro in aumento del 4,2% rispetto ad un anno prima. I prestiti a famiglie e società non finanziarie sono pari, nello stesso mese, a 1.315 miliardi di euro. “Sulla base di stime fondate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, la variazione annua dei finanziamenti a famiglie e imprese, calcolata includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni (ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni), è risultata pari al +4,7%, in accelerazione rispetto alla dinamica del mese precedente (+4,5%)”, precisa il report.

Prestiti a imprese e famiglie, i dati di Bankitalia di settembre 2020

Secondo i dati ufficiali di Banca d’Italia, a settembre 2020 i prestiti alle imprese non finanziarie sono aumentati del 6,8% (+6% nel mese precedente, -5,9% a novembre 2013, il picco negativo). Il totale dei prestiti alle famiglie è cresciuto del 2% (+1,9% nel mese precedente; -1,5% a novembre 2013). La dinamica dei finanziamenti alle famiglie è risultata in lieve aumento rispetto al mese precedente sia per la componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni (+2% la variazione annua; +1,9% nel mese precedente), sia per quella del credito al consumo (+0,8% a/a vs +0,7% il mese precedente).

Nel secondo trimestre del 2020 la quota di acquisti di abitazioni finanziati con mutuo ipotecario ha più che recuperato il calo del periodo precedente (al 75,2% dal 66,9%). Il rapporto fra l’entità del prestito (relativo al flusso) e il valore dell’immobile è risultato pari 76,8%. L’analisi della distribuzione del credito bancario per branca di attività economica mette in luce come a settembre 2020 le attività manifatturiere, quella dell’estrazione di minerali ed i servizi rappresentino una quota del 58,4% sul totale (la quota delle sole attività manifatturiere è del 27,2%). I finanziamenti al commercio ed attività di alloggio e ristorazione incidono sul totale per circa il 21,6%, il comparto delle costruzioni il 10,4% mentre quello dell’agricoltura il 5,3%. Le attività residuali rappresentano circa il 4,3%. Secondo quanto emerge dall’ultima indagine trimestrale sul credito bancario (Bank Lending Survey – ottobre 2020), “nel terzo trimestre del 2020 i criteri di erogazione dei prestiti alle imprese sono rimasti invariati riflettendo una sostanziale stabilità dei fattori sottostanti. Le politiche di offerta applicate ai prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni hanno invece registrato un moderato irrigidimento in linea con il peggioramento delle prospettive economiche generali e con un calo della tolleranza al rischio. Le banche hanno lievemente allentato i termini e le condizioni generali applicati sui finanziamenti alle imprese, mentre quelli sui mutui alle famiglie sono rimasti stabili. Per il trimestre in corso gli intermediari prevedono che le politiche di offerta resteranno invariate per le imprese e registreranno un nuovo contenuto irrigidimento per le famiglie. È proseguito l’aumento della domanda di prestiti da parte delle imprese che continua a riflettere le ingenti esigenze di liquidità connesse con la situazione di pandemia. È tornata ad aumentare la domanda di mutui delle famiglie per effetto del supporto proveniente dalla riduzione del livello generale dei tassi di interesse. Per il trimestre in corso le banche si attendono un ulteriore, seppur più contenuto, incremento della richiesta di fondi da parte delle imprese; la domanda di mutui da parte delle famiglie rimarrebbe sostanzialmente invariata”.

Qualità del credito: a settembre 2020 sofferenze nette scese del 20,8% su base annua

Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a settembre 2020 si sono attestate a 24,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 30,7 miliardi di settembre 2019 (-6,4 miliardi pari a -20,8%) e ai 40 miliardi di settembre 2018 (-15,7 miliardi pari a – 39,2%). Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di circa 65 miliardi (pari a -72,6%). Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è dell’1,40% a settembre 2020 (era 1,77% a settembre 2019, 2,33% a settembre 2018 e 4,89% a novembre 2015).