
Sempre più pmi ricorrono al Fondo di Garanzia in maniera ricorsiva, programmando il passaggio successivo non appena conclusa la prima operazione. Non solo, all’aumentare dell’importo della prima richiesta cresce anche il tasso di ricorsività: per operazioni superiori a 500.000 euro il 66,8% delle imprese torna a richiedere nuovo credito.
E le micro imprese, pur avendo maggiori difficoltà nella pianificazione finanziaria, tendono comunque a conoscere con precisione il fabbisogno necessario e a ricercare contemporaneamente soluzioni presso più istituti.
È quanto emerge da un’analisi realizzata dall’ufficio studi del gruppo NSA in collaborazione con il professor Riccardo Bramante, docente di Statistica dell’Università Cattolica di Milano, su oltre 247.000 domande di accesso al Fondo di Garanzia presentate nel corso del 2025.
Secondo NSA, il comportamento delle imprese è dinamico mentre il sistema delle garanzie continua a operare secondo una logica prevalentemente statica, focalizzata sulla singola operazione. La continuità della relazione finanziaria diventa quindi un elemento strategico sia per il sistema bancario sia per i mediatori creditizi.
“Il fenomeno della cosiddetta impresa “multi-operazione” non può più essere considerato episodico o marginale. Si tratta, al contrario, di un comportamento strutturale che riflette il modo in cui le pmi affrontano il proprio fabbisogno finanziario e pianificano la crescita” ha dichiarato il professor Bramante.
Un’impresa su quattro ha presentato più di una richiesta
L’analisi, condotta su un campione rappresentativo di richieste di finanziamento per circa 46 miliardi di euro, assistite da oltre 31 miliardi di garanzie pubbliche, evidenzia come le imprese non ricorrano al credito in un’unica soluzione, ma attraverso una sequenza di operazioni distribuite nel tempo.
Circa un’impresa su quattro ha presentato più di una richiesta di accesso al Fondo nell’arco dell’anno. In particolare, 124.000 imprese hanno inoltrato una sola domanda, mentre oltre 43.000 hanno attivato due o più operazioni, generando complessivamente circa 123.000 richieste.
Oltre il 93% delle aziende che presentano più domande torna infatti a richiedere un nuovo finanziamento entro 12 mesi dalla prima operazione.
Particolarmente significativo il comportamento delle medie imprese: quasi il 48,4% di quelle che richiedono un secondo finanziamento lo fa entro 3-6 mesi dalla prima domanda.
Nella stessa finestra temporale si registra anche il ritorno del 44,5% delle piccole imprese e del 30,9% delle micro imprese.
Per NSA questi dati indicano che, una volta conclusa una prima operazione, molte aziende programmano già il passaggio successivo. La continuità della relazione finanziaria diventa quindi un elemento strategico sia per il sistema bancario sia per i mediatori creditizi.
Un ulteriore elemento emerso dall’analisi riguarda la correlazione tra importo richiesto e frequenza delle operazioni: all’aumentare dell’importo della prima richiesta cresce anche il tasso di ricorsività. Nel segmento delle operazioni superiori a 500 mila euro, la percentuale di imprese che torna a richiedere nuovo credito raggiunge il 66,8%.
Secondo Gaetano Stio, presidente del gruppo NSA, “le pmi pianificano più operazioni nell’arco dell’anno, mentre il sistema bancario continua troppo spesso a trattarle come episodi isolati. Il cliente multi-domanda per noi mediatori è un cliente ad alto valore. Intercettarlo nella prima operazione e seguirlo nel tempo è la leva principale di crescita del portafoglio. Il vero nodo non è tanto acquisire il cliente, quanto accompagnarlo nel tempo, anche dopo la prima operazione. Riteniamo che la capacità di comprendere il comportamento multi-operazione delle imprese rappresenterà uno dei principali fattori competitivi dei prossimi anni”.
Il comportamento delle microimprese
L’analisi evidenzia inoltre che le micro imprese, pur avendo maggiori difficoltà nella pianificazione finanziaria, tendono comunque a conoscere con precisione il fabbisogno necessario e a ricercare contemporaneamente soluzioni presso più istituti.
In questo scenario il ruolo del mediatore creditizio evolve profondamente: “non più semplice intermediario di una singola pratica, ma figura capace di individuare la combinazione più efficace di strumenti finanziari, valutando sostenibilità del debito, durata, rata, finalità e struttura complessiva dell’operazione” aggiunge Stio.
La riflessione sul modello di garanzia pubblica
Lo studio pone anche una riflessione sul funzionamento del Fondo di Garanzia e sull’efficacia dell’attuale modello di sostegno pubblico.
Secondo NSA, il comportamento delle imprese è dinamico, mentre il sistema delle garanzie continua a operare secondo una logica prevalentemente statica, focalizzata sulla singola operazione.
“Ogni richiesta di accesso al Fondo non rappresenta un episodio indipendente, ma parte di un percorso evolutivo dell’impresa – osserva Stio -. In passato il sistema di garanzie proporzionali al rischio introduceva una logica più coerente con l’evoluzione della relazione creditizia: la copertura si adattava al miglioramento o al peggioramento del profilo di rischio dell’azienda. Riteniamo che modelli di garanzia modulati in funzione del rischio e della storia recente dell’impresa potrebbero risultare più efficienti rispetto a un sistema uniforme, soprattutto in un contesto in cui le aziende accedono al credito in modo progressivo”.
L’analisi sottolinea, inoltre, come una maggiore continuità nelle operazioni consenta anche una migliore valutazione del merito creditizio: più dati disponibili permettono infatti di leggere in modo più accurato l’evoluzione finanziaria dell’impresa e la sua capacità di rimborso.
“Se un’impresa torna più volte sul mercato del credito, non significa necessariamente che sia più rischiosa. Al contrario, in molti casi il susseguirsi delle operazioni rende il cliente più leggibile e valutabile. Ignorare questa dinamica rischia di rendere meno efficiente l’intero sistema delle garanzie pubbliche”, conclude Stio.
























