Oam, Catricalà: “Disciplinare la fintech e governare i cambiamenti. Al centro deve esserci l’uomo, non la macchina”

Oam LogoI cambiamenti che avvengono nel corso della storia, soprattutto quelli portati dall’avvento delle nuove tecnologie, modificano le abitudini, cambiano il modo di agire, trasformano le modalità con cui vengono soddisfatti i bisogni e ne velocizzano il raggiungimento. L’innovazione digitale sta trasformando processi, servizi e modelli di business, ma non necessariamente implica un cambiamento dei bisogni stessi. Un algoritmo può facilitare la veicolazione di un bisogno ma non può dirci tutto sul bisogno medesimo, sulla vita delle persone e delle famiglie, sulle necessità e sui loro sogni. Dunque, l’avanzata del fintech rappresenta un‘opportunità o un minaccia per il mondo finanziario e creditizio tradizionale?

Un intervento a tratti di stampo filosofico quello di Antonio Catricalà, presidente dell’Organismo agenti e mediatori (Oam), intervenuto alla IV convention di Auxilia Finance. Il numero uno dell’Oam ha iniziato il suo discorso tracciando lo scenario previsto da Banca d’Italia: “L’occupazione, il reddito e il Pil italiano sono in crescita, ma si tratta di una crescita lenta che induce a credere che, se continuiamo con questo ritmo, nel 2020 saremo ancora 1 punto e mezzo sotto il pil del 2007. Tale lentezza si registra in modo particolare nel settore immobiliare. Il sistema bancario è in fase di riorganizzazione e ciò sta comportando una persistente riduzione degli sportelli, anche se ancora in linea con la media europea. C’è poi da fare i conti con la diffusione del digitale. Banca d’Italia prevede che nei prossimi 10 anni le fintech procureranno una forte erosione dei profitti bancari. Occorre invertire la rotta e fare in modo che il mondo bancario abbia i fondi per operare nuovi investimenti”.

Catricalà ha posto interrogativi ai quali le istituzioni dovranno dare presto delle risposte e posto gli obiettivi che il mondo del credito deve assolutamente darsi. L’innovazione è un’onda: o la si cavalca oppure si corre il rischio di essere travolti.

Le fintech possono essere delle concorrenti pericolose – ha sottolineato il presidente dell’Organismo agenti e mediatori (Oam) – ma potranno anche rappresentare un’occasione in base a come sapremo rapportarci rispetto alle tecnologie. Grandi società quali Amazon, Facebook, Google, Apple sono sul sentiero di guerra non solo per ciò che riguarda i sistemi di pagamento, ma ormai anche per i prestiti personali. Lbc (lending based crowdfunding, ndr) e P2P sono delle realtà che in America e Cina hanno già portato a grandi cambiamenti. Piattaforme web, come Lending  Club e Prosper negli Usa hanno erogato oltre 10 miliardi di mutui in soli due anni”.

In Italia gli effetti della finanza digitale sono ancora moderati, ma la strada è ormai segnata. Si tratta di capire non se questa trasformazione epocale avverrà, ma quando avverrà. Catricalà si è poi soffermato sulla natura dei cambiamenti avvenuti nel passato, precisando che in alcuni casi essa riguardava solo il canale con cui un bisogno veniva soddisfatto, ma non comportava un cambiamento del prodotto. “Qualche esempio di uso comune: una volta l’enciclopedia era cartacea, poi è diventata multimediale e oggi è digitale, ma ha sempre fornito informazioni. Il vecchio navigatore gps è oggi sostituito da Google Maps, ma ha sempre fornito indicazioni stradali. L’audiocassetta, il cd e gli mp3, in tempi e modalità diverse, hanno sempre trasmesso musica. Questi sono esempi di ‘piccoli’ cambiamenti in cui la trasformazione ha riguardato il mezzo, non la natura del prodotto. Diverso il caso in cui a cambiare è il prodotto stesso perché questo implica una scossa molto più profonda. Per fare nuovi prodotti occorre inventiva, tecnologia, capacità di previsione delle esigenze future. I cambiamenti devono servire a migliorare la vita di chi deve utilizzarli e non solo di chi ne trae profitto, altrimenti chi governa rimane spiazzato”.

Ma chi deve governare i cambiamenti? Chi deve essere allertato? Chi decide qual è il punto di arrivo di un settore in così rapida evoluzione? Certamente la politica, che però sembra non avere le idee molto chiare e, soprattutto, si sta muovendo con ritardo ed estrema lentezza.

Solo a ottobre 2017 la Commissione europea ha evidenziato l’esigenza di proporre una regolazione delle fintech nel settore del credito, quando realtà come Prosper avevano già fatturato miliardi. A dicembre 2017, poco prima dello scioglimento delle Camere, la commissione Finanze ha concluso un’indagine conoscitiva chiedendo un coinvolgimento delle università, delle imprese, del terzo settore per capire dove l’Italia deve andare a parare. Ma sono le istituzioni, la politica, l’Ue che devono dirci cosa fare e come farlo – ha concluso Catricalà -. Noi, dal canto nostro, possiamo solo monitorare la situazione e cercare di non perdere importanti occasioni. Non possiamo permetterci di essere in ritardo come accaduto in altri ambiti, quali il cyber bullismo, dobbiamo avere la capacità di prevenire i fenomeni che distruggono senza creare perché non sempre innovare vuol dire migliorare. Non può essere tutto macchina. Occorre, soprattutto in un settore delicato come il nostro, che soddisfa bisogni e sogni delle persone, rimettere la persona al centro del mondo. Servono preparazione, professionalità e tecnologia, ma anche sensibilità umana e difesa dei nostri valori”.

Oam, Catricalà: “Disciplinare la fintech e governare i cambiamenti. Al centro deve esserci l’uomo, non la macchina” ultima modifica: 2018-02-07T16:05:24+00:00 da Valentina Petracca

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