Oam: monitoraggio dell’ufficio di vigilanza sull’abusivismo online

Oam Logo mediazione creditiziaUtilizzano parole chiave come “banca”, “banco”, “credito”, “risparmio”, “finanziaria”, “mutuo”, “cqs”, “finanziamento”, “prestito”, “credito” nella denominazione dei propri siti o nelle forme di pubblicità. Termini adatti a “trarre in inganno i consumatori sulla legittimazione allo svolgimento dell’attività finanziaria”. Sono gli abusivi del credito che operano online, oggetto di uno specifico monitoraggio da parte dell’ufficio di vigilanza dell’Oam, l’Organismo agenti e mediatori.

L’indagine ha riguardato 25 soggetti che operano, in assenza dei requisiti, tramite siti internet o social network come Facebook o LinkedIn.

“Tutti gli appartenenti al campione – scrive l’Organismo nell’ultimo numero di Oamagazine – offrono alla potenziale clientela, interessata a un finanziamento, servizi di intermediazione o di consulenza per prodotti di credito erogati da non meglio specificati intermediari finanziari”.

Lo strumento di contatto con i clienti utilizzato nella maggior parte dei casi risulta essere la chat tramite WhatsApp, oppure la chiamata telefonica diretta tramite o un form per la raccolta di dati personali e relativi alla richiesta di credito.

“È ipotizzabile – continua l’Oam – che lo step successivo sia un’intervista telefonica o l’organizzazione di un incontro conoscitivo tra il cliente e il soggetto abusivo o direttamente la trasmissione della ‘segnalazione di interesse’ del cliente al finanziamento alla banca”.