Oam: caso The Rock Trading, su operatori in criptovalute nessun potere di controllo

Oam Logo mediazione creditiziaL’Organismo agenti e mediatori (Oam) non ha poteri di controllo sugli operatori in criptovalute ma ne gestisce esclusivamente l’iscrizione nell’apposito registro. Lo ha comunicato oggi l’Oam, aggiungendo che la precisazione si rende necessaria alla luce di alcune informazioni relative al possibile intervento dell’Organismo nei confronti dell’operatore The Rock Trading, che ha interrotto l’operatività della propria piattaforma lo scorso 17 febbraio a causa di difficoltà riscontrate nella gestione della liquidità.

In relazione ad alcune informazioni relative ai poteri che l’Oam avrebbe nei confronti dell’operatore The Rock Trading, si ricorda che l’Organismo, in base all’attuale normativa, non ha poteri di controllo sugli operatori in criptovalute per quanto riguarda la corretta e trasparente operatività degli stessi nei confronti dei clienti né riguardo agli obblighi previsti in capo ai medesimi con riferimento alle disposizioni antiriciclaggio”, si legge in un comunicato stampa.

L’Oam gestisce invece il registro al quale gli operatori devono iscriversi per poter operare in Italia. “I requisiti richiesti dalla legge sono per le persone fisiche: cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea o di Stato diverso secondo le disposizioni del testo unico dell’immigrazione, e domicilio nel territorio della Repubblica; per i soggetti diversi dalle persone fisiche: sede legale e amministrativa o, per i soggetti comunitari, stabile organizzazione nel territorio della Repubblica”, spiega la nota.

Le uniche richieste di informazioni che può avanzare l’Oam nei confronti degli operatori riguardano i requisiti relativi alla loro iscrizione.

Gli operatori devono invece trasmettere all’Organismo i dati relativi alla clientela e alle transazioni effettuate: tale trasmissione non è tuttavia ancora operativa in attesa dell’obbligatorio parere del Garante della Privacy.

Quanto ai poteri di sospensione degli iscritti dal registro, l’Organismo precisa che “sono limitati alla sola ipotesi di violazione dell’obbligo di comunicazione dei dati trimestrali relativi alle operazioni effettuate dalla clientela, per un periodo non inferiore a tre mesi e non superiore a un anno”.