Oam: il 79% dei mediatori ha meno di 10 collaboratori ma l’80% dei consulenti lavora nelle società più grandi. Nelle reti 19.000 collaboratori

Oam Logo mediazione creditiziaAttualmente in Italia operano circa 300 mediatori creditizi, costituiti per legge in società, e circa 6.500 agenti in attività finanziaria, di cui un migliaio costituiti in forma di persone giuridiche. Gli iscritti agli elenchi Oam (Organismo agenti e mediatori), agenti e mediatori, si avvalgono nella loro attività di una rete di collaboratori che nel 2021 ha raggiunto quasi 19.000 unità. A snocciolare i dati del settore è stato questa mattina il presidente dell’Oam, Francesco Alfonso, nel corso del convegno “Passaporto europeo e sulle nuove frontiere per gli intermediari del credito” tenutosi presso la Pontificia Università Lateranense a Roma e dedicato alla memoria di Antonio Catricalà.

Sintetizzando la differenza tra le due categorie, “i mediatori operano in posizione di indipendenza, e possono proporre al consumatore alternative tra i mutui erogabili da diversi finanziatori, mentre gli agenti costituiscono di fatto una rete esterna della singola banca o società finanziaria, e sono legati ad essa da un vincolo di mono-mandato – ha spiegato Alfonso ai relatori belgi e austriaco intervenuto all’evento -. Il vincolo di mandato è esplicitamente previsto dalla direttiva, ma non in forma esclusiva. Da uno studio effettuato dall’Oam sulla normativa di alcuni Paesi Europei emerge che, laddove il mono-mandato esiste, come in Francia, è affiancato dal plurimandato. La normativa italiana prevede, come richiesto dalla direttiva sul credito immobiliare, che gli intermediari del credito posseggano requisiti di onorabilità e professionalità, oltre a un’assicurazione contro danni causati nell’esercizio della professione. Inoltre, per il mantenimento dell’iscrizione è prevista un’adeguata formazione professionale”.

Quasi l’80% dei mediatori ha meno di 10 collaboratori

In Italia, il settore degli intermediari del credito presenta un alto livello di frammentazione; negli ultimi anni, in base ai dati dell’Oam, si sta tuttavia registrando un aumento dei soggetti di maggiori dimensioni, soprattutto per quanto riguarda i mediatori creditizi.

In base all’analisi effettuata dall’Oam si evince che la quota di mediatori creditizi con più collaboratori (tra 50 e più di 200) è passata dal 6,6 del totale al 7,9 nel triennio 2019-2021, mentre quella con numero di collaboratori da 10 e 50 si è ridotta da 14,38 al 13 per cento.

Rimane invece stabile la percentuale di mediatori che hanno un numero di collaboratori inferiori a 10 che rappresenta quasi il 79% del totale.

L’80% dei collaboratori è però nelle società di mediazione con le reti più grandi

La conferma del trend viene dall’analisi del numero di collaboratori per fasce: la loro crescita nel triennio si è concentrato nelle società con un numero di collaboratori superiore ai 50 dove si colloca oltre l’80% dei collaboratori, con una crescita di più di 5 punti.

Numero degli iscritti salito nel triennio 2019-2021

Uno studio Oam ha messo in luce che la crisi pandemica non ha influito sul numero di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi iscritti: il numero degli iscritti, infatti, è aumentato annualmente nel triennio 2019/2021. Gli effetti della pandemia sugli agenti in attività finanziaria e sui mediatori creditizi hanno avuto maggiori ripercussioni, in termini di contrazione dei ricavi di vendita, sulle società aventi reti distributive di piccole dimensioni.

Gli effetti della pandemia meno sentiti dalle società più grandi

Un’ulteriore analisi ha riguardato i bilanci (relativi al 68%) dei mediatori iscritti a fine 2021 relativi al triennio 2018/2020. L’analisi svolta sulle società di mediazione creditizia, suddivise in base alla grandezza della propria rete di collaboratori, evidenzia che le società di più piccole dimensioni (le prime due classi) hanno registrato una riduzione del volume dei ricavi nel periodo caratterizzato dall’emergenza pandemica.

Con riferimento ai mediatori creditizi, inoltre, è stato rilevato che le classi di soggetti che si avvalgono di un numero maggiore di collaboratori, hanno risentito in maniera marginale degli effetti negativi provocati dalla pandemia.