Oggi, a Milano, convegno “Donne e impresa: un binomio di successo in Italia e nel Mondo?”

Sono 17.000, spiega la fondazione in un comunciato, le donne che hanno avuto accesso al credito nei Paesi nei quali lavora Fondazione Pangea: Afghanistan, India, Sud Africa e precedentemente Nepal e R.D. del Congo. Nel 2008 ha invece avviato il microcredito d’impresa e sociale in Italia. Nei programmi di microcredito l’84% dei clienti al mondo sono donne. Studi dimostrano che le donne sono tra i poveri dei poveri. Sono il 70% su un miliardo e trecentomila persone che vivono sotto la soglia di povertà; Hanno un minore reddito degli uomini e le loro economie sono considerate invisibili in quanto lavoratrici nell’informale.

Il beneficio quando ricade su una donna non è mai solo individuale, il ruolo che la donna ricopre nella società fa automaticamente ricadere i benefici che la toccano estendendoli automaticamente a tutti gli individui della famiglia e a volte della comunità. Report di UNDP, UNIFEM e della stessa World Bank indicano che “le inegualianze legate al genere in società in via di sviluppo e non solo inibiscono la crescita verso lo sviluppo”. La World Bank sottolinea che “le società che discriminano sulla base del genere pagano un enorme costo in povertà, crescita dell’economia rallentata, debole governance, e basso standard di qualità di vita delle persone”.

  • Statisticamente è stato provato che le donne sono maggiormente responsabili degli uomini e assicurano una più alta percentuale di rimborso dei prestiti
  • Lavorano per produrre e aumentare il risparmio
  • Attraverso le donne i programmi di microfinanza, ed in particolare di microcredito,rappresentano un forte messaggio di progresso nelle comunità in cui vivono le stesse.

Purtroppo, molto spesso, l’approccio commerciale di alcuni operatori del microcredito dimentica completamente il lato umano di questo strumento, e se ci sono effetti positivi di empowerment e di riduzione della povertà è solo perché le persone sono capaci autonomamente di tirare fuori dei risultati positivi ma non sono obbiettivi perseguiti dai gestori del microcredito, che al momento dovuto non si dimenticano però di vantarsi anche degli effetti secondari.

L’ Asia per esempio, rappresenta l’85% del settore con rischio di saturazione del mercato. La Grameen Bank aveva al dicembre 2007 6,7 milioni di clienti.La Rakayat 3,5. La densità di popolazione e il debole sviluppo del settore bancario spiegano in parte il forte impatto della microfinanza in questa parte di mondo.

Ciò causa una grossa perdita di potenzialità nel sistema del microcredito dal punto di vista dello sviluppo delle donne clienti che non viene mai preso in considerazione: il microcredito nasce come strumento di cooperazione allo sviluppo per facilitare processi di lotta alla povertà, miglioramento delle condizioni dei non bancabili, al fine di far emergere un mercato informale che garantisce la sostenibilità anche del mercato formale di un qualsiasi paese.

Le donne sono tra le più povere nella popolazione dei poveri, e sono le principali fautrici dei gruppi di credito e risparmio, ma sono anche coloro che sono alla ricerca di una propria autonomia economica e socio culturale, nonché di un miglioramento delle condizioni materiali personali, culturali e familiari.

Cercano autostima e fiducia in sé che nessuno potrà donare loro, ma che possono guadagnare passo passo se gli offre l’opportunità di farlo. Sono loro che si sforzano e pagano nei tempi previsti le rate del prestito dei 100 dollari ricevuti, ma se non vengono affiancate con altri tipi di programmi sociali e di empowerment pagano anche in impossibilità di crescita personale, di ignoranza, di autonomia di decisione, nonché di possibilità di uscire dal circolo della povertà per se e per l’intera famiglia. Pagano quindi molto ma molto di più di quello che viene chiesto loro!

In un’ottica di sviluppo e di politica di riduzione delle diseguaglianze e della povertà, nonché di empowerment della popolazione, e delle donne in particolare; un altro tipo di microcredito cerca di far dialogare il lato puramente economico con quello socio-umanitario. Fondazione Pangea, come altre pochissime organizzazioni, considerano le clienti non semplici numeri da cui trarre profitto ma sono persone che hanno un bisogno a cui rispondere, sono produttrici di reddito, buone risparmiatrici, ottime lavoratrici e spesso sono imprenditrici di se stesse e della loro famiglia o semplicemente gestiscono la famiglia malgrado i tremendi problemi quotidiani di sopravvivenza.

Le clienti di microcredito nel mondo, indiane, afgane, nepalesi etc. dimostrano che c’è un potenziale umano da sviluppare e tantissimi talenti da valorizzare affinché l’autonomia e la leadership al femminile sia aiutata a uscire e a formarsi, per determinare cambiamenti e miglioramenti individuali, familiari, comunitari e sociali, in una prospettiva di lunga visione.

Ciò si concretizza in programmi di organizzazioni non governative come Pangea, attraverso la formazione su differenti tematiche e il tutoraggio da parte di questi nella gestione dei gruppi di risparmio e credito, per riuscire a rendere le donne stesse leader e autonome finanziariamente, in grado di gestire tutti i processi e le fasi concernenti i differenti segmenti del microcredito. Tutto ciò Fondazione Pangea lo accompagna a programmi focalizzati alla ricostruzione della rete sociale in cui vive una donna e al rafforzamento della persona nella propria fiducia, autostima, ruolo decisionale.

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Oggi, a Milano, convegno “Donne e impresa: un binomio di successo in Italia e nel Mondo?” ultima modifica: 2013-03-20T09:52:26+00:00 da Flavio Meloni

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