Oliva, Simedia: “A tre anni dall’entrata in vigore del 141 serve avviare un confronto tra tutti i soggetti interessati per introdurre dei correttivi”

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Cosa pensano gli operatori del settore dell’intermediazione del credito a tre anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo 141? La nuova disciplina ha migliorato o peggiorato la situazione? A chiederselo è stato il Simedia, che ieri, nel corso del Leadership Forum, a Roma, ha presentato i risultati di un sondaggio tra i propri iscritti, realizzato su un campione di 677 rispondenti.

La prima domanda posta dal sindacato di categoria riguardava le aspettative nei confronti del 141, che a giudicare dalle risposte erano piuttosto elevate: ben il 53,5 per cento degli intervistati ha infatti risposto che riteneva che avrebbe migliorato la sua attività, mentre meno della metà, il 24,7 per cento, lo vedeva in modo negativo.

Il secondo quesito era relativo agli effetti concretamente prodotti dal decreto 141 una volta entrato in vigore. Preoccupanti le risposte: oltre un terzo del campione, il 35,3 per cento ha dichiarato che il 141 ha posto in discussione la sua volontà di continuare a operare nel settore. Accanto a questi operatori ve ne sono altrettanti, precisamente il 38,3 per cento che reputano che sia ancora presto per esprimere un giudizio definitivo.

In relazione al giudizio sull’istituzione dell’Oam, solo il 7,8% la ritiene una novità positiva, mentre per il 27,5 per cento l’Organismo ha migliorato la situazione seppure non quanto sarebbe stato necessario, per il 27,9 è ancora presto per formulare un giudizio e per il 36,8 ha peggiorato la situazione.

Il sondaggio del Simedia mostra operatori pessimisti anche in relazione alla situazione del credito: per il 39,7 per cento il credit crunch ha determinato un grave pregiudizio alla loro attività e per il 29 i danni prodotti sono stati rilevanti, senza che si intravedano al momento margini di miglioramento. A fronte di questa situazione il 35,5 per cento degli intervistati sostiene che gli istituti di credito non gli abbiano fornito alcun tipo di aiuto nella sua attività.

Le ultime due domande si sono concentrate sull’attività sindacale. Al quesito “quanto è importante la presenza di strutture associative e sindacali?” il 54,1 per cento ha risposto che è assolutamente necessaria, a fronte di un 16,7 che ha invece dichiarato di aver sempre affrontato individualmente i problemi. All’ultima domanda “quali servizi sindacali sono più importanti?” il 54,4 per cento dei rispondenti ha scelto la rappresentatività e la tutela nei confronti dei mandanti e il 34,6 il continuo aggiornamento sulle novità normative del settore.

“A nostro avviso questo sondaggio dice una cosa molto precisa – spiega Severino Oliva, presidente del Simedia – e cioè che a tre anni dall’entrata in vigore del 141 sarebbe il caso di mettersi tutti intorno a un tavolo per avviare un confronto tra operatori, istituzioni, sindacati, lavoratori e mandanti, allo scopo di chiarire quali correttivi potrebbero essere introdotti a un provvedimento che evidentemente non ha centrato tutti gli obiettivi che il legislatore aveva ipotizzato. È da tempo che invochiamo la convocazione di un tavolo e mai come adesso il momento è propizio per avviarlo”.

Oliva, Simedia: “A tre anni dall’entrata in vigore del 141 serve avviare un confronto tra tutti i soggetti interessati per introdurre dei correttivi” ultima modifica: 2015-06-17T12:36:03+00:00 da Paolo Tosatti

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