Osservatorio Risparmio Unicredit: graduale recupero della fiducia tra famiglie e investitori

Unicredit LogoSono stati presentati a Milano i risultati del secondo Rapporto dell’Osservatorio del Risparmio promosso da Unicredit e Pioneer Investments. Lo studio, spiega una nota, è intitolato “Mobilitare il risparmio verso impieghi produttivi” e oltre a prendere in esame i trend più recenti del risparmio in Italia e a confrontarli con gli andamenti rilevati in altri Paesi europei, gli Stati Uniti e il Giappone, analizza la composizione della ricchezza e le modalità per una sua migliore allocazione, individuando le condizioni che possono contribuire a condurre il Paese verso un nuovo sentiero di crescita.

Dal Rapporto emergono primi segnali positivi, con individui che gradualmente riacquistano fiducia e risorse, in un quadro economico tuttavia ancora in fase di assestamento.

Risparmio in calo rispetto al 2007, ma con segnali positivi in particolare nel 2013

La crisi ha indebolito la capacità di risparmio delle famiglie consumatrici italiane che, a fronte di un arretramento dei redditi reali per famiglia del 16% tra il 2007 e il 2012, hanno reagito comprimendo i consumi (-12%) e riducendo la quota di risorse accantonate per il futuro. Dai 6.000 euro di risparmio per famiglia del 2007, pari al 12,6% del reddito lordo disponibile, si è scesi ai 3.400 euro del 2012, corrispondenti all’8,4% del reddito lordo disponibile.

1Il confronto internazionale evidenzia una diffusa situazione di difficoltà delle famiglie, soprattutto in Europa, con l’eccezione della Germania Questo fenomeno ha rispecchiato l’andamento dell’economia reale, che a sua volta ha pesato sulla capacità di risparmio delle famiglie, anche se l’impatto è stato differenziato. In Italia, come in Austria, Spagna e Grecia, tra il 2007 e il 2012 si è assistito a un calo della propensione al risparmio. In Grecia, in particolare, il tasso di risparmio è risultato negativo (-6.2%), indice di una situazione interna di elevato disagio, mentre nel resto dei Paesi, i tassi, seppur scesi, anche nel 2012 si sono mantenuti al di sopra della soglia dell’8%. In Germania e Francia, al contrario, il risparmio non ha subito oscillazioni rilevanti ed è rimasto stabilmente sopra il 15%. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito la propensione al risparmio è persino aumentata passando da un dato 2007 inferiore al 5% a valori anche oltre il 7%.

Per capire quali fattori abbiano determinato l’andamento del risparmio negli ultimi 16 anni è stata condotta un’analisi statistico-econometrica, mettendo in relazione variabili finanziarie, economiche e demografiche. Il risultato conferma come il calo dei redditi e l’aumento dell’imposizione fiscale siano stati gli elementi determinanti della riduzione del tasso di risparmio verificatosi negli anni più recenti in Italia e negli altri Paesi dell’area euro.

II dispiegarsi degli effetti della ripresa dell’attività economica dovrebbe condurre nel 2014 a un miglioramento significativo della fiducia e dei vincoli di bilancio delle famiglie. Secondo l’Osservatorio, tuttavia, già il 2013 potrebbe registrare un incremento del risparmio (con il saggio di risparmio delle famiglie consumatrici in risalita dall’8,4% del 2012 all’8,9%) e un rilancio degli investimenti, soprattutto nella loro componente finanziaria. Questo scenario è confermato dalle recenti indagini sulla fiducia dei consumatori, che segnalano un netto miglioramento dell’indice generale ed evidenziano, tra l’altro, un balzo in avanti della percentuale di individui che ritiene di poter effettuare dei risparmi nei successivi 12 mesi (passata dal 25% di fine 2012 al 38% nel terzo trimestre 2013). Inoltre, i dati recentemente diffusi dall’Istat per il primo semestre 2013 mostrano già una propensione al risparmio in crescita rispetto allo stesso periodo del 2012 (dall’8,7% al 9,5%).

Per quanto riguarda il risparmio finanziario, nel 2012 le famiglie hanno investito 16 miliardi di euro in attività finanziarie, un dato positivo anche se lontano dai livelli pre-crisi. Inoltre, per il 2013 si attendono nuovi investimenti in attività finanziarie per 21 miliardi di euro, con significativi flussi verso i prodotti gestiti.

Ricchezza in netto recupero, ma occorre maggiore diversificazione

La buona notizia sul fronte della ricchezza è che, fatta eccezione per la Grecia, nel 2012 le attività finanziarie sono risultate in crescita in tutti i Paesi rispetto all’anno precedente, anche grazie alla performance positiva dei mercati. In Italia, il buon andamento di azioni, fondi comuni e obbligazioni ha permesso alle attività finanziarie di apprezzarsi del 4,1%, arrivando a colmare il gap rispetto ai valori pre-crisi di fine 2007. La previsione di un’ulteriore crescita per il 2013, grazie sia a nuovi flussi di risparmio sia all’apprezzamento dello stock esistente, dovrebbe assicurare il deciso superamento di quella soglia.

Dal confronto internazionale emerge inoltre che in Italia, se valutata in termini pro capite, la ricchezza finanziaria al netto delle passività nel 2012 era pari a 46.700 euro e superiore a quella dei maggiori Paesi dell’area euro, incluse Francia (44.500 euro) e Germania (41.100 euro). Unendo alle attività finanziarie quelle reali, il posizionamento si conferma buono: a fine 2012 le famiglie italiane erano in possesso, in termini pro capite, di una ricchezza netta pari a 145.000 euro, inferiore rispetto a quella delle famiglie francesi (164.000 euro), ma decisamente più elevata rispetto alle famiglie tedesche (119.000 euro), e non molto lontana dai valori della ricchezza netta britannica (149.000 euro) e giapponese (153.000 euro).

Malgrado la crisi, il risparmio è stato dunque ben custodito. La forte componente liquida e obbligazionaria dei portafogli delle famiglie italiane (51%), unita a investimenti in assicurazioni di tipo tradizionale e fondi comuni, anch’essi investiti per buona parte in comparti a basso rischio, hanno infatti contribuito fino ad oggi a contenere la volatilità dei rendimenti, aiutando a preservare lo stock di ricchezza anche in situazioni di turbolenza dei mercati.

Tuttavia, se da un lato una strategia basata su investimenti conservativi (ovvero, strumenti finanziari semplici, con un profilo di rischio contenuto, ma conseguentemente anche poco remunerativi) ha consentito di limitare la volatilità durante la crisi, dall’altro lato, con la graduale normalizzazione dei mercati occorrerà puntare su una maggiore esposizione al rischio anche sfruttando i benefici della diversificazione, incrementando la componente di investimento verso strumenti professionali di gestione del risparmio quali fondi comuni e fondi pensione, in modo da ottenere una maggiore crescita del valore su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.

Per il futuro è importante che le famiglie facciano delle scelte tali da migliorare l’efficienza dei loro portafogli. L’operazione non è semplice, e richiede un adeguato livello di educazione finanziaria e di conoscenza dei mercati; proprio per questo motivo, poter far affidamento su operatori professionali è sicuramente di aiuto. Le banche e i gestori di patrimoni dovranno essere pronti a raccogliere la sfida e a rilanciare un patto con i risparmiatori basato sulla trasparenza e la fiducia.

Risparmio delle famiglie e finanziamento delle imprese, un’opportunità da cogliere

Nel rapporto di quest’anno si è voluto provare a collegare il tema del risparmio e della ricchezza delle famiglie con quello delle modalità di finanziamento del tessuto produttivo, attraverso strumenti di investimento che rafforzino la struttura finanziaria delle imprese. In Italia, infatti, elevati livelli di ricchezza delle famiglie, peraltro poco esposte al debito, non si accompagnano a un adeguato livello di patrimonializzazione delle imprese, che risultano ancora poco inclini all’utilizzo del mercato dei capitali e molto dipendenti dal credito bancario. Nel 2012, la capitalizzazione di borsa delle imprese italiane (al netto del contributo del settore finanziario) in rapporto al PIL risultava infatti pari al 19%, contro il 36% della Germania e il 52% della Francia, mentre la quota del debito bancario sul totale dei debiti finanziari era pari al 68%, contro il 50% della Germania e il 38% della Francia. Per questo motivo riteniamo che si muovano nella corretta direzione i recenti provvedimenti legislativi finalizzati a veicolare nuove risorse finanziarie verso le imprese attraverso il canale dei cosiddetti mini-bond e a colmare il ritardo che il sistema produttivo italiano ha nei confronti di questa fonte di finanziamento rispetto agli altri Paesi europei.

L’aspetto che riguarda l’industria del risparmio è legato alla capacità di coinvolgere, almeno in un primo momento, compagnie assicurative e fondi pensione nella sottoscrizione di tali prodotti. Gli investitori istituzionali sono chiamati a svolgere un compito fondamentale, quello di fare da ponte tra le famiglie e le imprese, in modo da convogliare la ricchezza verso investimenti a maggiore potenziale di crescita e da contribuire a una nuova fase di sviluppo per il Paese.

A livello territoriale aumenta la propensione al risparmio, anche se prevale un orientamento precauzionale

L’analisi svolta a livello territoriale conferma il Mezzogiorno come l’area con i livelli più elevati di propensione al risparmio nel 2013. Anche le altre aree indicano nell’anno in corso un aumento generalizzato del saggio di risparmio, rafforzando quindi la tendenza del 2012, con la sola eccezione del Centro, che proprio lo scorso anno ha sperimentato una forte flessione. Tuttavia, la dinamica dei redditi, misurata in termini reali, fa pensare ancora a un risparmio di natura precauzionale, con una parallela compressione dei consumi. In particolare, l’andamento dei redditi è stato condizionato dalle ripercussioni della crisi economico- finanziaria che ha investito con forza i Paesi periferici della zona euro, e ha penalizzato soprattutto il Mezzogiorno, con una flessione del reddito pro-capite nel 2012 che ha superato il 6%, dato il forte contenimento della spesa pubblica.

In termini di stock, la ricchezza finanziaria rimane concentrata in prevalenza nelle regioni del Nord, le cui famiglie detengono una quota sul totale stabilmente superiore al 60%. Questo aspetto consente di comprendere in maniera più profonda anche i comportamenti di consumo: il maggiore stock di ricchezza accumulato nelle regioni settentrionali rappresenta di fatto una modalità di integrazione del reddito da lavoro nelle sue diverse forme e contribuisce a mantenere più stabile il livello di consumi anche in momenti meno favorevoli del ciclo economico.

Guardando alla composizione della ricchezza, l’area del Mezzogiorno continua a manifestare una forte propensione per investimenti legati alla liquidità, come dimostra l’oltre 50% degli asset finanziari detenuti in depositi sia bancari sia postali. Ne risulta un’esposizione di portafoglio complessiva orientata verso strumenti finanziari semplici, con un profilo di rischio contenuto ma conseguentemente anche poco remunerativi.

Conclusioni

A dispetto della crisi, dunque, le famiglie italiane restano patrimonialmente solide, con una ricchezza finanziaria in netto recupero e attività reali che, nonostante l’andamento del mercato immobiliare, mantengono il loro valore nel tempo. Se per far ripartire il risparmio è fondamentale la ripresa dell’economia e dei redditi, ad esempio mediante l’attuazione di importanti riforme strutturali, un contributo fondamentale per stabilizzare e integrare i redditi delle famiglie può derivare da una gestione efficiente della ricchezza. Quest’elemento può contribuire a sostenere il finanziamento delle imprese grazie a strumenti innovativi, in grado di veicolare il risparmio verso investimenti produttivi come mini-bond e cartolarizzazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi il comunicato

Osservatorio Risparmio Unicredit: graduale recupero della fiducia tra famiglie e investitori ultima modifica: 2013-10-24T17:21:38+00:00 da Redazione

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: