Passaporto europeo: sistemi a confronto nel convegno dell’Oam. I casi di Austria, Belgio e Italia

Il passaporto europeo, e più in generale la direttiva sul credito immobiliare ai consumatori, ha come fine quello di implementare l’attività transfrontaliera nel settore, offrendo così nuove opportunità di affari, nonché economie di scala e di diversificazione, rafforzando la concorrenza e garantendo una più ampia gamma di prodotti per il consumatore, con conseguente potenziale calo dei prezzi. Ritengo però che il processo per raggiungere questi obiettivi sarà lungo”. Lo ha affermato ieri Francesco Alfonso, presidente dell’Organismo agenti e mediatori (Oam), in apertura del convegno su Passaporto europeo e sulle nuove frontiere per gli intermediari del credito” tenutosi presso la Pontificia Università Lateranense a Roma.

L’evento, organizzato dall’Organizzazione in memoria di Antonio Catricalà, si è posto l’obiettivo di rispondere a due domande fondamentali:

  • il settore degli intermediari del credito italiano è pronto ad affrontare la concorrenza europea, sia in ingresso che in uscita?
  • gli intermediari esteri entrando nel mercato italiano saranno pronti a rispettare la normativa italiana o potranno scegliere quella, magari più favorevole, del Paese d’origine?

Per trovare una risposta a questi interrogativi sono stati coinvolti ospiti internazionali.

Uno sguardo oltralpe, le regole in vigore in Austria e le 2 segnalazioni sugli operatori del credito

Stefan Trojer, ministro federale per gli Affari Digitali ed Economici austriaco, ha delineato il quadro normativo vigente in Austria, a partire dal Trade Act del 1994, che ne costituisce il punto di riferimento e che coinvolge diverse professioni oltre a quella finanziaria, per poi passare alla direttiva sul credito ipotecario e al codice deontologico per la intermediazione del credito.

Ha spiegato che in Austria al momento sono attive 7.400 licenze che consentono l’attività di intermediazione del credito. Di queste 51 hanno ricevuto dal ministero l’autorizzazione a operare in altri Paesi europei, 7 delle quali in Italia; e 3 hanno una sede in altri Paesi europei, nessuna quelle quali in Italia.

Si è poi soffermato sulle 95 segnalazioni inviate negli ultimi 6 mesi in Italia dal ministero federale per gli Affari Digitali ed Economici austriaco: 93 hanno riguardato gli intermediari assicurativi, 2 gli intermediari del credito.

Infine, volendo azzardare delle previsioni per il futuro, ha sottolineato come “l’armonizzazione potrebbe essere utile ed è necessaria e vi è una tendenza verso la centralizzazione e sono più i regolamenti delle direttive e questo può avere dei vantaggi, poiché le direttive hanno tempi di attuazione più lunghi”.

Il sistema belga della doppia vigilanza

Il modello di vigilanza belga si basa sulla coesistenza di due organizzazioni: la Banca nazionale, che si occupa della vigilanza creditizia e delle società di intermediazione, e l’Fsma (Autorità dei servizi e dei mercati finanziari), che supervisiona i prodotti finanziari per garantire la tutela dei consumatori e cura la registrazione degli intermediari. Arnaud Bindels, referente Fsma per la supervisione degli intermediari, ha sottolineato come gli intermediari formino in Belgio un gruppo molto vasto, costituito da circa 9.500 intermediari assicurativi e 3.500 intermediari del credito per i beni immobili.

Tim Gieles, coordinatore della supervisione degli intermediari assicurativi e finanziari, ha illustrato il sistema di trasmissione delle notifiche, sottolineando come l’Fsma abbia il compito di informare i consumatori sui nominativi degli intermediari stranieri autorizzati a svolgere l’attività di intermediazione su territorio belga e sugli intermediari belgi che operano in altri Stati membri.

La situazione in Italia

Con la Legge Europea 2019-2020 il legislatore italiano ha completato il quadro normativo nazionale necessario per consentire agli intermediari del credito, operanti nel credito immobiliare ai consumatori, di prestare la propria attività negli Stati membri diversi da quelli di origine, anche senza lo stabilimento di una succursale, sulla base dell’abilitazione rilasciata da parte dell’autorità competente dello Stato d’origine. L’Oam ha quindi istituito a febbraio scorso l’elenco per gli intermediari europei operanti nel credito immobiliare ai consumatori che svolgono attività in Italia, anche senza avere una succursale. Ad oggi 12 operatori di 4 Paesi europei si sono già iscritti.

La stessa attività sarà posta in essere dalle istituzioni europee omologhe di Oam per gli operatori nazionali che decideranno di operare all’estero.

La ricerca dell’Oam: 11 mediatori su 296 hanno sede al confine con Paesi europei

Alla luce dell’entrata in vigore del passaporto europeo, l’Organismo ha svolto alcune analisi prospettiche, prendendo in esame gli agenti in attività finanziaria ed i mediatori creditizi iscritti agli elenchi Oam il 1° febbraio 2022, aventi sede legale in province confinanti con Paesi esteri appartenenti all’Unione Europea, per ipotizzare quanti dei propri iscritti potrebbero avere interesse ad operare in altri Stati membri. “Si tratta di percentuali molto basse, soprattutto per i mediatori creditizi”, ha spiegato Alfonso.  

Per i mediatori creditizi è stato rilevato che 11 su 296 (pari al 3,7% del totale) hanno la propria sede legale nelle provincie oggetto dell’analisi e si avvalgono, in media, di 59 collaboratori, ovvero un’unità in più rispetto al dato medio rilevato con riferimento all’intera popolazione.

Per gli agenti in attività finanziaria è stato rilevato che 186 soggetti (pari al 6,5%) dei 2.852 che operano con mandato agenziale per i mutui, hanno la propria sede legale in una delle provincie confinanti e si avvalgono per lo svolgimento dell’attività di 3,3 soggetti.

Si è ipotizzato che, almeno in una fase iniziale, la vicinanza territoriale potesse costituire uno stimolo all’ingresso negli altri Paesi. Si tratta ovviamente di un’ipotesi la cui eventuale validità potrà essere confermata solo nei prossimi anni. Come già detto, al momento è stato comunicato l’interesse ad operare in Italia da parte di 12 operatori comunitari appartenenti a 4 diversi paesi (Olanda, Francia, Belgio e Austria) L’analisi effettuata può aiutare a rispondere all’interrogativo di base: il settore degli intermediari del credito italiano è pronto ad affrontare la concorrenza europea, sia in ingresso che in uscita? Allo stato non c’è una risposta netta a questo interrogativo”, ha proseguito il presidente dell’Oam.

I vantaggi delle società più e meno strutturate

Alfonso ha poi evidenziato come neppure la frenata del Pil innescata dalla pandemia abbia fiaccato il settore, anche se a resistere meglio sono state le realtà più strutturate. “Le stesse che, presumibilmente, saranno più interessate al passaporto europeo e sapranno affrontare più agevolmente la conseguente maggiore competizione. Non va esclusa peraltro a priori la capacità dei soggetti di minori dimensioni di darsi una vocazione internazionale, visto che al momento un agente in attività finanziaria persona fisica ha già comunicato all’Oam l’intenzione di operare in altri 8 Paesi europei”, ha precisato.

Il presidente dell’Organismo ha infine evidenziato il ruolo fondamentale che avrà la collaborazione tra le autorità nazionali incaricate di vigilare sui soggetti, sia nazionali, sia provenienti da altri Stati, per dare a tutti i soggetti interessati le più ampie informazioni possibili. “Il Convegno di oggi rappresenta il primo passo di questa auspicabile collaborazione. A tal fine credo che sarebbe opportuno costituire tavoli di confronto e scambi di informazioni periodiche”, ha concluso.