Piano nazionale di ripresa e resilienza, Draghi ha comunicato il nuovo testo

Il 26 e 27 aprile il presidente del Consiglio Mario Draghi ha comunicato a Camera dei Deputati e Senato il nuovo testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnnr), trasmesso alle camere il 25 aprile. Nel definire il sistema di controllo e monitoraggio sugli interventi, il Pnnr auspica un ruolo attivo del Parlamento, attraverso la trasmissione di relazioni periodiche da parte del Governo.

L’iter burocratico del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha preso avvio sotto il Governo Conte che ha trasmesso la proposta al Parlamento il 15 gennaio. E si avvia verso verso la compiuta definizione: entro il 30 aprile dovrà essere sottoposto alle istituzioni europee per accedere ai fondi di Next Generation Eu (Ngeu), il nuovo strumento dell’Unione europea per la ripresa che integra il Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027.

Cosa prevede il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Il Piano prevede ulteriori 30,6 miliardi di risorse nazionali, che confluiscono in un apposito Fondo complementare finanziato attraverso lo scostamento di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile e autorizzato dal Parlamento, a maggioranza assoluta, nella seduta del 22 aprile. Il totale degli investimenti previsti per gli interventi contenuti nel Piano arriva a 222,1 miliardi di euro. Nel complesso, il 27% delle risorse è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e più del 10% alla coesione sociale.

Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno sui 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, corrispondenti a una quota del 40%.

I sei obiettivi del Pnnr

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, trasmesso da Draghi alle Camere, si articola in sei missioni.

La prima missione, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura“, stanzia complessivamente 49,2 miliardi, di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo complementare.

La seconda missione, “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica“, stanzia complessivamente 68,6 miliardi, di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo complementare.

La terza missione, “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile“, stanzia complessivamente 31,4 miliardi, di cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3 miliardi dal Fondo complementare.

La quarta missione, “Istruzione e Ricerca“, stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro, di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo complementare.

La quinta missione, “Inclusione e Coesione“, stanzia complessivamente 22,4 miliardi, di cui 19,8 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo complementare.

La sesta missione, “Salute“, stanzia complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo.

Il Piano prevede un ampio programma di riforme, ritenute necessarie per facilitare la sua attuazione e contribuire alla modernizzazione del Paese e all’attrazione degli investimenti – si legge sul sito istituzionale del Parlamento -. Il Piano contiene una articolata stima dell’impatto delle misure in esso contenute: in particolare, il Governo prevede che nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base, mentre nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale del Piano (2024-2026) l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali”.

La governance del Piano prevede la responsabilità diretta dei ministeri e delle amministrazioni locali, alle quali competono investimenti pari a oltre 87 miliardi di euro, mentre il compito di monitorare e controllare l’implementazione del Piano spetta al ministero dell’Economia e delle Finanze, che funge da unico punto di contatto tra il Governo e la Commissione Europea.