Prestiti, a settembre contrazione del 10,9 rispetto al 2012. Nei primi nove mesi dell’anno calo del 3,3%

CRIFA settembre la richiesta di prestiti da parte delle famiglie italiane ha registrato una contrazione del 10,9% su base annua, segnando il calo più consistente dall’inizio del 2012. Il dato aggregato relativo ai primi nove mesi dell’anno si è invece contratto del 3,3%. Lo rilevano i dati raccolti nell’ultimo Barometro di Crif.

In Italia, si legge nell’analisi, il quadro congiunturale ancora fragile continua a caratterizzarsi per il persistere di segnali negativi sul fronte dell’occupazione, con quella giovanile che ha raggiunto livelli drammatici, e della fiducia dei consumatori. Di conseguenza il credito retail permane condizionato da una forte prudenza che influenza sia la domanda di finanziamenti da parte delle famiglie, che temono di non riuscire a far fronte regolarmente ai debiti contratti, sia l’offerta, che deve far fronte all’innalzamento dei livelli di rischiosità.

Di seguito sono riportate – in tabella e in forma grafica – le variazioni rispetto allo stesso mese dell’anno precedente relative alle domande di prestiti raccolte dagli istituti di credito e contribuite in Eurisc, il Sistema di Informazioni Creditizie di Crif che raccoglie i dati relativi ad oltre 77 milioni di posizioni creditizie. I valori sono ponderati, cioè al netto dell’effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi.

PRESTITI

Var. % su anno precedente ponderata
(a parità di gg. lavorativi)

Totale 2008

-4%

Totale 2009

-8%

Totale 2010

-3%

Totale 2011

-4%

Gennaio 2012

-15%

Febbraio 2012

-17%

Marzo 2012

-9%

Aprile 2012

-6%

Maggio 2012

0%

Giugno 2012

0%

Luglio 2012

-4%

Agosto 2012

+1%

Settembre 2012

+6%

Ottobre 2012

-5%

Novembre 2012

-4%

Dicembre 2012

+5%

Totale 2012

-4%

Gennaio 2013

+5%

Febbraio 2013

+4%

Marzo 2013

-5%

Aprile 2013

-3%

Maggio 2013

-6%

Giugno 2013

-4%

Luglio 2013

-5%

Agosto 2013

-4%

Settembre 2013

-11%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

Per trovare un segno positivo nelle rilevazioni mensili del Barometro CRIF bisogna ritornare ai primi due mesi del 2013, quando però il confronto era sul primo bimestre 2012 che aveva fatto registrare un vero e proprio crollo (rispettivamente con un –15% e un -17% rispetto all’anno precedente).

La dinamica in atto trova evidenza anche nella progressione negativa presentata nella tabella seguente, che evidenzia l’andamento della domanda aggregata da gennaio a settembre a confronto con le rilevazioni degli anni precedenti.

DOMANDA DI PRESTITI (numero di richieste) gennaio-settembre 2013 – a parità di giorni lavorativi

DOMANDA DI PRESTITI

Var. %

Primi 9 mesi 2013 su Primi 9 mesi 2012

Var. %

Primi 9 mesi 2013 su Primi 9 mesi 2011

Var. %

Primi 9 mesi 2013 su Primi 8 mesi 2010

Var. %

Primi 8 mesi 2013 su Primi 9 mesi 2009

Var. %

Primi 9 mesi 2013 su Primi 9 mesi 2009

Var. %

Primi 9 mesi 2013 su Primi 9 mesi 2009

gennaio-settembre

-3,3%

-8,4%

-11,6%

-15,1%

                        – 22,9%

-24,2%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

“L’andamento delle richieste di credito rappresenta un indicatore di straordinaria importanza per tastare tempestivamente il polso alle famiglie e valutare il loro livello di fiducia nei confronti del futuro e la propensione ad impegnarsi nell’acquisto di beni durevoli o di costo più elevato – ha spiegato Simone Capecchi, direttore sales & marketing di Crif -. Purtroppo il trend che si sta delineando non sorprende affatto considerate le difficoltà che coinvolgono circa 9 milioni di italiani, alle prese con una situazione di perdurante disagio occupazionale. In particolare, la mancata crescita dei redditi reali e la conseguente contrazione del potere d’acquisto hanno indotto le famiglie ad adottare un approccio prudente e a rinviare gli acquisti di servizi e beni, specie di quelli durevoli, di quelli più costosi e di quelli non considerati strettamente indispensabili. Sembra quasi che gli italiani abbiano tirato il freno a mano in attesa di tempi migliori”.

Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi di Crif mette a confronto l’andamento della domanda di prestiti personali e quella di prestiti finalizzati (sempre considerando i dati ponderati sui giorni lavorativi).

Nello specifico, nel mese di settembre appena concluso i prestiti finalizzati hanno fatto segnare un emblematico -15,2% rispetto al corrispondente periodo del 2012 mentre i prestiti personali si sono caratterizzati per una flessione più contenuta, pari a -4,9%.

Allargando la fotografia all’intero periodo di osservazione emerge che nei primi 9 mesi del 2013 la contrazione dei prestiti finalizzati è stata pari a –3,0% rispetto al corrispondente periodo 2012 ma ben più pesante è il -30,2% rilevato rispetto al 2007.

Riguardo i prestiti personali, invece, la domanda aggregata nei primi 3 trimestri dell’anno ha fatto registrare un calo del -3,7% rispetto al corrispondente periodo 2012 e del -15,4% rispetto al 2007.

“Il ridimensionamento della domanda di prestiti finalizzati indubbiamente riflette la dinamica negativa degli acquisti di beni durevoli, in particolare dell’auto, con le immatricolazioni che continuano a registrare una contrazione, ma sono in calo anche i consumi dedicati a mobili, arredo ed elettrodomestici, tipicamente sostenuti dall’accensione di un finanziamento – ha aggiunto Capecchi -. Non meno significativo è il trend negativo che caratterizza le richieste di prestiti personali, forma tecnica che nel tempo ha assunto un maggiore appeal presso la clientela retail per le sue caratteristiche di flessibilità nell’utilizzo, ma che oggi risente anch’essa delle condizioni di forte disagio da parte delle famiglie”.

L’analisi condotta da Crif presenta anche una dinamica costantemente in calo relativamente all’importo medio dei prestiti richiesti, a ulteriore conferma della cautela che sta caratterizzando i comportamenti degli italiani, che da un lato hanno profondamente riorganizzato le proprie uscite e, dall’altro, hanno orientato le richieste di credito su soluzioni in grado di gravare meno pesantemente sul reddito disponibile, privilegiando conseguentemente rate più leggere.

Nello specifico, nei primi 9 mesi del 2013 l’importo medio delle richieste, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, si è assestato a 7.504 Euro contro gli 8.035 Euro del corrispondente periodo 2012, ben distanti dai 9.540 Euro dei primi tre trimestri 2007.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, l’importo medio relativamente ai prestiti finalizzati nei primi 9 mesi dell’anno in corso è stato pari a 4.390 Euro contro i 4.819 Euro del corrispondente periodo 2012 e ai 7.295 Euro del 2007.

Per i prestiti personali, invece, la media nei primi 9 mesi dell’anno in corso è stata di 11.199 Euro contro gli 11.819 Euro del corrispondente periodo 2012 e i 12.763 Euro del 2007.

Non è quindi un caso che la classe di importo con il peso preponderante sia risultata essere ancora una volta quella inferiore a 5.000 Euro, che da sola rappresenta quasi il 53% del totale. Per i prestiti finalizzati l’incidenza di questa classe sul totale arriva addirittura al 73% mentre relativamente ai prestiti personali si riscontra una distribuzione sostanzialmente equivalente, prossima al 28%, tra le classi fino a 5.000 Euro, tra 5 e 10.000 Euro e tra 10 e 20.000 Euro.

Un ulteriore indicatore della estrema cautela che in questa fase di perdurante incertezza condiziona i comportamenti delle famiglie, nel tentativo di minimizzare il peso delle rate sul reddito disponibile, è rappresentato dal progressivo allungamento dei piani di rimborso: nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, infatti, la fascia di durata preferita dagli italiani si conferma essere quella superiore ai 5 anni, con il 21% del totale, quota che sale addirittura al 39,6% nel caso dei prestiti personali.

“Il ricorso al credito è necessario per finanziare i consumi durevoli così come gli investimenti immobiliari ma, per una sana gestione del bilancio familiare, è strettamente collegato all’equilibrio economico-finanziario complessivo, per evitare il rischio di sovraindebitamento, e alla certezza delle entrate, in modo da poter fare fronte ai propri debiti senza eccessivi affanni – ha continuato Capecchi -. Nell’ultimo anno e mezzo, però, abbiamo registrato una inversione di tendenza della rischiosità che è tornata a crescere a causa del deterioramento dell’economia reale e del conseguente impatto sulla capacità delle famiglie di sostenere i debiti contratti. L’aumentata rischiosità a sua volta influenza l’offerta di credito e le condizioni di erogazione dei finanziamenti, che conseguentemente risultano poco favorevoli per effetto dell’aumento degli spread a copertura delle maggiori perdite su crediti concessi”.

A questo riguardo, lo studio di Crif evidenzia come a marzo 2013 (ultima rilevazione disponibile) il tasso di default (ovvero l’indice di rischio di credito di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione) del mercato del credito al consumo abbia fatto registrare un lieve aumento raggiungendo il 2,6%; nei prestiti personali questo indicatore si è attestato al 3,9% mentre per i prestiti finalizzati ha raggiunto l’1,7%.

“Nel complesso la situazione finanziaria delle famiglie italiane risulta ancora solida, in virtù di una ricchezza composta per la maggior parte da attività a basso rischio e, soprattutto, da un tasso di indebitamento ancora sotto controllo anche se in aumento – ha concluso Capecchi –. Alla luce di queste evidenze, appare però oltremodo fondamentale che i consumatori abbiano una chiara consapevolezza del ruolo che il livello di sostenibilità finanziaria e la propria storia creditizia assumono nella valutazione da parte di banche e società finanziarie ai fini dell’erogazione del credito”.

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Prestiti, a settembre contrazione del 10,9 rispetto al 2012. Nei primi nove mesi dell’anno calo del 3,3% ultima modifica: 2013-10-14T19:29:44+00:00 da Redazione

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