Ragionare sulla crisi: su Bancaria si snoda il dibattito, dalle nuove regole alle vie d’uscita fino al confronto con il crack del 1929

In occasione del Comitato esecutivo Abi del 21 ottobre il nuovo numero del mensile dell’Abi ospita, tra gli altri, il premio Nobel Joseph E. Stiglitz, che dibatte di regola da riscrivere e prospettive future. Forte focus sui temi bancari, da un’analisi sulle ragioni delle cartolarizzazioni in Italia a un’articolata proposta per aumentare l’efficienza dei bond covenant. Chiusura inedita con i miti e le realtà della finanza islamica.

Ragionare sulla crisi. Questo il filo rosso che attraversa il prossimo numero di Bancaria, il mensile dell’Abi che sarà diffuso in occasione del prossimo Comitato esecutivo del 21 ottobre. La sezione ‘Contributi’ è tutta dedicata al tema, con due interventi di Joseph E. Stiglitz e Mario Sarcinelli. E per entrambi l’approccio è radicale: il premio Nobel per l’economia auspica un radicale ripensamento del corpus di principi adottati dalla finanza, fugando ogni tentazione che bastino “piccoli aggiustamenti” per impedire il ripetersi di crolli analoghi in futuro. Ma quali sono, in concreto, i principi diversi su cui basare le nuove regole? Stiglitz indica la necessità di estendere i controlli di vigilanza a tutti gli operatori finanziari, la correzione del meccanismo degli incentivi e la limitazione del rischio cui sono esposti gli intermediari.

Nel suo contributo intitolato “Uscire dalla crisi: la via ’reale’, la via finanziaria” Mario Sarcinelli ragiona invece sulla fondatezza di un parallelismo tra la crisi avviata dallo scoppio della bolla dei mutui subprime dal 2007 e quella del 1929, richiamando sia l’opinione dell’economista Pierluigi Ciocca (che ritiene “destituita di fondamento” ogni analogia, perlomeno sul fronte dei prezzi e della produzione) che le conclusioni degli studiosi statunitensi Barry Eichengreen e Kevin O’Rourke, secondo cui “globalmente stiamo seguendo o anche facendo peggio che nella grande depressione, che si guardi alla produzione industriale, alle esportazioni o alle quotazioni di borsa”. Sarcinelli afferma di propendere più per la posizione di Ciocca, pur senza negare in via teorica l’esistenza di uno scenario di depressione, e in generale sottolinea come vadano preferite, nella ricerca di soluzioni alla crisi attuale, misure che rivitalizzano la domanda, ampliano l’offerta di beni e servizi forniti dalla Pubblica amministrazione e mantengono inalterata l’apertura e la concorrenzialità dei mercati.

Anche la sezione ‘Finanza’ del prossimo numero di Bancaria è tutta all’insegna della crisi. Il crack del 1929 fa da sfondo all’articolo di Stefano Vincenzi di Mediobanca, che analizza il tema dell’evoluzione dei conflitti di interesse dal crollo di Wall Street di fine anni Venti alla Mifid. L’economista Maria Debora Braga affronta invece la questione cruciale della gestione del rischio nell’industria degli hedge fund in un contesto futuro di nuove regole. Ma il prossimo numero del mensile dell’Abi è ricco di ulteriori spunti. La sezione ‘Forum’ accoglie un approfondimento sul tema “Perché le banche cartolarizzano. Il caso dell’Italia” e ospita una proposta per aumentare dell’efficienza dei bond covenant nel mercato finanziario italiano. In tema di credito, Lorenzo Gai dell’Università di Firenze e a Federico Rossi di Banca Monte dei Paschi di Siena e dell’Università di Firenze mettono a confronto le differenti misure a favore delle aziende predisposte dai Governi centrali e locali. Ed emerge che «accanto alle azioni coordinate a livello nazionale a sostegno della patrimonializzazione delle banche quotate (Tremonti bond) anche gli enti locali possono giocare un ruolo di primo piano in qualità di front-office territoriale per rispondere alle esigenze delle Pmi.

Ultimo accenno merita l’approfondimento di Roberto Ruozi sulla finanza islamica. Il titolo del suo articolo, “Mito o realtà?”, trasmette ancor prima della lettura l’ambizione di introdurre i lettori a un fenomeno recente, in fase di sviluppo e dalle prospettive difficilmente prevedibili. E che si fonda su premesse che sembrano inconciliabili con alcuni aspetti fondanti delle economie occidentali, alla luce della grande attenzione che la legge islamica riserva all’equa distribuzione della ricchezza e all’uguaglianza fra gli uomini e che ha profonde ripercussioni nell’economia reale, (divieto di monopolio e, per contro, l’incoraggiamento della concorrenza, seppure in condizioni ben precise). Si affronta anche la difficile questione della proibizione dell’interesse, risolto dalla finanza islamica con un complesso di transazioni basate sul principio della partecipazione ai profitti e alla gestione che, osserva Ruozi, “si è clamorosamente sviluppato nei tempi recenti incontrando un successo probabilmente insperato”. Affascinante, infine, la conclusione cui giunge l’autore, che accenna a un possibile parallelo tra i valori della finanza islamica e la ricerca di nuovi principi con cui riedificare la finanza globale.

Bancaria, rifondata nel 1949 su un’esperienza che risale al 1920, da 60 anni dibatte sulle dinamiche del sistema bancario e finanziario nazionale e internazionale. Ospita articoli e contributi relativi a temi di banking and finance, politica economica, diritto, fiscalità, storia dell’economia e del pensiero economico. Il mensile ha anche un sito online, raggiungibile al link www.bancaria.it.

Ragionare sulla crisi: su Bancaria si snoda il dibattito, dalle nuove regole alle vie d’uscita fino al confronto con il crack del 1929 ultima modifica: 2009-10-21T18:05:29+00:00 da Flavio Meloni

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